Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

In Women We Trust

Il 4 e 5 dicembre ho avuto il piacere di partecipare a un evento di quelli che possono capitare solo a Londra. Solo a Londra un convegno sulla condizione femminile può essere arricchito dalla partecipazione di centinaia di donne provenienti da ogni parte del mondo, impegnate in prima linea per cercare di modificare realtà impensabili e costumi retrogradi che avviliscono il genere umano in quanto tale, come la mutilazione dei genitali sessuali femminili. Personalità che andavano da Sherin Ebadi, giudice iraniano e premio Nobel per la Pace, a Noor, ex Regina di Giordania, passando per la modella e attivista Christy Turlington, per la nostra Emma Bonino, fino a Sima Samar, presidente della Commissione dei Diritti Umani in Afghanistan ed ex vicepresidente sotto il primo Governo Karzai.  Sotto la regia energica di Monique Villa, CEO della Fondazione Thomson Reuters che ha organizzato il convegno, titolato Trustwomen,  con il sostegno dell'International Herald Tribune, le due giornate si sono dipanate su due direttrici principali: "La cultura e le leggi" e "le donne in vendita". Nel primo caso siamo di fronte al principe degli strumenti  per cambiare la condizione femminile. Solo la promulgazione di leggi con l'indispensabile corollario del loro rispetto (frenato purtroppo da costumi retrogradi e centenari come l'istituto del guardiano femminile nel mondo musulmano) può dare quella spinta propulsiva che, a sobbalzi, tra passi avanti e passi indietro, può portare al cambiamento di una condizione che in molti Paesi, specie del mondo islamico, fanno della donna un cittadino di seconda categoria. Il che blocca un potenziale enorme per la crescita civile ed economica dell'altra metà del genere umano. Le donne, forse perchè  più diligenti e responsabili, sono a parità di condizioni di lavoro e responsabilità, più oneste dell'altra metà del genere umano. Sono le prime vittime della corruzione che, peraltro, prospera proprio nel traffico dello schiavismo sessuale. Sono in moltissime comunità come in India, il pilastro della economia famigliare. Ascoltando le loro storie e il loro desiderio di cambiare, mi sono sempre più convinto del gigantesco spreco che costituisce la mancanza della partecipazione femminile alla vita sociale non solo in termini di potenziale produttivo, ma di equilibrio, immaginazione, tolleranza, approfondimento della democrazia e soprattutto senso della responsabilità che le donne possono dare al consesso sociale diventando il principale fattore di progresso delle società arretrate. Le società maschiliste tradizionali finscono per generare tirannie guidate da patetici dittatori che prosperano nella corruzione e nel sopruso. Sarà importante proprio a questo proposito vedere cosa avverrà in Egitto in questi mesi. Nella Primavera Araba il ruolo delle donne è stato infatti importantissimo e l'altra metà del cielo ha lottato non certo per liberarsi dei dittatori "laici"se non laidi, per tornare all'oscurantismo religioso. Sono certo che, dalle testimonianze che ho potuto ascoltare, per le donne, anche nei posti piú retrogradi del pianeta, alcuni progressi sono ormai divenuti irreversibili.