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Londra come l’ONU, secondo Dennis Skinner

Dennis Skinner e’ un noto deputato della sinistra laburista. Puro e duro. Durante gli anni del Blairismo galoppante, non ha mancato di opporsi al proprio partito, prendendo in giro la versione New Labour. Durante gli anni di Blair e Brown si è opposto strenuamente alla guerra in Iraq, ha criticato duramente le leggi liberticide quando il Governo  cercò di estendere il fermo di polizia senza processo a 90 giorni. E si oppose accanitamente al rinnovo del sistema nucleare sottomarino Trident. Insomma, un vero socialista vecchio stile, con simpatie repubblicane, pronto a criticare la Monarchia non appena ne ha l’occasione ancora oggi alla tenera età di 82 anni. Leggendario per le sue battute al fulmicotone, Skinner non si è smentito poco dopo l’elezione di Mark Reckless dell’Ukip, il partito di destra xenofoba che vuole l’uscita del Regno Unito dalla UE, vincitore alle supplettive di Rochester in Kent, giovedi scorso.

Fresco di nomina e in occasione dell’insediamento alla Camera dei Comuni, Reckless è stato fatto oggetto di una delle leggendarie bordate di Skinner. Reckless, durante la campagna elettorale, per ottenere il seggio conquistato con ampia maggioranza, aveva suggerito che, nel caso il Regno Unito uscisse dall’Unione Europea, tutti i cittadini Ue residenti sarebbero stati abilitati a rimanere nel Paese solo per un periodo transitorio, in vista di una valutazione finale: conferma della residenza o rimpatrio. Socialista fino in fondo con tinte internazionaliste, Skinner non ci ha visto più e ha preso la parola dando a Reckless dello xenofobo e decantando le qualità del cosmopolitismo: < Ho un bypass al cuore degno delle Nazioni Unite – ha gridato Skinner avanzando al centro della Camera, gesticolando con l’aria del vecchio combattente – mi ha curato un cardiologo siriano, mi ha operato un chirurgo malese, affiancato da un dottore olandese e da un assistente nigeriano >. Mai esempio fu più puntuale e concreto dei vantaggi dell’immigrazione. Fa specie che dovesse venire da un vecchio socialista, letteralmente col cuore in mano.