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Carlo, principe coraggioso o rompiscatole?

In un Paese in cui, letteralmente, regna l’ossequio dei media nei confronti della monarchia, c’è un’importante eccezione. Per Carlo, Principe di Galles, erede al trono, esiste infatti licenza di beffeggio, una luce verde per la rivincita crassa del popolino nei confronti di ciò che incarna di negativo la casa reale. Carlo viene dipinto come l’uomo che parla alle piante, che litiga con gli architetti in nome di un conservatorismo anacronistico, un uomo che non ha i piedi per terra, un debole che si è sposato, per volere della nonna, con una donna, Diana, che non amava, per ridursi a un rapporto clandestino con Camilla, oggi sua compagna ufficiale. Per i repubblicani, Carlo sarebbe insomma la quintessenza di quanto di inutile e costoso per i contribuenti  rappresenti oggi una ingombrante monarchia come quella britannica.

Il caso più recente è dei giorni scorsi. The Guardian, giornale di simpatie repubblicane, ha ottenuto dopo una battaglia legale durata anni, il diritto di pubblicare uno scambio di lettere che Carlo ha avuto con Tony Blair e membri del suo Governo tra il settembre del 2004 e il marzo 2005. Il tribunale non ha accettato di dare pubblicità a tutto, ma a una campionatura significativa di 27 lettere per un periodo appunto limitato. Immediatamente, i giornali più crudeli hanno titolato sulla missiva più stupida: quella che perorava la causa del difesa del Toothfish, una specie di merluzzo della Patagonia che permette la sopravvivenza all’Albatross, il grande uccello marino. Una nuova occasione per bollare il principe come uomo stravagante. Ma, a guardare bene altri argomenti,  emerge a mio avviso un uomo coraggioso, al limite del rompiscatole, con il Governo di turno. Le lettere, battezzate dai media black spider memos per la loro introduzione vergata da Carlo con una stilografica nera, esprimono preoccupazione per il continuo utilizzo in Iraq e Afghanistan degli elicotteri Lynx non adatti per il clima caldo di quei Paesi e ne chiede la rapida sostituzione. Un mese dopo Blair accetta di farne una priorità. Carlo si pronuncia a favore di una mattanza regolata dei tassi in alcune regioni del Paese per limitare una forma di tubercolosi bovina che viene trasmessa da questi animali da tana. Chiede di non revocare i sussidi ai pastori di montagna, sostiene un sostegno alle medicine alternative a base di erbe, difende l’area storica di Smithfields vicino alla City, dove una volta c’era il mercato della carne, da piani di sviluppo immobiliari che avrebbero deturpato l’area.

I monarchi britannici si guardano bene dal parlare di politica. Carlo si è tenuto fedele alla regola, ma non ha potuto astenersi dal trattare temi generali come ambiente e architettura e difesa (dato che ha un grado onorifico di generale) su cui si esprime spesso in pubblico. Ho assistito ad alcuni di questi discorsi e posso garantire che Carlo perora le sue cause in modo eloquente e appassionato. In un Paese in, cui fino a non molto tempo fa, andava per la maggiore l’industrializzazione spinta del processo alimentare, Carlo è stato un difensore della qualità  della vita. Un inconscio sostenitore dello slow food e slow life, che testimonia peraltro  con le proprie fattorie del Duchy of Cornwall, che sfornano prodotti naturali e sostenibili  con grande successo, dato che l’azienda è più che florida. Che c’è di ridicolo in tutto ciò? Forse è un poco ingenuo e fumoso sulle medicine alternative, che tali devono restare a completamento dei progressi indubbi della medicina ufficiale. Ma non rifiutati in blocco come prova peraltro l’accettazione di alcune pratiche dalla parte più progressista della medicina ufficiale.

Conosco persone che lavorano per il Principe, che ha un’agenda fittissima, con circa 600 impegni all’anno, e tutti possono garantire che è un lavoratore indefesso, appassionato delle tante cause che sostiene come patrono. Oltre a partecipare a eventi ufficiali, in cui ha preso il posto della madre che a quasi novant’anni inizia a dare segni di affaticamento. Buon pittore dilettante, Carlo è un uomo pieno di interessi e idee che, sul fronte dell’alimentazione e dell’ambiente, sono avanti rispetto al sentire comune dei Governi britannici. Sensibile, raffinato e colto (forse uno dei pochi sovrani dell’isola nell’arco di un millennio) Carlo sta antipatico a una lobby virtuale e trasversale che raccoglie gli amanti del trash food, gli adoratori del metodo scientifico come unica visione della medicina, i cementatori e palazzinari britannici che tirano su grattacieli come funghi, gli amanti dei centri commerciali che uccidono i centri storici delle cittadine inglesi. Insomma, tutto ciò a cui noi  italiani teniamo e a cui buona parte dei britannici dà peso poco o nullo. Carlo è diventato alla fine un personaggio scomodo con una visione del mondo che non è concessa a un monarca. Sua madre incarna esattamente l’opposto, con un atteggiamento professionalmente asettico. Per quanto mi riguarda trovo che Carlo, che ancora attende di succedere alla madre alla tenera eta’ di 66 anni, ha speso bene il proprio tempo. Gli auguro di scrivere ancora decine di lettere ai Governi di turno. Male non può fare e se serve a destare le coscienze che sia benvenuto.

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