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La protesta degli studenti a Londra: un fuoco di paglia o l’inizio di un incendio?

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Scene così a Londra non se ne vedevano forse da 30 anni. Un corteo di 50 mila studenti che protestava, prima di tutto. Ma, specialmente, degli atti di violenza che ci hanno rimandato ai "casseurs" francesi del maggio '68. Una dozzina di feriti, di cui metà poliziotti, il quartier generale del partito conservatori a Millbank saccheggiato, un'estintore il cui volo dal terrazzo dell'alto edificio avrebbe potuto causare una tragedia se fosse caduto pochi centimetri più in là sulla testa dei poliziotti. Questi, peraltro, in poche decine si sono trovati a difendere l'edificio dalla furia di centinaia di giovani scalmanati. La solita frangia di esagitati pericolosi, hanno detto alcuni, quella dei black block che fanno capolino a ogni incontro dell'alta finanza internazionale. Anarchici nichlisti, che non hanno nulla da perdere. Un gruppo uscito di controllo anche perchè la polizia, convinta che si sarebbe trattato di una manifestazione pacifica, aveva dispiegato in tutto meno di 300 agenti. Insomma, sarebbe stata la solita sceneggiata, questa volta in versione assai violenta, che, come un fuoco di paglia, puntualmente si spegne in breve tempo. Sarò pessimista, ma credo che le manifestazioni di mercoledì scorso siano state invece il sintomo di un malessere più profondo, che potrebbe sfociare in un periodo di instabilità sociale in un Paese che per oltre 30 anni ha vissuto più o meno agevolmente sotto l'ala della Pax Thatcheriana.


Il primo sintomo di malessere è giunto infatti l'indomani delle manifestazioni da parte di numerosi professori e studenti che, interrogati dai media, hanno solidarizzato con una protesta che è servita "a dare una lezione", al Governo per dirgli che si è messo sulla strada sbagliata. Il raddoppio da 3mila a 6mila sterline l'anno, con possibilità di raggiungere 9mila (11 mila euro), delle tasse universitarie è stato visto infatti dagli studenti come un nuovo macigno caricato sulle loro spalle in vista di una vita già grama. Una generazione figlia di genitori indebitati che si indebita ulteriormente in un contesto di crisi economica di un Occidente in declino si trova ovviamente in un forte stato di disagio, con la prospettiva di vedersi derubare del proprio futuro. Nel mondo anglosassone, peraltro, l'Università la pagano raramente papà e mamma e l'aumento delle tasse a carico dei giovani  è stato visto come una pugnalata alla schiena. D'altra parte c'è il rischio che il disagio degli studenti si saldi con i dipendenti del settore pubblico, destinato a subire il taglio di almeno mezzo milione di posti di lavoro per permettere al Paese di rientrare dal maggiore debito statale dei tempi di pace. Una miscela esplosiva, dunque, che metterà duramente alla prova il Governo di coalizione conservatore-liberaldemocratico. Considerando che, entrambi i partiti avevano promesso di non toccare le tasse universitarie. Invece, preso dalla furia dei tagli, il Governo non ha risparmiato alcuna categoria. Valeva la pena di colpire i giovani e mancare a una promessa compiendo un atto dall'alto significato simbolico negativo per un pugno di sterline che entreranno nelle casse dell'erario? E' vero che in tutto il mondo l'Università è in crisi e a corto di fondi e, a meno che non si appoggino a ricche fondazioni private, gli atenei stentano sempre più ad andare avanti. Ma per gli studenti inglesi il richiamo alla realtà è stato traumatico. Sembrano lontane anni luce le dichiarazioni dei Governi Blair e Brown che promettevano di mandare all'università oltre il 50% dei giovani in età. Una pia illusione, destinata a scoppiare come tante altre bolle create negli ultimi dieci anni di laburismo edonista.