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La (in)felicità in salsa anglosassone

Specchio, specchio delle mie brame, chi è il piu felice del Reame? La commissione incaricata da David Cameron di scoprire quali elementi immateriali rendono la società più felice ha partorito un primo topolino: chi è sposato con figli è mediamente più felice di chi non ha figli o è single o, peggio, divorziato. La discendenza dà infatti un senso alla vita. La commissione, i cui studi costano al contribuente un paio di milioni di sterline l'anno, ha scoperto l'acqua calda, dato che altri studi precedenti sono giunti alla stessa conclusione. Che peraltro, come tutti gli studi sociologici, non ha conclusioni valide per tutti. Per i pragmatici è un esercizio futile e costoso. Va però detto che l'intento è nobile, specie alla luce di questa crisi finanziaria che si è alimentata a detta di molti da un eccesso di avidità e materialismo. Molti libri sul tema sono usciti di recente. Uno dei più famosi è Affluenza di Oliver James, a cui ha fatto seguito dello stesso autore The Selfish Capitalist. Secondo James all'origine di ogni male sta il capitalismo ipercompetitivo anglosassone che porta a un crescente divario tra ricchi e poveri, vincitori e vinti , a un trionfo del materialismo e dell'egoismo sulla solidarietà sociale. Dati alla mano James sostiene che la percentuale della popolazione emotivamente stressata (stati di ansietà, depressione, rabbia, impulsività aggressività) tocca il 26% negli Usa. Dalla parte opposta dello spettro sta l'Italia con il Giappne, la Spagna e la Germania con una media del 5%.  Il Belgio è attorno al 12% mentre stranamente la Francia sale al 17%. Complessivamente il mondo anglosassone (Usa, Uk, Canada, Nuova Zelanda) segna una media del 23%. L'Europa continentale col suo modello solidale è assai più in pace con se stessa. Conclusione dell'autore: il capitalismo anglosassone darwiniano, spinto da egoismo e selezione eccessiva crea una società arrabbiata e depressa. In altre parole infelice. Il divario tra ricchi e poveri, peraltro, conta ma non è essenziale. In Italia e' assai piu alto che in Belgio Olanda, Canada,  Spagna, Nuova Zelanda e Francia ma gli Italiani sono assai meno stressati. Lo stress, che secondo James è certamente una costante tra i poveri, la cui vita è segnata dall'incertezza e precarietà è però un concetto relativo. In una società ipercompetitiva, tesa sempre al raggiungimento di obiettivi è infatti difficile trovare il Nirvana della pace dei sensi. James, che per certi versi è un neoromantico e atttinge a sociologi come  Erich Fromm (quello del famoso libro Avere o Essere) sostiene che i valori materiali sottostanti al modello anglosassone lo hanno portato alla frutta. Anche perchè cerca sempre più giustificazioni deterministe legate alla genetica per motivarsi. Il che, secondo James, oltre a confinare con nuove forme di razzismo, non sul colore della pelle ma sul modello vincente/perdente, non ha basi scientifiche. L'ambiente ha ancora una forte capacità di plasmare l'individuo e buone politiche sociali e una buona educazione portano a una società migliore. Ma sta veramente tutta la infelicità nel desiderio di "avere" a tutta la felicità nel perseguimento di un indefinito "essere"? Ai marxisti, che sono sempre stati per la teoria ambientale e non genetica, James fa un poco l'occhiolino. Va ricordato però che la teoria marxista ha fatto danni devastanti nella ricerca dell'uomo nuovo a cui insegnare a vivere. Ora siamo all'eccesso opposto, con la legge della giungla giunta al capolinea nelle sue espressioni eccessive. In mezzo sta Cameron, che cerca di smussare con il pannicello della ricerca della felicità. A spese dello Stato e del contribuente…