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Cameron cavalca l’austerità a lancia in resta

Cambiare il corso rigoroso della politica economica britannica significherebbe "ritornare nell'abisso". David Cameron ha messo in chiaro senza mezzi termini di non avere alcuna intenzione di fare marcia indietro sulla politica di austerità. Il premier britannico ha voluto sostenere pubblicamente il proprio ministro delle Finanze, il Cancelliere George Osborne, che è sempre più bersaglio di critiche per non volere deflettere da una linea che secondo molti sta strangolando l'economia del Paese: vari economisti sono infatti convinti che siamo alle soglie di una terza recessione dato che c'è un rischio molto elevato che anche il trimestre in corso, dopo l'ultimo dello scorso anno, si saldi con una crescita negativa.

Cameron si trova di fronte al dilemma che lacera tutti i leader europei. L'austerità non crea crescita e alimenta l'impopolarità. Dopo cinque anni di crisi economica anche gli inglesi hanno perso la loro flemma e iniziano a brontolare sonoramente. La flessibilità del mercato del lavoro non basta infatti più e la disoccupazione giovanile è in continuo aumento, anche a Londra dove ha raggiunto il 25% dei giovani tra i 16 e i 24 anni. Oltre ad essere attaccato continuamente dai laburisti secondo i quali è necessario ridare ossigeno alla domanda il premier britannico è continuo oggetto di pressioni da parte degli alleati liberaldemocratici. Il ministro dell'Industria liberaldemocratico Vince Cable, da tempo voce fuori dal coro, ha ribadito recentemente che il paese dovrebbe tornare a prendere a prestito per fare ripartire la domanda. La linea dell'allentamento dell'austerità è peraltro da tempo quella dei laburisti secondo cui la politica del Governo " è stata un totale fallimento". Cameron ha  detto che "secondo alcuni non dovremmo prendere decisioni forti per uscire dal debito. Dicono che la strategia di riduzione del deficit danneggia la crescita e dovremmo tornare a prendere a prestito. Secondo costoro esiste il magico albero dei danari. La verità è che non esiste". E non esiste in particolare in Gran Bretagna dove i laburisti hanno costruito un ciclo di benessere sulla creazione del debito pubblico e privato. Fino a che il meccanismo è saltato e il debito privato è stato convertito in pubblico passando dal 40% all'80% del pil con un deficit dal 3 al 10%. Tornare a indebitarsi per combattere il debito non è in effetti una strategia vincente. Specie in Gran Bretagna dove la produttività è bassa e le iniezioni di danaro che già la Banca d'Inghilterra ha somministrato per 375 miliardi di sterline, non hanno avuto effetto.

"Stiamo facendo delle dure scelte per il nostro futuro ma sono giuste e non ci sono alternative" ha detto Cameron. Indietro non si torna. La cinghia va tirata ancora di un buco. La quaresima continua ed è tutto da provare, come sostengono gli economisti che a fine anno vedremo la luce in fondo al tunnel. Il futuro porta sempre con sè una speranza e parlare di futuro non costa niente.