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I mandarini banchieri d’affari

L’ultimo della serie è stato Jonathan Powell, capo di gabinetto di Tony Blair per 10 anni, una sorta di Gianni Letta inglese. Powell, che ha condiviso tutti i segreti del Premier britannico e assieme ha delineato strategie vitali per il Paese, se ne andrà a lavorare in una posizione di vertice alla Morgan Stanley.

Alla presigiosa banca d’affari americana avrà il piacere d’incontrare un altro pezzo grosso che ha avuto un importante percorso politico come il nostro ex ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco, rientrato in Italia a guidare le attività della banca d’affari americana dopo una parentesi di un anno e mezzo a Londra come vicepresidente delle attività internazionali. Lo stesso Letta è stato di recente nominato advisor di Goldman Sachs dove terrà compagnia a Mario Monti, ex commissario europeo alla concorrenza. Per chi ha la memoria lunga, lo stesso Romano Prodi fu advisor della Goldman. Una carica che molti gli rinfacciano a tempi alterni a fini di bassa politica. Ma torniamo ai mandarini: gli alti funzionari di ministeri  che entrano nei consigli di aziende o hanno un ruolo di advisor sono tanti. La novità di Powell è che ha messo in chiaro di voler fare il lavoro a tempo pieno, andando a caccia di deal nel competitivo mondo dell’investment banking. Powell ha 51 anni e dunque non è ancora da buttare, ha fama di duro negoziatore e conosce mezzo mondo. Suo fratello maggiore, Sir Charles, è stato per anni consigliere diplomatico della Thatcher oltre a essere marito della italiana e mondanissima Carla (née Bonardi) la donna, si dice, che cambiò il look alla Lady di Ferro trasformandola da figlia di droghiere a elegante dama. I contatti, a Jonathan, esponente di una famiglia bipartisan come i Letta, dunque non mancano. E neppure il coraggio, dato che il nuovo lavoro si preannuncia impegnativo. Davanti alla prospettiva di tanta ardua impresa, Powell si potrà consolare con un precedente: quello di Mario Draghi che, fuori dal Tesoro e prima di rimpatriare camminando sulle acque per diventare Governatore di Banca d’Italia, fece anch’egli un passaggio in Goldman. Anch’egli con la chiara intenzione di lavorare a tempo pieno sui deal. Con grande successo e grande divertimento, a sentire i suoi ex colleghi alla banca d’affari Usa, dove scalò i vertici rapidamente fino a diventare membro del managing committee, la stanza dei bottoni dove si prendevano le mzaaggiori decisioni strategiche. Si sa però che Draghi è speciale, un vero tritasassi. Non a caso era noto negli ambienti come Super Mario. Tanti auguri dunque a Jonathan, di potere emulare l’illustre predecessore, tornato poi a servire lo Stato dopo una parentesi… "materialista".