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Lo stretto legame tra finanza e democrazia

Senza una democrazia avanzata un sistema finanziario avanzato non può esistere. La finanza si basa sulla fiducia nel prossimo e questa può essere rafforzata solo dove c’è certezza della legge, dove l’individuo può esprimersi al meglio, dove l’iniziativa individuale viene rispettata e protetta, dove regnano il merito e la trasparenza, dove nessuno assume posizioni monopolistiche e dove i media hanno un forte potere di controllo. Paradossalmente, la crisi finanziaria che stiamo attraversando è stata causata da un eccesso di fiducia. E quando la fiducia è eccessiva c’è irresponsabilità. Ora i Governi sono chiamati a imporre nuove regole. Ma è un gioco di fragili equilibri.

Come ha detto il Governatore della Banca d’Inghilterra Mervyn King < è finita l’età dell’innocenza, quella in cui le banche si prestavano senza garanzie a tre mesi e oltre >. Le banche si prestavano spensieratamente senza garanzie. Le banche prestavano spensieratamente agli individui. Nel mondo anglosassone i mutui immobiliari venivano contratti sulla parola, senza neppure darsi la pena di verificare se il debitore avesse un reddito sufficiente. Tanto il mercato immobiliare saliva sempre. Le banche rincorrevano la gente, offrendo nuove carte di credito. Durante la bolla di internet, le aziende che spuntavano come i funghi prendevano soldi fornendo dei piani di business scritti sul retro di una busta. Tutto sulla fiducia. I responsabili delle grandi banche si fidavano dei responsabili di divisioni che operavano in strumenti astrusi. Regolarmente qualche trader come Nick Leeson alla Barings o Jerome Kerviel di Société Générale ci marciava, lanciandosi in manovre spericolate e scavando crateri nei conti degli istituti per cui lavoravano. La banca incassava il colpo, ma tutto andava avanti come se nulla fosse, dal momento che il sistema pareva assorbire tutto. I top manager ai vertici delle grandi istituzioni finanziarie si erano deresponsabilizzati a loro volta, cullandosi nell’illusione che tutto fosse sostenibile. Intanto l’eccesso di fiducia che aveva portato a un totale allentamento dei controlli. Un eccesso di democrazia e fiducia ha portato a una leggerezza insostenibile. Ora la gente ce l’ha con i banchieri che si sono arricchiti smodatamente e in molti casi in malafede. Ma ciò è vero solo a metà dato che anche essi ci hanno rimesso in reputazione e in solido perdendo buona parte del loro patrimonio. Il fatto è che c’è stata una festa di irresponsabilità collettiva che ha fatto comodo a tutti e da cui moltissimi hanno tratto profitto in un illusorio benessere costruito sui debiti. Ma cosa è il debito se non una fiducia dell’individuo nel futuro in cui si impegna a ripagare? Ora si torna all’amara realtà, più poveri, con un ruolo dello Stato inevitabilmente più pesante, con un’economia in recessione, con pulsioni protezionistiche e sullo sfondo il rischio di un rigurgito del nazionalismo. I critici  attaccano la finanza, difendono i sani valori dell’industria se non quelli della sana vita campestre. Davanti a tanti eccessi non hanno torto. Ma non devono dimenticare che nelle economie agricole la vita era una galera e non c’era libertà, che in quelle industriali dei vecchi tempi le imprese erano caserme e la libertà era minima e lentamente si sono democratizzate grazie all’interazione con la finanza, le società quotate e il controllo degli azionisti sul management all’interno di Paesi in cui la democrazia funzionava. La finanza moltiplica le opportunità di iniziativa offrendo crediti o capitali, altrimenti va avanti solo chi già i soldi li ha sotto il cuscino o chi li ha accumulati d’un botto come oggi i Paesi produttori di materie prime, che concentrano il benessere nelle mani dei fondi Sovrani o delle oligarchie. La finanza si è alimentata di finanza gonfiandosi a dismisura. Ora torniamo a una dolorosa cura dimagrante. Ci vorranno anni per recuperare. Ma non dimentichiamo che finanza e democrazia hanno bisogno una dell’altra. I grandi centri finanziari come Londra, New York o perfino la bistrattata Svizzera hanno funzionato perchè centri di antiche democrazie che garantivano fiducia e maggiore trasparenza che altrove. Purtroppo sempre più fiducia, fino all’irresponsabilità, e sempre meno trasparenza . E’ stato comunque il migliore dei sistemi possibili. I Talibani non potranno mai dare vita a un centro finanziario. E neppure quei Paesi che si sono arricchiti senza regole o perchè sono paradisi fiscali. Le lezioni, per quanto dure, servono per correggersi. E le correzioni sono inevitabili e benvenute. Ma non spariamo zero sulla finanza in quanto tale poichè è quella costruzione della mente che ci ha permesso di entrare nei tempi moderni.