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La sfida temeraria (o suicida?) dei Brexiter puri e duri

L’atto finale del dramma si svolgerà tra due settimane, probabilmente il 14 febbraio. Allora vedremo veramente se il Parlamento britannico sarà in grado di arginare una “Hard” Brexit, ossia un addio brutale, senza accordo, alla UE. Quel giorno è infatti considerato l’ultima data utile per passare la necessaria legislazione in caso di accordo, per essere pronti al fatidico addio concordato del 29 marzo. Intanto, la situazione è più caotica che mai. Dopo varie contorsioni e votazioni, l’unica cosa certa è il mandato dato da Westminster due giorni fa con una piccola maggioranza di 317 a 301 a Theresa May per rinegoziare il meccanismo di frontiera morbida (back stop) con l’Irlanda, uno dei cardini dell’accordo di divorzio sanzionato al vertice UE di dicembre. Un altro voto, non vincolante, con maggioranza 318 a 310, declama a parole il desiderio del Parlamento di voler evitare una Hard Brexit. Se il secondo voto è un pio auspicio, il primo è stato colto al volo da Theresa May per darsi una nuova autorità nei confronti di Bruxelles. Il ragionamento è il seguente: se volete che io riesca a far passare l’accordo in Parlamento, dovete farmi delle concessioni sulla frontiera irlandese. La risposta di Bruxelles e di vari Paesi europei che hanno rilasciato dichiarazioni in ordine sparso è stato un secco no. Hanno messo in chiaro che tutto quello che si voleva e poteva negoziare è stato negoziato per 18 mesi e sanzionato nel vertice di dicembre. Riaprire il dossier sarebbe una mancanza di rispetto verso i 27 partner europei e una violazione dell’accordo.

Peraltro, ciò che sorprende in un Paese che è sempre stato famoso per il pragmatismo e la ragionevolezza è il velleitarismo che caratterizza la Brexit, in balia delle emozioni e di calcoli politici irresponsabili. Il famoso back stop irlandese, ad esempio, prevede che se dopo il periodo transitorio post 29 marzo (fino al 2021) non si raggiunge un accordo commerciale sui rapporti futuri, il Regno Unito resterebbe legato al mercato UE per evitare che si crei una frontiera fisica tra le due Irlande in attesa di una soluzione definitiva. Sulla necessità di una frontiera fluida tra Nord e Sud Irlanda sono d’accordo tutti, ma i Brexiter, che tengono in ostaggio il Governo May (una ottantina di Tory e una quindicina di laburisti eurofobi) vogliono che si crei una frontiera “immateriale”, ossia libera circolazione tra le due Irlande ma chiedono alla scadenza l’uscita allo stesso tempo del Regno Unito dal mercato UE. Gli oltranzisti temono infatti che Bruxelles usi il cosiddetto back stop come pretesto per tenere impigliato sine die il Regno Unito alla UE.  La UE, che deve difendere l’integrità del proprio mercato interno e fare l’interesse dell’Irlanda allo stesso tempo, non può accettare modifiche all’intesa, che ha accolto peraltro istanze poste dalla May. I Brexiter, da parte loro, sono convinti che dopo il voto parlamentare che chiede rinegoziazione del back stop la UE si troverà costretta a riaprire il dossier e fare concessioni. In queste ore va di moda il termine “who blinks first” ossia chi, posto sotto pressione come nei duelli tra cowboy, si tradisce sbattendo le ciglia per primo, facendosi impallinare dall’avversario.

Siamo evidentemente di fronte a un gioco delle parti nella dirittura finale dei negoziati. Il tutto condito da una evidente malafede. La May, in malafede, si presta a rinegoziare l’accordo da lei stessa raggiunto, recandosi a Bruxelles a fare scena per ottenere concessioni, in mancanza delle quali, avrà eventualmente la coscienza pulita nei confronti del suo partito in caso di Hard Brexit . O forse può tornare con la scusa che, davanti al no risoluto di Bruxelles, il Parlamento dovrà trovare un nuovo compromesso. I Brexiter, che per un impasto di incompetenza, leggerezza, temerarietà e odio accecante verso Bruxelles, sono in mala fede quando dicono che una Hard Brexit, tutto sommato, non è la fine del mondo e che, dopo qualche piccolo problema iniziale, tutto si risolverà. Peraltro, sono gli stessi che chiedono, allo stesso tempo, una frontiera e una non frontiera in Nord Irlanda, sperando che tale rimanga anche in caso di Hard Brexit , un’eventulità in cui una frontiera con la UE/Irlanda del Sud si creerebbe automaticamente.  Gli irriducibili, insomma, continuano a tenere il coltello per il manico tenendolo alla gola della May, convinti che Bruxelles, che ha tutto interesse a non creare una Brexit distruttiva e dannosa anche per la UE, sbatterà le ciglia per prima. Il problema è che Bruxelles, ha messo in chiaro che fino a che non saranno il Governo May e Westminster ad avere le idee chiare sarà molto difficile trovare un accordo. E il mandato alla May di trovare “altre soluzioni” alla frontiera non frontiera provvisoria-permanente che sfida qualsiasi principio logico d’identità e non contraddizione si rivela una trovata scenica che farebbe alla fine il gioco dei più irresponsabili oltranzisti, a cui un’uscita devastante dalla UE è quasi vista con una sadica soddisfazione.

  • Alessio Pinna |

    ….e quale sarebbe il motivo per il quale la brexit WTO sarebbe così devastante? Perché se scrive che sono in mala fede i brexiter che dicono che non sarebbe la fine del mondo, allora si sta affermando che SAREBBE la fine del mondo. A me, e a molti economisti, sembra invece che non cambia granchè. Le regole del WTO sono chiare, non scoppierebbero dazi all’improvviso da entrambe le parti (e del resto l’UK rimane importatore netto dalla UE), i controlli alla frontiera non sarebbero nulla di preoccupante (ne abbiamo avuti noi per decenni, ne abbiamo ancora verso altri paesi, l’UK se la caverebbe benissimo) e, infine, l’UK si risparmierebbe un solido assegno da 39 miliardi di sterline, mica spiccioli anche per un governo europeo. Se si aggiunge il lato politico, cioè la vera incompetenza e temerarietà di Bruxelles che, guidata – e non è un insulto gratuito ma la pura descrizione – da ubriaconi come Junker o leader o odiati come Macron o sulla via del ritiro come la Merkel, si ostina a rifiutarsi di dialogare nonostante l’accordo May sia naufragato “suggerendo” al contempo che l’Uk dovrebbe fare un passo indietro (che forza di persuasione!), si può ben vedere perché tutti i commentatori danno la brexit WTO come sempre più probabile. Chi può fuggire da quella gabbia di arroganti idioti che è ormai Bruxelles fa bene a farlo, poveracci siamo noi Italiani che per uscirne dovremmo pagare un conto molto più salato e ci ritroviamo quindi a dover affrontare il nuovo assetto da servi dei franco-tedeschi appena creato ad Aquisgrana.

  • Il Londinese |

    Ora è chiaro che il timore inglese è quello che, in modo tacito, l’Ulster sia fatto uscire dal regno Unito ed annesso alla Repubblica d’Irlanda con la scusa delle normative commerciali europee. Dall’altro l’Unione ha il timore, piuttosto curioso, che una frontiera aperta possa permettere il passaggio incontrollato di qualsiasi cosa. Si tratta di un timore curioso per un’Unione che ha come unico elemento unificante un liberismo sfrenato ed un capitalismo senza freni.

    In un paese normale un accordo si troverebbe in 10 minuti, ad esempio accettando il libero scambio, ma monitorandolo e sospendendolo che il volume dei traffici venisse ad acquisire volumi sospetti rispetto a quelli ante Brexit, ma lasciando libero il Regno Unito di imporre la propria legislazione: in questo modo si combinerebbero sovranità, libertà degli scambi e lotta contro i “Furbetti”. Dato che però la questione si ammanta di nazionalismo da un lato, e di paura di perdere il posto a Bruxelles dall’altro, capite che il problema si complica.

    In quest’ottica deve essere inquadrato l’intervento del presidente del Consiglio europeo Tusk , che ha detto: “Il Backstop è parte dell’accordo di uscita, e non è aperto a negoziazioni” Una bella posizione morbida seguita da Juncker e da svariati membri del parlamento europeo. In realtà pare che, senza una qualche Lobby a indicare la strada, a Bruxelles non riescano a negoziare un accordo che qualsiasi ministero degli esteri medio avrebbe concluso in una settimana….

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