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Cresce lo spettro di un’emergenza…a tutto gas

L’impennata dei prezzi del gas di questi mesi in Europa sta avendo effetti particolarmente deleteri nel Regno Unito. Al punto che il Governo ha dovuto indire ieri una riunione d’emergenza per scongiurare, nel giro di pochi giorni, una penuria delle forniture alimentari nei supermercati.  Il CO2, che è il risultato secondario della produzione dei fertilizzanti, aveva iniziato a scarseggiare a causa dello stop alla produzione in due grandi impianti inglesi,  minacciando l’industria alimentare che ne fa abbondante uso, sia per tramortire maiali e volatili prima del macello sia per conservare negli imballaggi carni e verdure. L’intera catena di produzione di carne rischiava di congestionarsi con effetti devastanti obbligando le fattorie a macellare maiali in loco e i produttori di polli a una paralisi di un ciclo che macella 35milioni di volatili alla settimana. Per non parlare dei rischi alla conservazione di verdure e carni.

Il ministro del Business Kwasi Kwarteng ha raggiunto un accordo per sovvenzionare con prestiti garantiti dallo Stato la riapertura di due grandi impianti del Paese e scongiurare una crisi di insostenibili proporzioni. Ian Wright, CEO della federazione alimenti e bevande, ha infatti messo in guardia recentemente che, nelle attuali condizioni, entro 10 giorni gli scaffali dei supermercati avrebbero iniziato irreversibilmente a svuotarsi. Una situazione inaccettabile per il Governo che già sta facendo fronte alla crisi delle forniture nei supermercati a causa della carenza di autotrasportatori e operatori agricoli provocata dalla tenaglia del Covid e della Brexit.  L’effetto sarebbe politicamente insostenibile ed elettoralmente devastante per il partito di Governo che ha peraltro portato via voti ai laburisti nelle zone tradizionalmente operaie del Paese, giocando su un’agenda popolar-nazionalista. Il problema ora si sposta però a valle. Ossia, passata l’emergenza l’industria che consuma CO2 si troverà inevitabilmente costretta a pagare ai produttori una bolletta più alta e passarla ai consumatori aumentando i prezzi tra cui quelli più sensibili dei generi alimentari. Ciò inciderà in modo particolarmente negativo sulle fasce più deboli della società che si sono viste togliere tra l’altro le sovvenzioni e gli ammortizzatori sociali di cui hanno goduto durante la crisi pandemica.

La crisi del gas-metano che serve peraltro a fare andare gli impianti che producono fertilizzanti e CO2 sta dal canto suo creando le condizioni di un’altra emergenza che andrebbe a colpire le fasce più basse della popolazione. Oltre a mandare gambe all’aria numerose società del settore. Da gennaio i prezzi di mercato del gas sono quasi triplicati (+70% soltanto in agosto) mettendo in difficoltà non solo le industrie produttrici  che non riescono a stare dietro a una domanda in forte ascesa dovuta alla ripresa economica, ma gli utilizzatori, come industria del cemento e indirettamente delle costruzioni, chimica e, appunto, alimentare, che vedono aumentare vertiginosamente i costi. Il problema è su scala europea, a causa di un insufficiente stoccaggio di gas in vista dell’inverno e di carenza di vento quest’estate che ha spostato i consumi dalle rinnovabili al gas. Inoltre la Russia ha ridotto le forniture del proprio gas, forse anche come arma di scambio per spingere sull’approvazione del progetto della pipeline Nord Stream 2 che Bruxelles non ha ancora vagliato.

La crisi del gas nel Regno Unito ha peraltro due risvolti entrambi politicamente pericolosi: il primo più immediato di una interruzione delle forniture alla popolazione, che già si troverà dal 1 ottobre con una bolletta aumentata fino al 12% per l’ultimo trimestre dell’anno.  Questo verrebbe scongiurato con prestiti ai grandi produttori. Il problema sta per i distributori che, a causa di un mercato ultra-liberalizzato rischiano ora di finire con le spalle al muro, stritolati tra aumento dei prezzi e tetto governativo alle bollette che passano alla clientela. I distributori sorti come i funghi in questi anni, si strappavano clienti in una guerra dei prezzi che ha reso il loro modello di business insostenibile. Ora, dato che il Governo non vuole sovvenzionare le società in difficoltà, avrebbe allo studio la possibilità di sostenere le aziende con le spalle larghe che sopravviveranno in modo che si accollino i clienti delle società che inevitabilmente salteranno. Recenti stime dicono che i distributori di gas potrebbero ridursi drasticamente, dagli attuali 70 a una decina. Un vero massacro. Nessuno peraltro ha ancora avanzato una stima sulle perdite di mano d’opera dato che numerosi dipendenti di queste società resteranno per strada.