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La noia? A Londra non esiste

La situazione economica britannica non è certo rosea e, per certi versi, gli inglesi sono messi peggio di noi. Sommersi da un mare di debiti, non sanno se e quando riusciranno a tornare a una vita normale dopo un decennio da cicale, finanziato dalla moltiplicazione delle carte di credito sfornate a generose condizioni. Eppure, malgrado tutto, nella capitale britannica si continua a respirare un dinamismo ignoto alle altre capitali e città dell'Europa continentale. Per prendere a prestito vocaboli dalla lingua inglese, Londra resta vibrant, full of hype, thriving, continua insomma a essere una fucina di novità. Mantiene sempre un vantaggio sulle altre capitali in termini di creatività e sforna, come mi diceva un giornalista che lavora per un'agenzia di stampa, circa il 50% delle notizie di cronaca rosa estera di tutta Europa. Merito della bontà dei media inglesi che riescono sempre a vendere delle curiosità, ma merito anche di una città che riesce sempre a innovare e a essere originale. Se nel resto dell'Europa la vita in questi anni di crisi pare muoversi immota con un ciclo circolare, a Londra si ha sempre l'impressione di un movimento lineare teso verso il futuro e la novità. Ma è proprio vero o è una beata illusione?


  Londra, come New York, ha fatto da traino in Occidente in questi ultimi dieci anni sull'onda delle novità della società dell'informazione, anche in virtù del forte vantaggio dato dalla lingua inglese, parlata da oltre un miliardo di persone. Un bacino enorme di individui, in gran parte connessi alla rete, che seguono un vivace dibattito globale e condiviso nel modo delle idee, siano esse politiche, economiche, sociali, culturali o semplicemente di costume.  Per non parlare di musica e cinema. A Londra e New York succede sempre qualcosa degna di essere registrata. Ma  mentre la grande città americana è un polo distante per gli Europei, Londra è qualcosa di palpabile e facilmente raggiungibile, dove gli Europei afflitti dalla crisi economica possono interagire, ricevendo numerosi stimoli che mancano a casa loro. Il motivo, a mio avviso, è semplice: il mondo anglo-sassone privilegia le eccellenze, sia nell'economia e finanza sia nella cultura, mentre l'Europa continentale privilegia la solidarietà. La realtà anglo-sassone crea situazioni interessanti e sforna idee, ma spacca la società tra chi intraprende e crea e chi resta indietro. Gli sfavoriti, particolarmente ora che il Governo Cameron ha deciso forti tagli al welfare, sono destinati a soffrire enormemente, mentre il resto dell'Europa, privilegiando la solidarietà, mantiene in vita una società più noiosa che si trascina in avanti penosamente ma cerca di evitare di lasciare indietro gli sfortunati. Passando all'Italia in particolare, sempre più parlo con giovani che fanno a Londra i mestieri più disparati, dal barista al cameriere, passando per il commesso o il piccolo imprenditore, che hanno lasciato il nostro Paese perchè si annoiavano e pensano che in Italia, al di là del buon mangiare, del buon clima, della moda e della splendida Natura che il buon Dio ci ha graziosamente elargito,  non capiti nulla. Persino il dibattito pro o contro Berlusconi che ha stimolato tanti negli ultimi anni è visto ormai con sufficienza e fastidio come parte di una filastrocca stantia che si recita ogni giorno. Al di là dei demeriti dell'attuale Governo, che getta gli oppositori nella disperazione senza peraltro riuscire a rianimare sul fronte opposto gli spiriti animali del Paese, i giovani emigrati hanno lamentele ben più sostanziose. Si guardano infatti attorno nei rispettivi Paesi e città e non trovano lavoro, vedono persone senza idee che difendono le loro posizioni, ascoltano nei bar discussioni misere e inarticolate, assistono in Tv a liti senza fine e senza senso, vedono in azione le forze più regressive e, soprattutto, si rendono conto di essere in un Paese in cui comandano i vecchi. A Londra, come nel resto della Gran Bretagna, esiste una fascia bassa della società che vive di sussidi ed è per molti versi peggio delle nostre classi più sfavorite che devono ingegnarsi, dato che non usufruiscono di un Welfare State a tappeto come da queste parti. Ma in Occidente, soprattutto, si vive anche di spirito, l'ingrediente principale per trovare la motivazione per tornare in pista. E questo a Londra non manca. La noia è l'anticamera della depressione.

  • marco |

    Auguri Claudio e ricordati che se riuscirai e’ perche’ Londra per quanto non piu’ come prima tiene ancora aperte le porte agli stranieri che hanno voglia di fare.

  • Claudio |

    Questa estate, dopo esserci stato per 4 volte come turista, prenderò l’aereo in direzione Londra per rimanerci almeno 2-3 mesi; ho voglia di fare un’esperienza di vita, voglia di mettermi in gioco, voglia di dimostrare chi sono e la scelta è caduta non casualmente su Londra.
    In italia stiamo vivendo una geriatrizzazione del potere senza precedenti, giovani laureati brillanti e con energia vengono messi alla porta con motivazioni più o meno risibili, non c’è innovazione, non c’è cultura con la C maiuscola e per me che studio economia e finanza, mi rendo conto che sotto il punto di vista della cultura finanziaria siamo davvero indietro. E’ aberrante parlare con ragazzi, miei coetanei, freshi dottori o laureandi in economia, i quali non sanno un accidente di finanza, mercati ed economia in generale; per loro anche solo leggere il sole 24 ore è un’impresa ardua.
    Ben venga allora la cultura dell’eccellenza, la cultura del più fai e più sarai premiato, la cultura del più sai e più strada farai; ma potrei anche dire, semplicemente, ben venga la Cultura!
    Nel mio piccolo, a breve andrò a Londra perchè voglio mettermi in gioco in una realtà, per l’appunto “vibrant, full of hype, thriving”; conosco le regole del gioco, posso vincere ma potrò anche perdere, ma con la consapevolezza di averci provato.
    A Londra potrò mettermi in gioco, in Italia no.

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