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Il consumatore britannico mazziato per lealtà

É opinione condivisa che la lealtà sia una qualità preziosa, perché rafforza l’amicizia, l’etica del lavoro e, in generale, tramite la fiducia reciproca, la coesione sociale. Errore: almeno a giudicare da ciò che accade da tempo in misura crescente nel Regno Unito, dove i consumatori leali si trovano a pagare conti esorbitanti per i servizi che ricevono, fino a dieci volte tanto le tariffe iniziali. Da tempo l’associazione di difesa dei consumatori Citizens Advice, si batte perché venga messo fine a quella che definiscono una vera e propria truffa (“rip-off”), che costerebbe alla gente circa 4 miliardi di sterline l’anno (4,5 miliardi di euro) oltre il dovuto. A farne le spese sono peraltro i più deboli e sprovveduti, come gli anziani e le classi più indifese con scarso accesso a internet.

Chiunque viva nel Regno Unito è perfettamente al corrente di quanto succede. Se uno non fa nulla e lascia che le polizze assicurative o i contratti con le utilities si rinnovino da sè, le tariffe magicamente iniziano a lievitare anno dopo anno tramite il fenomeno che va sotto il nome di “price walking”, ossia  prezzi che camminano da soli. Con l’andare del tempo dunque, chi resta leale al proprio prestatore di servizi si trova a pagare prezzi assai più alti dei nuovi arrivati. Costoro si vedono offrire sconti sui primi contratti per essere accalappiati. Il tutto a spese dei vecchi utenti, che pagando  tariffe crescenti sovvenzionano i nuovi arrivati. In seguito alle crescenti lamentele contro questa pratica scorretta, che vige peraltro da anni, e dopo vari studi sul settore,  la FCA,  Financial Conduit Authority, che vigila sul buon andamento dei mercati, ha annunciato che, a partire dal primo gennaio del 2022, le società di assicurazioni non potranno rinnovare le polizze esistenti a un prezzo più elevato di quello offerto alla nuova clientela. La decisione si applica alle polizze vita e auto e dovrebbe portare a un risparmio per i consumatori di circa 4 miliardi di sterline su 10 anni, ma secondo Citizen Advice dovrebbe essere esteso a tutti i servizi, dai mutui ipotecari, alle bollette di gas, acqua ed elettricità.

La flessibilità dei prezzi di mercato è certamente una buona cosa, ma l’andazzo degli ultimi anni ha creato una situazione da giungla darwiniana, che premia i più accorti, veloci e scafati a scapito di chi è sprovveduto o ha i riflessi lenti perché anziano o finanziariamente impreparato. Per stare sulla cresta dell’onda di questo gioco uno deve infatti fare continuamente “price shopping” per trarre il massimo vantaggio offerto dal mercato. Il che di per sè non è un male se tutti competessimo alle stesse condizioni. Il fatto è che chi paga di più si trova a farlo perché non è o non riesce a tenersi al corrente di questo folle gioco delle promozioni che può essere reso ottimale se uno passa il tempo online a fare soltanto quello e farlo con la competenza necessaria. Dato che non tutti possono o vogliono vivere in stato di continua allerta, aumentando lo stress di una vita già sempre più complessa, si creano inevitabilmente delle ingiustizie.

Questa forma di competizione asimmetrica da parte dei consumatori mi spinge ad allargare il ragionamento sull’approccio anglosassone transazionale rispetto a quello relazionale dell’Europa continentale. Il primo promuove l’efficienza, la professionalità ma anche l’impersonalità, la slealtà, l’egoismo e il cinismo, in una crescente accelerazione e mercificazione dei rapporti sociali, mentre il secondo, se spinto all’estremo, può portare al primato dell’amicizia sul merito, con paternalismo, protezionismo, immobilismo sociale e sfiducia nel futuro. Un tema molto interessante che necessita di uno spazio molto più ampio di questo breve blog.