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Boris Johnson: pericoloso buffone o simpatico dittatore?

Conosco Boris Johnson da 25 anni, dai tempi in cui, entrambi giornalisti, partecipavamo alle conferenze stampa di Tony Blair a Downing Street. A fine anni ’90 ci siamo incontrati piuttosto spesso con visite alle reciproche case con le rispettive mogli. In quegli anni abbiamo anche trascorso in famiglia una breve vacanza estiva in Corsica. Nel periodo in cui è stato sindaco di Londra, tra il 2008 e il 2016, i nostri incontri si sono diradati ma abbiamo avuto occasione di incontrarci varie volte da amici comuni. In queste giorni, in cui il nuovo Premier britannico ha fatto la voce grossa chiedendo la proroga del Parlamento, sospendendo 21 deputati del partito e minacciando di tirare dritto, secondo molti illegalmente, malgrado il Parlamento abbia votato contro la possibilità di una “no deal Brexit”, la gente si sta domandando con che personaggio ha a che fare. Si tratta di un uomo pericoloso, pronto a tutto, in grado di sovvertire la secolare democrazia britannica o siamo di fronte soltanto a un Joker , un buffone spiritato, pronto a giocare una partita spericolata con Bruxelles per ottenere quello che Theresa May non era riuscita ad avere?

Se ripercorro la mia esperienza personale, devo dire che Boris appartiene piuttosto alla seconda categoria. Estremamente spiritoso, dotato di un’ottima penna, rapidissimo nelle battute e di una umanità debordante, ha la capacità unica di irradiare simpatia e conquistare qualsiasi pubblico con grande immediatezza. Praticamente ogni sua frase è una battuta e il suo humour è travolgente ed essendo spesso autoironico, dato che si presenta in modo goffo e dissociato, mette la gente a proprio agio. Non ricordo conferenza stampa a cui le sue domande ai ministri e Premier di turno non abbiano provocato fragorose risate. Anche i periodi passati insieme in privato sono stati tra i più divertenti che ricordo. Grazie all’arma della simpatia, unita a un’intelligenza acuta e una determinazione da laser, Boris si è aperto negli anni un varco non solo nella politica ma nell’immaginario della gente comune, come l’attore di una telenovela. Come sindaco di Londra si è presentato in modo aperto e liberale difendendo i diritti delle minoranze e il cosmopolitismo della capitale britannica attraendo simpatie e facendo il pieno di voti in una città il cui elettorato ha il cuore a sinistra.

L’altro aspetto del carattere di Boris è però un’ambizione sfrenata, un desiderio di primeggiare ed emergere che ha fatto sì che abbia sempre puntato ad andare più in alto, a costo di creare contraddizioni insanabili. Contraddizioni che finora è riuscito a ripianare con acrobazie verbali e una dose di simpatia che gli ha sempre permesso di essere perdonato, di godere, fin da quando faceva il matto a scuola,  di uno statuto speciale che ad altri non era concesso. La stessa conversione a 180 gradi da sindaco di una città cosmopolita a leader di un partito che è sempre più su posizioni nazionaliste e anti-immigrati (specie europei) la dice lunga. Su di lui sono ormai corsi fiumi di inchiostro, con storie e aneddoti di ogni genere e questa non mi pare la migliore sede per aggiungere altre amenità. Quello che ci interessa sapere, alla vigilia di una settimana di fuoco in cui pare che Johnson si prepari a uno show down con il Parlamento di Westminster, è fino a che punto il nuovo premier è disposto a spingersi per realizzare la Brexit a tutti i costi che ha promesso al Paese.

Dato che sul piano legale e istituzionale al momento Johnson pare finito in una buca, poichè non è in grado di indire nuove elezioni, non è in grado di scavalcare il parlamento per vie legali e non gode di una maggioranza per operare, il sospetto che si prepari a qualche prova di forza, probabilmente illegale, sta facendo suonare vari campanelli di allarme. E’ possibile che ci troveremo nelle prossime ore davanti ad altre sorprese, ma dubito che Boris voglia, prima che possa, lanciarsi in una deriva cesarista. Il suo obiettivo finora era quello di fare un grande bluff con Bruxelles, minacciando una Brexit senza alcun accordo in caso non ottenesse le concessioni a cui puntava. Su questo fronte Johnson era pronto a giocare il ruolo di un Joker scatenato, e per provare la propria determinazione (forse per mostrare che non stava bluffando) ha iniziato a comportarsi da duro prima prorogando il Parlamento per ridurre al minimo il margine di dibattito e poi sospendendo 21 colleghi tra cui vari ex ministri. La linea dura purtroppo ha avuto come effetto una reazione violenta con il Parlamento che ha votato per bloccare una Brexit no deal  spuntandogli l’arma della minaccia e poi con l’avvio di una serie di defezioni illustri nel Governo a cominciare dal fratello Jo e recentemente del ministro del welfare Amber Rudd. I due hanno fatto capire che il premier sta imboccando realmente una china pericolosa che potrebbe avere conseguenze gravi non solo sull’economia del Paese ma sul futuro delle istituzioni britanniche.

Un ultima considerazione. Boris è un uomo estremamente intelligente e dietro alla maschera di una disordinata follia, sa che può prendere rischi fino a un certo punto. Ad esempio, nel caso fantasioso in cui riuscisse a imporre con qualche stratagemma una hard Brexit si verrebbe poi a trovare con la duplice conseguenza di una grave crisi economica e un rapporto molto tormentato se non insanabile per alcuni anni con Bruxelles. Il tutto in assenza dall’altra parte di alcun accordo commerciale immediato con altri Paesi. In un mondo occidentale in cui i mal di pancia degli elettori sono dettati da piccoli peggioramenti relativi delle loro condizioni socioeconomiche, una decisione politica No deal che porterebbe almeno a un biennio di forte recessione con rischio di disordini sociali sarebbe per Boris una scelta fatalmente avventata che gli costerebbe un posto dietro alla lavagna della storia del Paese. E’ pronto Boris il piacione a giocare una carta del genere che lo metterebbe agli occhi della gente nella posizione di Boris il terribile? Già i prossimi giorni potranno dircelo.

 

  • Luca |

    Mi sorge il dubbio che nel baratro sia l Italia , più che il Regno Unito .
    Basta vedere come ci hanno scalzato dalla Libia e in un paio di mosse l Eu si e defilata dalla situazione sbarchi di migranti lasciando all italietta la patata bollente.
    STATO sovrano vuol dire stato sovrano nei fatti , non teoricamente , e se sperano che il Regno Unito diventi parte del carrozzone burocratico franco tedesco asse renano , mi sa che hanno fatto male i loro compiti.
    Non esiste solo l economia meglio liberi e soffrire 5 anni poi le cose si normalizzeranno .
    Di fame non si muore più

  • habsb |

    Due osservazioni

    1° “Si tratta di un uomo pericoloso, pronto a tutto, in grado di sovvertire la secolare democrazia britannica”

    Non crede che la “secolare democrazia britannica” sia già stata più che sovvertita, direi proprio negata, da un’assemblea di eletti che rifiuta pervicacemente da 3 anni di applicare ed eseguire la volontà popolare espressa tramite regolare referendum nazionale ?

    2° “nel caso fantasioso in cui riuscisse a imporre con qualche stratagemma una hard Brexit si verrebbe poi a trovare con la duplice conseguenza di una grave crisi economica”

    Come diceva Niels Bohr, le previsioni sono sempre difficili, specialmente quelle sul futuro. Mi chiedo quindi se è sui testi di Nostradamus che Lei ha trovato e ci annuncia con spavalda sicurezza che la ritrovata indipendenza commerciale della GB la condurrebbe fatalmente verso una “grave crisi economica”. Quando confrontiamo la situazione dei paesi “dentro” come Italia e Francia e quella dei paesi “fuori” come Svizzera e Norvegia, rimane davvero difficile credere a Lei o a Nostradamus.

  • lollo |

    troppo indulgente questo articolo,per me è un avventuriero con una smania di protagonismo e una sete di potere che sta portando il suo paese in un baratro

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