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The party is over, but not the hangover

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La festa è finita, ma gli effetti della sbornia continuano. Stiamo attraversando, secondo Charlie Bean, vice-Governatore della Banca d’Inghilterra, < la peggiore crisi finanziaria della storia dell’umanità >. Ci rendiamo conto che qualcosa di terribile sta accadendo, ma non riusciamo a prenderne le misure. Anche perchè finora pochi sono stati toccati da vicino. Nessuno ha idea di quali saranno gli effetti sull’economia reale. Tanto che le previsioni sul futuro prossimo e venturo variano da una mini-recessione di un anno, secondo gli ottimisti, a oltre un decennio di depressione secondo i pessimisti. I dati relativi alla Gran Bretagna usciti venerdì fanno temere il peggio non solo per gli inglesi, che hanno vissuto al di sopra dei propri mezzi, ma per l’economia mondiale.   

Fino a quindici giorni fa girava la convinzione, sostenuta da economisti come Jim O’Neill di Goldman Sachs, che Cina e India avrebbero retto l’impatto grazie agli enormi mercati interni, sostenendo il resto dell’economia mondiale. E’ il fenomeno noto come "decoupling", ossia di sdoppiamento delle economie su binari separati. Ora si parla di "recoupling": ci rendiamo infatti conto di quanto le due grandi economie fossero dipendenti dalle nostre. Vedere per credere il recente calo in Borsa di Hsbc, il colosso bancario britannico che finora pareva immune alla crisi grazie alla forte esposizione all’Asia e ai mercati emergenti e che ora inizia a perdere quota sulla scia della crisi in Medio ed Estremo Oriente. A Londra le cose si stanno mettendo male: perfino in centro i prezzi delle case iniziano a cedere fortemente e la gente inizia a risparmiare. Ma poiché l’occupazione tiene ancora, viviamo in un clima di sospensione surreale, con ristoranti e supermercati ancora pieni, anche se la gente è molto più attenta a spendere. Il vero shock arriverà nei prossimi mesi, quando inizieranno i licenziamenti, perchè le aziende non riusciranno più a reggere la stretta del credito e il crollo dei consumi. La gente peraltro non ha la più pallida idea di cosa possa essere una forte recessione né tantomeno una depressione, dato che l’ultima e unica dei tempi moderni è avvenuta 80 anni fa, nel 1929 e in forme difficilmente ripetibili. E’ un fatto che siamo di fronte a una crisi epocale di cui pochi paiono rendersene conto, anche perchè da tre generazioni abbiamo vissuto in un clima di crescente prosperità. Dall’America iniziano peraltro a giungere i primi segnali sinistri: Chrysler metterà per strada un quarto della forza lavoro. Altre case automobilistiche iniziano a soffrire. Sony in Giappone ha lanciato un preoccupante allarme utili. In Europa si addensano nubi tempestose. Dal numero di licenziamenti dipenderanno le nostre economie. Nessuno è ancora in grado di quantificarli. L’attesa è snervante e l’incertezza estrema.   

  • supercristian |

    Egregio Dott. Niada
    da italiano trapiantato a Londra che sono mi rendo conto di tante cose che un giornale o un TG non è in grado di spiegare.
    Lavorando a stretto contatto con il popolo inglese (NHS) e profondo osservatore delle persone che sono mi rendo conto che ancora qui non ci ha capito nulla o poco di quello che sta succedendo sopra di loro.
    Nella CITY qualcosa si è mosso ma in “maine street”, per usare una similitudine rubata al Times, ancora non hanno ben chiara la situazione anzi la sottovalutano.
    Mi corregga se sbaglio.
    Cordiali saluti
    ——————–
    Caro Cristian l’incertezza regna e nessuno sa dire ancora quanto seria sia la situazione. A volte chi pare non rendersene conto se la prende forse con più filosofia o maggiore rassegnazione

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