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Per gli inglesi il 2011 sarà l’anno della povertà

C'è poco da fare: il 2011 si preannuncia per gli inglesi uno degli anni peggiori dal dopoguerra sul fronte dei consumi. Il cocktail micidiale composto dai rincari della benzina, dall'aumento dell'Iva dal 17,5% al 20%, dal probabile aumento dei tassi e con esso dei mutui ipotecari, dal calo dei salari reali, dai tagli a decine di migliaia di posti di lavoro di dipendenti pubblici, unito a una crescita stentata, di poco superiore all'1% non preannuncia nulla di buono. Gli inglesi, che hanno visto erodere il loro potere d'acquisto al ritmo piu' rapido degli ultimi 60 anni, saranno costretti ad astenersi dai consumi, considerando che sono gravati da 1500 miliardi di sterline di debito privato pari al 150% dei redditi famigliari. Una vera montagna di danaro preso a prestito che, ancora del 2000, era pari "solo" al 100% dei redditi ma che nei 7 anni successivi è aumentata del 50%.

Risultato: astinenza, astinenza e risparmio per ripagare il danaro preso a prestito in modo efferato. Il che vuol dire consumi ridotti al minimo. Dopo i fallimenti dei grandi magazzini Woolworth e Zavvi nel biennio della recessione, ora è stato il turno della catena di vini Oddbins a entrare in amministrazione controllata. In generale per i grandi magazzini i tempi sono grami. Dai dati relativi alle vendite al dettaglio e' emerso che in marzo queste hanno subito una contrazione dell'1,9% su base annua, il peggiore risultato dal 1995, ossia da quando si tengono statistiche in materia. Se si esclude l'apertura di nuovi negozi il calo si trasforma addirittura in un crollo del 3,5%. La gente non ha semplicemente più soldi. Questa volta, infatti, è arrivato il conto da pagare dopo che, nel biennio di crisi nera 2008-9, il Governo aveva attutito l'impatto tagliando drasticamente i tassi d'interesse, l'Iva e iniettato una montagna di liquidità nel sistema. Ora l'effetto del massiccio anestetico somministrato all'economia sta iniziando a svanire. E i dolori a farsi sentire. Stretti in una morsa, lentamente, gli inglesi devono adattarsi a un tenore di vita assai inferiore non solo agli anni della bolla ma allo stesso biennio della crisi drogata. Malgrado la Banca d'Inghilterra abbia finora tenuto duro – evitando nuovi rincari al costo del danaro (attualmente allo 0,5%) che potrebbero avere un effetto devastante sulla capacità della gente di rimborsare i mutui - l'inflazione ha già pensato a erodere ricchezza alla popolazione. E ciò partendo dal basso: non parliamo infatti dell'auto o della pelliccia piuttosto che del bel vestito a cui dover rinunciare. I risparmi iniziano infatti a essere fatti sui generi di prima necessità, alimentari in testa.  Poco da scherzare: quando si è in tali condizioni la parola più adeguata è.. povertà.

  • firewolf0 |

    Non e’ cosi’ drammatico, l’Iva aumenta del 2,5 % ma l’Iva sui generi di prima necessita’ (cibo) e’ 0.
    Per il resto Woolworth era un business marginale, la parte deil leone la fanno Mark & Spencer , Harrod ect
    saluti da londra

  • Paolo S |

    Il debito pubblico cresce più di quanto cresca l’economia, questo accade quando si vive al di sopra delle proprie possibilità e si spende più di quanto è possibile vale a dire che si aumentano le spese in rapporto al Pil.

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