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Un Labour sempre più in travaglio

La parola Labour sembra sempre più avvicinarsi all’altro significato che ha in inglese: travaglio. Un Labour come tormento, che rischia di dilaniarsi in lotte intestine, è infatti una prospettiva che potrebbe diventare una triste realtà se la vittoria all’elezione suppletiva di Oldham West and Royton lo scorso 3 dicembre portasse a una resa dei conti tra il campo dei fedelissimi di sinistra del nuovo leader Jeremy Corbyn e il drappello dei Blairiani che sempre più apertamente lo criticano.

A Oldham la vittoria laburista è stata netta. Il candidato Jim Mac Mahon ha infatti vinto a mani basse, con un vantaggio di quasi 11mila voti sul partito di ultradestra UKIP. Il vantaggio si e’ ristretto rispetto ai 15 mila voti detenuti dal precedente deputato laburista Michael Meacher, ma è sempre un gran risultato considerando che l’UKIP pareva dovesse fare strame dei rivali e invece si è dovuto accontentare di un 23% rispetto al 63% del Labour. Il cerchio magico di Corbyn si è subito affrettato a rilevare che la linea del nuovo leader, più assembleare e in contatto con le masse, stanno riconnettendo il partito con la base. Il messaggio è chiaro: Corbyn è l’uomo del futuro, che rappresenta meglio il partito e gli umori della sinistra moderna, mentre i Blariani sono ruderi del passato. Molti osservatori non hanno mancato di rilevare che Oldham potrebbe segnare uno spartiacque nella leadership di Cporbyn che, rassicurato della vittoria, si appresterebbe ora a purgare dal proprio Governo ombra la componente del centro-destra del partito.

Il voto in favore dei bombardamenti alla Siria, che ha visto 66 parlamentari laburisti votare assieme al Governo conservatore in aperta sfida a Corbyn, che si era schierato nettamente contro, ha creato una profonda ferita nel partito. Corbyn, dopo avere accarezzato l’idea d’imporre disciplina al partito, ha alla fine concesso un voto libero ai propri deputati, ma, così facendo, non ha potuto sottrarsi all’immagine di un leader debole. Un terzo del partito contro, di cui 17 membri del Governo- ombra, tra cui i ministri ombra degli Esteri, della Difesa, della Cultura, dell’Educazione, il vice-premier ombra e la presidente del partito, non sono stati un bel successo per Corbyn. La ribellione ha spinto alcuni, più o meno apertamente, a chiedere le dimissioni di Corbyn che non ha dato prova di autorità sul proprio partito davanti a una questione d’importanza così politicamente vitale.  Il voto di Oldham a questo punto ha permesso a Corbyn di tirare il fiato, provando che la sua popolarità nella base resta forte.

I pessimisti prevedono che oltre a una purga dei ribelli al Governo-ombra nel periodo natalizio, più sul lungo periodo Corbyn potrebbe operarsi per portare alla ineleggibilità di molti membri giocando sul fatto che i confini elettorali di decine di circoscrizioni verranno ridisegnati alle consultazioni del 2020 quando il numero dei Parlamentari britannici scenderà da 650 a 600. Ma pare francamente un esercizio molto di lungo periodo. Per ora Corbyn deve fare i conti con i compagni di strada eletti alle scorse elezioni. Di questi almeno la metà gli sono contro. Molti sono stati tenuti a bada con un posto nel Governo-ombra. Ma ora dopo la rivolta, la sete di vendetta potrebbe avere il sopravvento. Purgati dal Governo ombra i centristi potrebbero iniziare a dare rumorosamente fastidio nelle retrovie, ordendo continui complotti. Non è una prospettiva rosea.