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Agli immigrati italiani in Gran Bretagna il primato in onestà

Per quanti considerano gli Italiani un popolo incline a delinquere, corrotto e mafioso, ecco a voi un interessante spunto di riflessione che fa giustizia di tanti luoghi comuni. Almeno per quanto riguarda l'estero, o meglio la popolazione italiana in Gran Bretagna.  Secondo una rielaborazione di Accademia Apulia UK sulle statistiche del Governo inglese , http://www.accademiapulia.org/it/news/multiculturalism-and-criminality.html gli italiani in Gran Bretagna si rivelano infatti un modello di cittadinanza non solo nei confronti degli immigrati extra-comunitari ma di tutti gli altri Paesi europei. Provare per credere.

Le buone notizie vengono da dati peraltro molto recenti, relativi al 2013, anno in cui, secondo stime del nostro Consolato di Londra, la popolazione italiana in Gran Bretagna ha raggiunto il mezzo milione di persone, quasi quanto la popolazione di Genova. Secondo i dati, lo scorso anno, gli italiani condannati e incarcerati per atti criminali in Inghilterra e Gales (la Scozia ha un regime giuridico diverso) sono stati 60. La cifra si confronta con un numero superiore di tedeschi e spagnoli (una settantina a testa rispettivamente), francesi (un centinaio), lituani (circa 500) irlandesi (oltre 700) e polacchi (oltre 800). Non solo: a giudicare dalle incarcerazioni la delinquenza italiana è perfino in calo. E in calo sensibile lo è nelle tre categorie in cui i nostri connazionali hanno commesso più crimini: contro la persona (14), per droga (13) e a sfondo sessuale (9). Le statistiche sfatano peraltro un altro luogo comune relativo al fatto che gli italiani sono ladri e imbroglioni. I crimini economici (furto, frodi e rapine) in totale lo scorso anno hanno portato a poco più di una dozzina di condanne a pene detentive..

Italiani modello dunque? Le statistiche non dicono tutto. Molti possono averla fatta franca perché astuti e non si sono fatti pizzicare. Ma ciò vale in buona misura anche per i cittadini di altri Paesi.  Se date un occhio alle statistiche generali del dipartimento della Giustizia https://www.justice.gov.uk/statistics/criminal-justice/criminal-justice-statistics potete peraltro notare che su una popolazione di circa 60milioni di persone tra Inghilterra e Galles le persone condannate a pene detentive nel 2012 sono state 97.500, rispetto a 102.300 dell'anno precedente e a 111.500 dieci anni prima (2002). Tutto il Regno Unito mostra dunque un trend di sensibile calo. Ciò che mi interessa di dimostrare però è che per quanto in miglioramento sul totale della popolazione inglese e gallese circa l'1,6 per mille è stato condannato a pene detentive  mentre nel caso della comunità italiana si scende a 1,2 per diecimila…..Comunque la mettiamo, considerando tutti i margini statistici di errore possibili, la differenza è così eclatante da permetterci di affermare che gli immigrati italiani in Gran Bretagna si comportano in modo quasi irreprensibile….

Il che ci porta a un'altra considerazione: chi emigra, per dinamismo, spirito di iniziativa e volontà di affermarsi, è la parte migliore della popolazione. In un mondo globale con mercati aperti per la circolazione delle persone, specie all'interno della UE, non possiamo certo sbarrare la strada all'esodo di gente onesta e con voglia di fare. Peraltro l'immigrazione è un fenomeno a doppio senso. Per questo è importante che l'Italia si dimostri più attraente a propria volta con l'immigrazione straniera. Non tutti saranno lindi e puliti ma sono certo che a guardare le statistiche tanta gente è onesta e ha voglia di lavorare e porta un contributo importante all'economia del Paese.

Per quanto riguarda la Gran Bretagna, dove soffia un vento anti immigrati e anti europeo, secondo un recentissimo libro di Hugo Dixon, The In/Out Question: Why Britain should stay in the EU and fight to make it better   http://amzn.to/1j3c5hO gli immigrati, in particolare gli europei , sono un importante contributo all'economia britannica e sono tutt'altro che parassiti. All'interno della popolazione inattiva (pensionati, studenti, casalinghi) costituiscono solo il 30% del totale contro la media nazionale del 43% dei britannici. Inoltre il 32% di quelli che arrivano hanno diplomi universitari contro il 21% dei britannici, hanno un'eta media di 34 anni rispetto ai 41 dei britannici. Ciò che conta più di tutto è che pagano 9 miliardi di sterline in più in tasse rispetto a quanto ricevono in sicurezza sociale e benefici di ogni genere. E ciò si confronta con un deficit di 624 miliardi di sterline del resto della popolazione britannica…

 

  • Michele Guerra |

    Rispondo ad Agata.
    Molto probabilmente prevale il principio di ‘conformity’. L’italiano e’ condizionato dal clima lavorativo e civile che lo circonda. Nel Regno Unito se non marci secondo le regole predisposte dai datori di lavoro sei fuori in cinque minuti. E se fossi arrestato, non ci sarebbe amico che potrebbe tirarti fuori dal sistema giudiziario.

  • Agata |

    Molto interessante. Ma si potrebbe anche ipotizzare che questi migranti italiani forse in Patria sono meno cittadini modello di quanto lo siano all’estero. Speriamo che il rispetto delle regole diveniti un abitudine anche quando tornano in Italia.

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