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Olimpiadi e competizione nella capitale del capitalismo.

Dire Olimpiadi vuol dire competizione. E vuol dire anche Grecia antica, suolo natio dei giochi e dello spirito dell'Occidente. Un gioco duro ma incruento, in cui i risultati si misurano, cronometrano e pesano, con un vincitore sul podio ma i perdenti sani e salvi e non morti ammazzati né ridotti in schiavitù o saccheggiati. Deve essere stato certamente un interessante sviluppo per i nostri violenti antenati.  La rabbia e l'aggressione trasformata in un sano confronto di muscoli é stata un'idea geniale per dare sfogo al testosterone di giovani forti e aitanti, desiderosi di scontrarsi. Una tappa importante per la razza umana rispetto al regno animale, che dello sport non ha la minima idea.

Il rispetto delle regole e fair play, ma allo stesso tempo lo sfogo della forza bruta, incanalata in quello che diventa un gioco apprezzato dalle masse,  ha trovato peraltro la migliore elaborazione nel mondo anglosassone, che di sport ne ha inventati ed elaborati a decine a partire dal football, passando per il tennis e il golf e or anche il ping pong… a sentire il sindaco di Londra Boris Johnson. E' lo stesso mondo che, con pensatori come Adam Smith, ha individuato ed elaborato le regole della concorrenza nel mondo del business, che è in fondo un altro modo di combattere e dare sfogo agli "spiriti animali" entro un recinto di regole determinate.

Londra, che stasera sarà in gran spolvero per l'apertura dei Giochi, è il posto ideale di questa sintesi. Curiosa coincidenza, peraltro, è che  ospiti per la terza volta le Olimpiadi in un periodo storico di profonda crisi economica, con l'Occidente che sta leccandosi le ferite di quella che è stata un'era di eccessi. Un'era di una concorrenza che si è rivelata a volte distruttiva e distorta, con l'utilizzo di strumenti finanziari tesi a moltiplicare i guadagni e bonus stratosferici che negli ultimi anni hanno remunerato più l'astuzia e la prepotenza che il merito. Un'era in cui sono stati presi rischi collettivi enormi senza che ci siano stati altrettanti rischi individuali. Tutto il contrario dello spirito imprenditoriale dei fondatori che fortunatamente si rinnova ogni giorno in mille coraggiose iniziative di chi sa osare veramente rischiando del suo. Il mondo riflette su un'economia che è stata drogata dal debito. E da questa sera si prenderà 17 giorni di gioisa distrazione per tornare alle origini della competizione, quella sana che ha vincitori e vinti ma non macerie e tanti entusiasti e sani partecipanti. Senza doping e solo sotti i vessilli nazionali. Con buona pace per lo sbagli di bandiera deimalcapitati Nordcoreani…