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Sempre più cara e meno dolce la casa inglese

Nei 21 anni che abito a Londra non mi è mai capitato di assistere a un grido di allarme così serio sul mercato immobiliare da parte del Governatore della Banca d'Inghilterra. E' capitato oggi in un'intervista a SkyTV in cui Mark Carney ha messo in chiaro che < il maggior rischio per la stabilità finanziaria e dunque la durata della fase di espansione in atto, sta nel mercato immobiliare >. Che propone Carney per gettare acqua su un mercato fortemente surriscaldato, che, ogni mese che passa, oltre a illudere pericolosamente i proprietari di immobili, accresce le chances di una brusca correzione e dunque di una forte delusione? Carney ha messo in chiaro che il problema principale sta nella mancanza di nuovi immobili, come da tempo scriviamo su questo blog. Il Governatore ha paragonato il Canada, suo Paese d'origine, che con 35milioni di abitanti costruisce 200mila case all'anno, con la Gran Bretagna che con 63 milioni ne costruisce 113mila, con un rapporto pari a uno a quattro. Dato che la Banca centrale non è una società di costruzioni, ha solo due strumenti a disposizione per calmierare il mercato. Uno è fare pressione sul Governo perché renda meno generoso l'attuale schema help to buy che permette a ogni residente in GB in cerca di prima casa di comprare per un valore fino a 600mila sterline (750mila euro) con un deposito del 5%. Si parla ora di una proposta in gestazione che ponga un tetto a 300/400 mila sterline. Il secondo è  imporre alle banche criteri più stringenti all'erogazione dei prestiti ipotecari che sono tornati in molti casi a raggiungere 4 volte il reddito annuo del richiedente. L'opzione estrema sarebbe quella di imporre un tetto ai mutui, in proporzione ai valori delle case. 

C'è peraltro un'ultima soluzione, apparentemente la più ragionevole dato che l'economia britannica sta crescendo al ritmo del 3% annuo: quella di alzare i tassi di interesse dall'attuale pavimento dello 0,5% che dura dal marzo del 2009. Ma su questo fronte Carney non ci sente, perché sa che rischia di mettere per strada molte famiglie che non sarebbero capaci di rimborsare i mutui a tasso variabile, creando le condizioni per una nuova recessione. E ciò perché questa ripresa è ancora lungi dall' avere inciso in modo deciso sul mercato del lavoro. Restano infatti ancora 1,5 milioni di persone che lavorano part time e moltissime altre sotto-occupate. Carney, secondo vari osservatori, non avrebbe dunque intenzione di alzare i tassi almeno fino alle elezioni politiche del maggio 2015, dato che vuole essere certo che la ripresa sia veramente consolidata. Cosa che resta effettivamente ancora da provare, come abbiamo visto dai recenti chiari di luna in Europa continentale dove è d'un tratto tornato il pessimismo. Ma un'economia debole con un mercato immobiliare incandescente non è una situazione sostenibile.

E' un fatto che il mercato immobiliare britannico, in particolare auello di Londra sta diventando insostenibile per la gente comune e in mancanza di un rallentamento pilotato, il rischio di una forte correzione sta aumentando ogni mese che passa.