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Conti in ordine ma crescita anemica in vista della Brexit

Mentre la politica britannica è completamente nel caos, con i parlamentari che si muovono come formiche impazzite come in una commedia dei fratelli Marx,  la sfera dell’economia, a confronto, pare  un’oasi felice. I conti pubblici sono infatti sotto controllo e, se si riuscirà a trovare un accordo che eviti una hard brexit ossia un’uscita brutale dalla UE, il Governo è pronto a spendere 27 miliardi di sterline per oliare le ruote dell’economia, aiutandola nei primi passi nel mare aperto extraeuropeo. Il Cancelliere dello Scacchiere, Philip Hammond, è infatti riuscito a tenere i conti sotto controllo meglio del previsto, le entrate fiscali sono state superiori alle previsioni e il rientro dal deficit dovrebbe essere molto più rapido del previsto, con un risibile deficit di 13,5 miliardi per il 2023-24 rispetto ai 20 miliardi della previsione precedente. Secondo i più ottimisti il Governo potrebbe addirittura raggiungere il pareggio se le condizioni generali migliorassero.

Certo, la crescita non fa faville, quest’anno il pil è stato rivisto al ribasso dal 1,6% al 1,2%, il livello più basso dal 2009 anno del tracollo seguito alla crisi finanziaria del 2008. E nei 4 anni successivi dovrebbe continuare a trascinarsi con ritmi attorno al 1,5% sia a causa del rallentamento mondiale sia delle incertezze specifiche al Regno Unito. Hammond, puntando sulla carta della prudenza fiscale, mantiene infatti il freno tirato, anche se ha promesso di tenere al passo con l’inflazione la spesa sanitaria e ha destinato un poco di spiccioli alla polizia per fare fronte all’emergenza accoltellamenti che flagella le vie di Londra. In generale però, il virtuosismo fiscale, per quanto rassicurante per fare fronte ai rischi imprevisti di una Brexit dannosa, non è una grande consolazione. Negli ultimi mesi ci sono infatti stati interessanti dibattiti sull’impatto sulla sfera sociale della cura fiscale da cavallo seguita dai conservatori a partire dal 2010. Una cura che avrebbe messo in ginocchio le classi medie, fertilizzando ancora di più  il terreno dello scontento sociale che ha portato al voto favorevole alla Brexit, specie in un Nord impoverito e stremato. Ora le pecette da applicare al corpo sociale promesse da Hammond, nel caso si riuscisse a trovare un onorevole compromesso sulla Brexit, sono una magra consolazione. Lo dicono gli stessi numeri del Tesoro. Per l’economia, per quanto le cose non vadano tanto male, il meglio resta ancora alle spalle.