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Si raffredda il mattone londinese

Il boom immobiliare inglese si è arenato. Dieci anni di crescita ininterrotta, noncurante della crisi finanziaria degli ultimi sei anni, stanno volgendo al termine. Da mesi gli scambi si stanno facendo sempre più rarefatti. Si vive ormai in un clima di attesa, in primis le elezioni del maggio del prossimo anno. Per la prima volta da 4 anni i prezzi delle case della capitale hanno mostrato visibili segni di assestamento, se non di cedimento. In settembre secondo il Royal Institute of Chartered Surveyors (RICS) il saldo netto tra le osservazioni relative al calo dei prezzi rispetto agli aumenti è stato dell’8%. Peraltro è ormai da 5 mesi che nella capitale il trend negativo si sta manifestando con un calo delle richieste di acquisto. Un trend che non si vedeva dall’aprile del 2012.

Tutti convengono nel prevedere che il prossimo anno sarà caratterizzato da una stasi. Secondo il RICS nel 2015 la crescita dei prezzi medi nel Regno Unito dovrebbe essere del 2,1% mentre nella capitale dovrebbe ristagnare attorno all’1% . Il boom londinese ha raggiunto insomma un livello di saturazione, dato che il livello estremamente elevato dei prezzi ha scoraggiato i nuovi compratori, che optano per i sobborghi della capitale o restano in affitto in attesa di tempi migliori. La casa media costa ormai 186mila sterline, pari a 5 volte i redditi medi di un lavoratore a tempo pieno. rispetto a 4,7 nel 2013. Secondo gli esperti il trend favorevole agli affitti rispetto agli acquisti dovrebbe aumentare di 1,2 milioni il numero delle persone che pagano una pigione a quota 6 milioni.

Secondo la società di agenti immobiliari Savills i prezzi in zone centrali della capitale, come Kensington o Mayfair, dovrebbero addirittura scendere dello 0,5% nel 2015. Si vive insomma in un clima di attesa. I fattori frenanti, oltre al livello ormai inavvicinabile dei valori immobiliari, sono numerosi e vanno dal giro di vite sui mutui, che hanno ormai un tetto di erogazione a 4,5 volte i redditi annui, oltre a controlli sempre più serrati sul grado di solvibilità dei compratori, alla cosiddetta Mansion Tax la tassa che i laburisti vogliono imporre sugli immobili dal valore superiore ai 2 milioni di sterline in caso vincessero le elezioni. Una tassa che, secondo un recente sondaggio del Financial Times, avrebbe l’appoggio del 65% della popolazione, che manifesta crescenti segni di insofferenza verso le misure di austerità e vuole che i ricchi paghino di più. La tassa, che è semplicemente una patrimoniale,  coinvolgerebbe circa 110mila immobili, di cui oltre 80mila a Londra, ma rischia di rivelarsi ingiusta, dato che in molte zone centrali della capitale che sono levitate in questi anni, pensionati o professionisti con redditi limitati si trovano ora a vivere in abitazioni sopravvalutate che non possono permettersi di sostenere. I laburisti hanno detto di essere pronti a introdurre pagamenti differiti al momento della vendita della casa per chi prova di non avere redditi sufficienti. Ma è un fatto che ciò sta creando una distorsione che comprime sotto i 2 milioni i valori che si situano fino a 2,3/2,4 milioni per evitare da un lato la tassa di bollo del 7% per gli stabili superiori ai 2 milioni (5% al di sotto) e dall’altro una patrimoniale annua continuativa. Risultato: tutto è in stallo e in attesa. E per vari mesi non si muoverà foglia. Secondo Savills, dato che, sul fondo, gli immobili esistenti sono sempre inferiori alla domanda di abitazioni, non appena la situazione sarà chiarita sul piano normativo, dal 2016 i prezzi dovrebbero ripartire. Ma il condizionale è d’obbligo, i tempi di crisi come questi. Per ora una fatto è certo: gli anni d’oro del mattone londinese sembrano ormai acqua passata.