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E’ inarrestabile l’esodo degli italiani a Londra

Giunto alla fine del proprio mandato, Uberto Vanni d'Archirafi, Console Generale d'Italia a Londra, ha ottenuto una soddisfazione che nessun predecessore si è potuto permettere: quella di aver visto crescere la propria circoscrizione consolare al punto di diventare la prima del mondo. Ufficialmente il primato spetta ancora a Buenos Aires, ma a giudicare dalla dinamica dell'esodo degli italiani che fioccano nel Regno Unito a ranghi sempre più ingrossati, il "sorpasso" è ormai alle porte. Tanto è vero che il nostro consolato si è attrezzato per reggere le nuove dimensioni  lasciando l'elegante sede di Eaton Place nel quartiere di Belgravia per occupare in un futuro ormai vicino una nuova sede di dimensioni doppie nella vibrante Farringdon, a un passo dalla City.  

Secondo i dati ufficiali fornitimi da Sarah Eti Castellani, Console Reggente che ha preso il timone della sede consolare in attesa del successore di Vanni d'Archirafi, gli italiani iscritti all'Albo dei residenti all'estero (AIRE) erano circa 202mila nel 2012. Da un poco di tempo peraltro su Londra confluiscono le circoscrizioni di Bedford e Manchester (80mila persone) che hanno ingrossato le fila della circoscrizione sotto l'ombrello dell'ufficio della capitale. La Scozia resta invece sempre una regione amministrata a parte sotto il consolato generale di Edimburgo. Per cui, il totale degli iscritti all'AIRE per tutto il Regno Unito sfiorava nel 2012 circa 220mila persone. Uso il verbo al passato perchè tale cifra è ormai agilmente superata, considerando il forte aumento dei flussi di nuovi iscritti, che dall'inizio dell'anno procedono al ritmo di 1500 persone al mese di cui solo una su 4 da ascrivere a nuovi nati in GB e le altre 3 nuovi venuti. Peraltro, come mi fa notare l'efficiente e cortese signora Castellani, tanti italiani restano fuori dall'Albo per ragioni che vanno dall'ignoranza, alla pigrizia, passando per il mal riposto timore di perdere privilegi. E' dunque plausibile ipotizzare che il totale dei nostri connazionali nel Regno Unito abbia ormai raggiunto complessivamente la soglia di 400mila persone, quanto l'intero comune di Bologna. Londra-città soltanto (Greater London) contava ufficialmente 72mila iscritti lo scorso anno. Tra nuovi arrivi e persone non registrate, che più facilmente abitano nella capitale rispetto al resto del Paese, un buon calcolo "spannometrico" mi permette di avanzare per gli italiani residenti nella capitale britannica una cifra di circa 150mila persone. Più della popolazione del comune di Ferrara.

A scorrere i tabulati del nostro Consolato, ciò che più mi colpisce, oltre all'accelerazione dell'esodo dei nostri connazionali nel Regno Unito, è la qualità della gente che lascia il nostro Paese. Una vera fuga di cervelli che mette alle spalle un Paese considerato ingrato e tenta la fortuna anche non più in giovanissima età. Tantissimi sono i laureati, molti possiedono un master o un dottorato,  molti sono professionisti e non pochi si trasferiscono con l'intera famiglia portando i figli a studiare in Gran Bretagna. Se qualcuno aveva bisogno di una controprova del quadro di sfiducia che impera in Italia ecco un ottimo esempio che viene da un crescente flusso di esodati volontari in terra straniera. Dei 202mila iscritti all'AIRE nel 2012 ben il 45% risiede peraltro in Gran Bretagna da soli dieci anni. Il che conferma che a partire dall'inizio degli anni 2000 c'è stata una vera e propria corsa al di là della Manica.  Dal 2006 al 2012 la popolazione iscritta all'AIRE a Londra-città è balzata da 44mila a 72mila persone. Oggi il dato ha superato facilmente le 75mila. Sempre dai dati 2012 relativi questa volta a tutta la Gran Bretagna emerge peraltro che chi oltrepassa la Manica non è soltanto il meridionale che fugge da  una regione dove non c'è tradizionalmente lavoro, ma anche il settentrionale. Se è infatti vero che,  del totale, i campani sono circa 38mila, i pugliesi 11mila e i siciliani 24mila, e' anche vero che i Lombardi sono quasi 21mila, i veneti 14mila, gli emiliani 12mila e i laziali ben 23mila. 

Dal trend che emerge scorrendo i tabulati l'emorragia di cervelli e di persone professionalmente di qualità è destinato ad aumentare. Come sono destinate a crescere le delusioni. Londra e più ancora il Regno Unito in generale non hanno una capacità di assorbimento infinita e già iniziano casi di italiani che, dopo una serie di tentativi di ricerca di lavoro, sono costretti a mollare il mazzo. Insomma, cresce il rischio che un giorno si scopra che anche l'accogliente e cosmopolita Londra si saturi. La barca si sta riempiendo..

  • Giannicola Bonora |

    Volevo aggiungere un aspetto di cui pochi parlano.
    Una percentuale di immigrati extracomunitari italiani che non so quantificare ma che mi appare in continua crescita appena ottiene la cittadinanza italiana si precipita per lo più in Inghilerra, Francia, Germania, a secondo del Paese di provenienza.
    Credo che questo sia il motivo per cui l’iter della concessione della cittadinanza in Italia si sta incredibilmente prolungando, e sta ormai toccando i 5 anni (più i 10 di attesa ovviamente…)
    In effetti rischiamo di perdere i lavoratori più efficienti e integrati aumentando la proporzione di lavoratori appena arrivati e senza qualificazione, dal momento che la nostra capacità di attrarre lavoro qualificato è molto prossima allo zero.

  • Erminia Rossi |

    “Giunto alla fine del mandato, Vanni d’Archirafi, Console Generale d’Italia a Londra”
    Ovvio che non e’ stata la simpatia di d’Archirafi ad attrarre gli italiani a Londra.

  • Marco |

    Ciao Iva,
    infatti è quello che ho fatto. Piuttosto che dover elemosinare appuntamenti con un sistema elettronico che ti costringe a stare sveglio perché solo alle 11 di sera si sbloccano i pochi appuntamenti disponibili per le successive 12 settimane ho richiesto ed ottenuto la cittadinanza UK: in un mese e 2 giorni dalla domanda mi hanno dato la cittadinanza ed in un paio di settimane anche il passaporto.
    Marco

  • Iva |

    The service in the embassy is horrible, slow, mentally depressive and CAOTIC, the staff seem not to know what they’re doing and seem not to have qualifications to be working there, no wonder why there’s more and more Italians applying for the British Passport!!! Shameful!!! and Sad!!!!!!

  • michela |

    direttamente da Portsmouth, andante verso Newbury.
    sono “un cervello in fuga”…per così dire. e nella mia professione non vedo vie di carriera in Italia. al massimo me ne andrò in un paese più soleggiato, ma di tornare in Italia, a fare la commessa o la centralinista a nero, senza possibilità di carriera, non se ne parla.
    D’altronde è sempre stato così, le emigrazioni aiutano anche chi è in patria a poter far gioco-forza sul mercato del lavoro… ben presto saranno le aziende a pregare i ben pochi lavoratori rimasti.
    però attenzione, la qualità che vedo a Londra è ancora bassa. Senza una base d’inglese non si va da nessuna parte. A Portsmouth invece, non essendo Londra, devo dire che vengono tutti Leonardiani o Dottorandi…
    L’AIRE l’AIRE… quando forse il consolato comincerà a lavorare e non a poltrire tutto il giorno e rubarsi i soldi dallo Stato Italiano, forse ce ne saranno anche di più. Conosco gente che ci prova e trova la casella mail piena e gli torna indietro, e gente che aspetta mesi e mesi. Io per ora non so ancora che fine farò. Voglio sentirmi ancora italiana. Un giorno, quando avrò perso tutte le speranze, mi ci iscriverò.

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