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Big Society: l’uovo di Colombo di Cameron per tempi di crisi

Ho sempre voluto sperare che la Big Society del premier britannico David Cameron fosse un nuovo interessante esperimento sociale per uscire dalla crisi economica che attanaglia l'Occidente. Purtroppo piu' il tempo passa piu' mi pare una trovata pubblicitaria per confortare gli inglesi in tempi di crisi. La conferma mi e' giunta da un recente trafiletto del Corriere, che rende conto dell'entusiasmo di Cameron per l'Italia come Paese in cui la Big Society ha gia' cittadinanza in virtu' del forte senso della famiglia, della solidarieta' tra cittadini e dalla forte componente di volontariato che esiste dalle nostre parti. Tutto il contrario della Gran Bretagna che, sotto la Thatcher e per certi versi anche Blair e Brown, ha subito la trasformazione da societa' di individualisti a societa' di egoisti. Insomma, il mondo anglosassone secondo Cameron, su questo fronte dovrebbe fare ammenda e guardare al solidarismo di noi latini.


  La Thatcher aveva esortato ognuno a liberare i propri spiriti animali per ravvivare l'istinto imprenditoriale del Paese, scrollando di dosso due decenni di pigro egualitarismo laburista. Il New Labour di Blair e Brown non ha intaccato questa struttura aggressiva e competitiva e si e' limitato a creare una rete di protezione per i deboli assecondando la crescita di  una societa' di indebitati, per permettere illusoriamente alle classi medie e basse di partecipare al banchetto degli anni della bolla finanziaria. Ora Cameron denuncia giustamente la grande illusione dicendo che, oltre a non poter contrarre altri debiti, i cittadini britannici non potranno fare conto sulla forte spesa pubblica degli anni passati. Insomma, come fare le nozze con i fichi secchi? Ecco l'idea della Big Society, che invita ognuno a lanciare il cuore oltre l'ostacolo e operare altruisticamente per la comunta' tramite Onlus, associazioni volontarie gettando alle ortiche lo Stato Pesante e pervasivo dei laburisti. A me pare una pia illusione e mi stupisce che l'idea venga dai Conservatori, che sono sempre stati un partito realista al limite del cinismo, disincantato sulle debolezze della natura umana. Come pensare che gli individualisti inglesi, una volta autosufficienti ma dignitosi e con forte senso civico, oggi resi egoisti da 30 anni di thatcherismo e blairismo rinuncino d'un colpo a sussidi Statali e al ricorso alle carte di credito che permettevano loro di fare una vita piacevole? Significherebbe chiedere alla gente di forzare la propria natura, di fare sacrifici doppi dato che, oltre a non ricevere piu' aiuti dallo Stato, ora dovranno dare alla comunita' facendo leva su solidarismo e volontariato. Mi pare un'impresa assai ambiziosa. Considerando che vari centri studi e think tank hanno messo in guardia Cameron dal fatto che e' un'impresa quasi impossibile quella di tagliare la spesa pubblica di un quarto da un lato e sperare dall'altro che la buona volonta' della gente e qualche piccolo sussidio dato a enti caritatevoli compia il miracolo di trasformare la societa' inglese. Insomma, mi sembra un'altra grande illusione come il ricorso al debito degli anni laburisti. Un placebo della mente somministrato per rendere meno duri gli effetti di questa crisi.

  • Daniele Meloni |

    I laburisti sostengono che sia solo un’operazione di facciata per far meglio digerire i tanti tagli che il governo ha fatto – e farà in futuro – nel pubblico. Difficile dare loro torto: di spin se ne intendono, eccome.

  • Marco Colombo |

    Siccome non ha convinto i Britons ha pensato bene di mandare il giovanissimo Lord Wei in trasferta …
    http://www.fondazioneroma.it/documenti/Programma_3.pdf
    http://www.ilfoglio.it/soloqui/7919
    Se non l’avessi visto al TG1 non ci avrei creduto
    Marco Colombo

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