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Gli onerosi doveri della monarchia britannica

Tra tutte le monarchie rimaste, quella britannica forse è a tutt’oggi la più pesante. Essendo sopravvissuta alle rivoluzioni che hanno sconvolto gli altri grandi Paesi europei, la famiglia dei Windsor è ancora potente rispetto ai re in bicicletta scandinavi o a principi e principati da operetta come Montecarlo. È vero che oggi ha poteri molto più limitati che in passato, ma va ricordato che ciò è avvenuto perché ha potuto concederli di propria iniziativa e non perché costretta. In altre parole, dopo lo shock iniziale della rivoluzione di Cromwell, il monarca di turno ha sempre salvato la pelle concedendo poteri e saltando prima di essere spinto, come è accaduto altrove, spesso con esiti cruenti. Questo spiega come mai sulle navi da guerra inglesi ci sia ancora stampigliata la sigla HM ossia Her (nel nostro caso) Majesty Ship o a precedere il nome dei ministeri come HM Treasury, Home Office ecc. La Regina gode inoltre di una prerogativa che finora non ha mai utilizzato perché a doppio taglio ma, che in caso di grave crisi politica, può rivelarsi come un’arma nucleare, ossia la facoltà di silurare a freddo il Governo di turno e dare l’incarico a un premier di proprio gradimento anche se ovviamente questo dovrà poi vedersela col Parlamento. Una mossa da compiere con grande attenzione in casi estremi, perché mette il sovrano nell’imbarazzante situazione di entrare direttamente nell’agone politico con i rischi che comporta.

La gestione della monarchia britannica implica gravi oneri. Quelli che il principe Harry e la consorte Meghan Markle hanno evidentemente giudicato insostenibili per recitare la loro parte. Troppa curiosità dei media, troppa disciplina, troppi sacrifici comportamentali. I due giovani hanno cosi deciso, provocando l’ira di casa reale, di annunciare  la decisione di voler diventare borghesi e dividere il loro tempo tra il Regno Unito e il Nordamerica per “guadagnarsi la vita” con un mestiere. Buckingham Palace ha incassato il colpo, ma ha messo in chiaro che la decisione non è definitiva ed è oggetto di discussione, come a dire che non si può lasciare casa reale, nota anche come “the firm”, ossia la ditta, con un gesto leggero e scanzonato.

Per l’ex attrice Meghan Markle quello che pareva essere inizialmente un modo di accrescere la popolarità, gestendola a modo proprio, si è rivelato una missione impossibile. La Monarchia britannica è al cuore delle istituzioni del Paese e ha un lato assai impegnativo e limitante per chi la impersona. La Regina e il Principe Filippo hanno ridotto i propri impegni soltanto da pochi anni dopo avere superato abbondantemente i 90 anni e hanno mostrato un senso del dovere e un’abnegazione fuori del comune. Ricambiando il proprio privilegio con un forte impegno a tempo pieno in casa e in giro per il mondo. Un “sacrificio” riconosciuto dalla popolazione. Il Principe Carlo, per quanto sbeffeggiato da alcune fasce di conservatori che lo considerano troppo ambientalista e malgrado l’infortunio del matrimonio con Diana, è un lavoratore indefesso e stacanovista che presiede tra l’altro decine di enti caritatevoli, oltre ai crescenti impegni pubblici che deve assumere. Chi incarna le istituzioni insomma, must behave, ossia deve sapersi comportare secondo una rigida etichetta. Un ruolo che, va detto, la moglie di William, principessa Kate, magari con poca fantasia e con arida diligenza, ha finora interpretato senza passi falsi.

Il problema della Monarchia deriva dalla sua visibilità, che, oltre a comportare ovviamente onori, impone gravi oneri. Gli illustri precedenti di chi ha faticato a rimanere costretto in questo corpetto non mancano. Il caso di Harry e Meghan ricorda quello di Edoardo VIII che addirittura abdicò nel 1936 per poter sposare e vivere con Wallis Simpson, una donna americana pluridivorziata. Una storia d’amore contraria all’etichetta reale di allora, ma fortunatamente conclusasi nel modo migliore, vista col senno di poi, dato che la coppia era sospetta di simpatie naziste e dal trono avrebbe potuto influenzare le sorti della storia europea. Poi venne Margaret, sorella di Elisabetta, intelligente e graziosa, anticonformista, che inaugurò la stagione del glamour, un’arte difficile, sullo spartiacque tra il divertimento irriverente e il comportamento regale. Un ruolo che deve mantenere l’ammirazione della gente, che ha fame di gossip, evitando la critica di abuso della propria posizione a spese del contribuente. Venne poi Diana, piena di buoni sentimenti ma allo stesso tempo ribelle e con un profilo da megastar del cinema in un mondo sempre più affamato e stordito dalle celebrities. Per approdare a Meghan, ex-attrice, emancipata, con sangue afro-americano, intelligente, abile, ma forse troppo decisa a gestire la propria immagine in rotta di collisione con le apparenze dei doveri reali.

Il problema della Monarchia, che una volta era la cuspide che sintetizzava potere, fama, glamour, stile e fascino oggi viene proprio dal mondo delle celebrities che hanno altrettanta visibilità, in virtù della fama e grande ricchezza delle superstar del cinema o degli oligarchi plurimiliardari con disponibilità quanto il pil di interi Paesi. La Monarchia britannica resta con un profilo altissimo ma non è più la vetta. Per questo, negli ultimi decenni, ha tratto sempre più linfa dal mondo dello spettacolo con cui ha sempre più bisogno di mescolarsi. Da parte sua la monarchia sta diventando un’icona commerciale che influenza i consumi di prodotti di moda indossando questo o quel vestito o accessorio. Ma questa osmosi  è pericolosa, dato che la Monarchia è un’istituzione cruciale. Di questo la Regina, che ha i piedi saldamente in terra, è perfettamente cosciente e lo ha fatto pesare in varie occasioni. Elisabetta sa benissimo quanto può essere facile perdere il rispetto del Paese. Dopo il lurido scandalo sessuale del principe Andrea, compagno di merende del pedofilo Jeffrey Epstein, che ha inferto un pesante scossone alla Casa reale, il rischio crescente è quello che la gente inizi ad aprire gli occhi e fare due conti domandandosi se valga la pena di continuare a mantenere il carrozzone dei parenti regali. Basta dare uno sguardo negli ultimi mesi alla quantità di persone che salutano dal balcone di Buckingham Palace rispetto alle sobrie foto del dopoguerra del Re con la Regina madre e le figlie. Troppi mantenuti insomma. È ormai tempo di sfoltire..