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Per Londra un budget di consolazione

Cosa può fare un ministro delle Finanze quando non ha più un soldo in cassa, siede su una montagna di debito da contenere per tenere una tripla A minacciata ormai da 2 agenzie di rating su tre, mentre le prospettive di crescita per quest'anno sono al meglio a zero? Può solo fare delle contorsioni, con piccoli spostamenti e annunci differiti che possano dare la direzione di marcia del Paese. A differenza dell'Italia, infatti Londra le liberalizzazioni le ha già in atto da un ventennio, il mercato del lavoro è flessibile e l'economia resta apertissima al mondo. Ma la crescita non arriva. Che fare? Il cancelliere George Osborne ha annunciatonella finanziaria di mercoledì due misure di rilancio: il taglio dell'aliquota massima sui redditi individuali da 50% al 45% per i redditi supoeriori alle 150 mila sterline annue e un forte taglio alle tasse aziendali, con una progressione nel prossimo biennio dal 26% attuale al 24% al 22% rispettivamente. Non senza rasentare il patetico ha inoltre salutato un investimento nella ricerca della farmnaceutica  GlaxoSmithkline da 500 milioni di sterline che non sarà peraltro pronto fino al 2020, come pure non si stanca di tessere lodi sperticate e finire in televisione non appena qualcuno crea qualche centinaio di posti di lavoro. La macchina dell'immagine procede a tutta forza per dare l'idea che il Paese resta sempre il posto migliore in Europa per attrarre investimenti (e lo è) ma nella sostanza i maggiori partnere commerciali europei si trascinano nel ristagno quando non nella recessione come noi italiani, l'industria finanziaria non cresce ed eroga pochi crediti e non si vedono all'orizzonte nuovi settori economici alternativi che possano prendere il testimone della crescita. Il settore dell'energia alternativa ha nutrito troppe illusioni ed è stato ridimensionato nelle aspettative, informatica e internet continuano a crescere ma non a sufficienza e il settore dei servizi serve appunto chi consuma solo laddove ha i soldi per consumare. La finanza dopo una forte contrazione si è stabilizzata ma al meglio ristagna. L'edilizia procede ma a macchia di leoopardo e, specie nella capitale, la massima parte dei grattacieli in costruzione e il villaggio olimpico sono ormai storia passata. La differenza con l'Italia resta a mio avviso il mercato del lavoro in netto favore dei giovani: a 22 anni chi si è laureato inizia a lavorare e nel giro di pochi anni ha sufficiente esperienza per lanciarsi in nuove avventure quando i coetanei italiani sono ancora precari o in attesa di vedere il primo vero stipendio. Il Regno Unito e la capitale in particolare hanno una demografia favorevole rispetto a tutti gli altri Paesi europei  e questo può continuare a garantire forze fresche e entusiaste di darsi da fare. La svalutazione reale della sterlina sull'euro di circa il 25% fa sì che il costo del lavoro per unità prodotta sia altrettanto più basso rispetto al nostro Paese o a Francia e Spagna. Non è poco: sono vantaggi che prima o poi si faranno sentire. Ma anche a Londra come a Milano o a Parigi il cammino da fare per uscire dalla crisi è lungo. Questione ancora di qualche anno…

  • marco niada |

    Non ho detto che in GB le liberalizzazioni non siano servite a niente o abbiano dato pessimi risultati. Quindi non c’e’ da dedurre molto su questo fronte. Se non che la leva delle liberalizzazioni che in Italia servirebbe a smuovere una società’ sclerotica e stratificata che penalizza i giovani, in Gran Bretagna e’ già’ stata utilizzata e dunque hanno uno strumento in meno a disposizione per rilanciare l’economia.

  • rosa |

    “A differenza dell’Italia, infatti Londra le liberalizzazioni le ha già in atto da un ventennio…” con pessimi risultati a quanto Lei afferma. Inferire, pertanto, dall’esperienza UK che le liberalizzazioni con la crescita non c’entrano un cavolo, è illogico?

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