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Quell’effetto simpatia che Renzi ha trasmesso a Londra

La politica non è una pratica per cuori teneri e tantomeno lo è la triste scienza dell'economia. La politica si basa su interessi da difendere e da promuovere mentre, nel caso della City, gli investitori badano soltanto al portafoglio. Tutti sono coscienti del fatto che Matteo Renzi è atteso all'esame dei fatti e che ha ancora molto da provare. Eppure, la visita del nuovo presidente del consiglio italiano nella capitale britannica conclusa ieri può essere considerata un successo. L'effetto simpatia che ha provocato tra i media e il mondo della politica e delle istituzioni finanziarie britanniche è indubbio. Tutti sono stati impressed . Impressionati è la parola chiave della settimana. Renzi è giovane e finalmente permette un'identificazione anagrafica tra la classe politica italiana e quella inglese, che vede nel neo premier un rappresentante della propria generazione. Renzi ha passione, parla chiaro e ha una visione strategica e non tattica del futuro del proprio Paese. Se è vero che la City è la capitale mondiale dei contabili, è anche vero che agli inglesi piace il coraggio e la capacità di scommettere. Renzi ha provato di avere entrambe in quantità. L'immagine del politico italiano paludato, anziano, cinico, incomprensibile e con mille peli sulla lingua, dato che rappresenta un coacervo di compromessi e mediazioni che non gli permettono di sbilanciarsi, è parso per due giorni un affare del passato. Berlusconi è stato l'unico politico italiano su questo fronte capace di esprimere decisionismo, ma non è mai andato giù agli inglesi per il groviglio di conflitti d'interesse e furbizie che rappresentava e soprattutto per la netta impressione che ha dato agli inglesi di non servire l'interesse del proprio Paese.

Certo, il premier italiano deve ancora provare di avere truppe al proprio seguito e di essere in grado di trasmettere quello shock necessario per ridare dinamismo all'Italia. La sua impazienza, che in politica non è una qualità, è stata per una volta condivisa con simpatia dai britannici che vedono nell'Italia un Paese alle corde, incapace di reagire. Per una volta hanno trovato qualcuno nella stanza dei bottoni a Roma che ha dato chiari segnali di cambiamento. Qualcuno che va lodato non fosse per avere esternato il proprio desiderio di cambiare. Per quanto contabili e interessati, bottegai e calcolatori gli inglesi sono raramente cinici e fatalisti e vogliono sempre soluzioni positive. Matteo Renzi ha portato un'aria di positività che ha permesso un'apertura di credito nel nostro Paese. 

Sui grandi temi politici il senso di moderata comprensione che il nostro premier ha voluto trasmettere nei confronti dell'euroscetticimso britannico è stato accolto come un gesto di buona volontà e di collaborazione nei confronti di Londra. Anche se gli inglesi non potranno mai attendersi che l'Italia sostenga il loro desiderio di rimpatriare poteri da Bruxeles. Se tanto però bastasse per dare il via a riforme che permettano a Londra di passare al proprio elettorato la sensazione di un'Europa che ascolta le esigenze della gente comune e si rende piu' snella e competitiva l'Italia avrebbe raggiunto un importante risultato nel proprio semestre che inizierà nella seconda metà dell'anno. Infine, se Renzi potesse provare di avere avviato soprattutto in casa propria una stagione di riforme di stile blairiano, volte soprattutto al mercato del lavoro e al rilancio della competitività, è assai probabile che gli investitori internazionali domiciliati nella City si decidano ad aprire un importante credito all'Italia. D'altronde il loro lavoro è quello di fare soldi scommettendo su un trend. Se la scommessa di Renzi riuscisse, riuscirebbe anche la loro. Per questo il giovane premier italiano sta attraversando una fortunata luna di miele con gli inglesi.  

  • londoner |

    il Tony Blair de no’ antri direbbero a Roma …il tony Blair dei Poveri direbbero nel resto del paese

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