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La City dai mini-bonus non è più la gallina dalle uova d’oro

Stretti tra una crisi che non demorde e un'incessante ostilità dell'opinione pubblica, i banchieri della City si apprestano a scambiare quest'anno la Quaresima con il Natale. Con prospettive ancor peggiori per i due anni a venire. Già nel 2011, secondo le stime del CEBR (Centre of Economic and Business Research), un think tank che segue da vicino l'andamento della cittadella finanziaria, i bonus avevano toccato un  minimo di 4,5 miliardi di sterline rispetto al picco di 11,6 miliardi del ruggente anno fiscale 2007/8 (fine marzo). Quest'anno la cifra rischia di appiattirsi addirittura a 1,6 miliardi, un dato rivisto fortemente al ribasso rispetto ai 2,3 miliardi previsti ancora 6 mesi fa. La cura dimagrante dovrebbe peraltro farsi ancora più draconiana nei due anni a venire, toccando nel 2015 un minimo di 1,3 miliardi, prima di ripartire nel 2016. Le banche, costrette ad accantonare più riserve per ricapitalizzare, bombardate da multe di ogni genere, già in arrivo  o potenziali (cartello sul libor, vendita disinvolta di assicurazioni sui mutui) sono costrette a tirare la cinghia. Secondo dati raccolti dal Financial Times, il pool di danaro destinato alle retribuzioni delle banche d'affari dal livello di oltre il 50 % dei ricavi si sta orientando per i prossimi anni a meno del 40%. Secondo la società di consulenza PwC i bonus di tutto il settore stanno subendo una netta contrazione su scala globale e più forte comunque in Europa che negli Stati Uniti: nel Vecchio Continente il taglio medio sarà del 50% mentre negli USA siamo più nell'ordine del 20%. Risultato per l'economia britannica: non solo meno consumi in beni di lusso o acquisti di  immobili di prestigio ma, quanto è peggio per il Governo Cameron, meno tasse in un momento in cui di gettito fiscale lo Stato ne ha bisogno come l'aria. La City contribuisce peraltro per circa il 9% del pil britannico. Ma in tasse il contributo è del 15% del totale delle entrate, dato che il Miglio Quadrato frutta al fisco molto di più in proporzione: su 451 miliardi di entrate fiscali nell'anno boom 2007/8 ben 70 miliardi di sterline venivano dalla City. Quest'anno 2011/2 secondo il CEBR su 466 miliardi previsti di entrate, dalla City dovrebbero giungere solo 40 miliardi. Un  dato preoccupante, che dà l'idea di nuove difficoltà all'orizzonte nei conti dello Stato britannico.