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Quando Parigi si inchina a Londra

Fino a una quindicina di anni fa, quando mi intrattenevo con gli amici francesi che abitavano Londra, per quanto apprezzassero il rinnovato dinamismo mostrato dalla capitale britannica, immancabilmente chiudevano il discorso tessendo le lodi di Parigi e mettendo in chiaro che prima o poi sarebbero tornati a stare nella capitale francese, dove la qualità della vita era molto migliore di quella della rivale britannica. Dieci anni fa, complice il boom economico della capitale britannica, il vento ha iniziato a cambiare decisamente e la fede dei miei amici nella madre patria ha cominciato a vacillare. Da circa 5 anni e, specialmente dopo l’arrivo di Francois Hollande al Governo, i francesi hanno iniziato a votare coi piedi trasferendosi in massa nella capitale britannica.

Boris Johnson, sindaco di Londra, non ha mancato di punzecchiare i cugini d’Oltre Manica ripetendo più volte che è ormai anche il primo cittadino  della sesta città francese che si cela nella pancia della capitale britannica. Fare i conti sui flussi di immigrazione è sempre un esercizio difficile, dato che all’interno della UE c’e’ la libera circolazione delle persone e dei capitali e molti non si registrano al consolato. Ma, secondo calcoli spannometrici , i cittadini francesi che vivono a Londra sarebbero tra 300 e 400mila, un numero quasi doppio degli italiani, se per i nostri connazionali teniamo per buona la stima di poco più di 200mila. I francesi che sono venuti a Londra ricalcano lo schema dei nostri compatrioti: sempre più gente benestante che si sente vessata da un sistema fiscale troppo punitivo si sposta armi e bagagli e si aggiunge ai professionisti che sono qui da una quindicina d’anni e lavorano nella City. Ma anche tantissimi giovani desiderosi di creare start-up o business che l’invadente burocrazia francese imprigiona tra mille lacci e laccioli legali. A cui si aggiungono i giovani delle classi basse che, stanchi di penare per trovare lavoro in Francia, tentano l’avventura a Londra.

Oggi, con mia grande sorpresa, non  solo non sento più gli amici francesi difendere d’ufficio la loro capitale decantandone i pregi, ma scorgo una crescente amarezza nei confronti dello scarso dinamismo di Parigi e di ammirazione per l’energia e la voglia di vivere che sprigiona Londra. Molti ormai vivono qui da anni e non fanno mistero di non avere più intenzione di tornare a casa, almeno nelle attuali condizioni politiche e sociali. Londra non è dunque solo una valvola di sfogo di decine di migliaia di italiani che voltano le spalle a un Paese ingessato con un’economia stagnante e che cercano migliore fortuna, ma anche dei francesi che storicamente si sentivano superiori ai loro dirimpettai del Canale. Per non parlare degli spagnoli. Insomma da anni non siamo più soli.

Per dare un’idea di quanto i francesi abbiano ormai accettato la superiorità della capitale britannica basta rilevare che il settimanale economico Challenges ha fatto l’ultima copertina dal titolo Plus belle la vie a Londres, con un servizio speciale in cui ha intervistato numerosi francesi che decantano la vita e il lavoro nella capitale britannica. Il magazine sfodera anche statistiche interessanti, che rivelano come il dinamismo di Londra sia ormai assai superiore: disoccupazione dl 6,6% rispetto all’8,1% di Parigi, pil londinese di 276 miliardi di euro contro i 191 di Parigi, popolazione di 8,4 milioni contro 6,7 milioni e tasso di crescita annuale della capitale britannica nell’ultimo decennio al 3,3%  rispetto a un magro 1,9% di Parigi. I francesi si sono ormai rassegnati a cedere l’onore delle armi agli inglesi. Che ormai non hanno più nulla da invidiare alla Ville des Lumieres né sul fronte della ristorazione, né del design, architettura, né della moda e joie de vivre, grazie a una crescente legione multietnica di creativi che sfornano prodotti e idee all’avanguardia.

Detto tutto questo, voglio rilevare due cose. Prima: Parigi resta una città ancora impareggiabile su vari fronti, dalla sua bellezza monumentale alla raffinatezza della vita, ai cui apici gli inglesi non sono ancora giunti. Inoltre, guardando le cose con maggiore distacco, è un po’ infantile parlare di rivalità tra le due capitali, mettendola in termini di competizione sportiva. Il fatto è che tra Londra, Parigi Bruxelles e Amsterdam sta nascendo a Nord-Ovest dell’Europa un polo sempre più complementare in cui circolano persone, capitali e idee. Chissà, forse stiamo assistendo a un cambiamento epocale.. Un fatto è certo: di questa galassia Londra è ormai al centro e potrebbe rimanerci per molti anni.