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Gli inglesi ora scoprono il fascino delle cooperative

A spezzare una lancia in favore del modello coperativo, in cui i dipendenti sono coproprietari dell'azienda, è stato quattro giorni fa il vice primo ministro britannico in persona: Nick Clegg. Parlando alla Mansion House, sede del Lord Mayor il sindaco della City di Londra, Clegg ha detto che è tempo di rivalutare il modello cooperativo e che, nel mondo del business britannico, ci vorrebbero molte più aziende del genere John Lewis. John Lewis e' una catena di 40 grandi magazzini che comprende marchi famosi come Peter Jones e Waitrose (sezione alimentare). Fondata nel 1928 dal signore che le dà il nome, la società ha oggi 72.500 dipendenti coproprietari che, oltre a partecipare assieme agli utili (abbondanti e in crescita), possono dire la loro sulle decisioni aziendali in consigli sia a livello di sede sia di divisione. Nata sulla scia del modello coperativo USA, fiorito negli anni '20, John Lewis vende peraltro prodotti di alta qualità. Il personale ha stablità nel lavoro ed è, secondo Clegg, molto più leale e motivato dei colleghi di altre catene, in cui il top management e gli azionisti in Borsa pigliano tutto. L'uscita di Clegg è stata di grande tempismo, in un momento in cui il capitalismo anglosassone è in crisi e ferve il dibattito sulla necessità di riformarlo. Il Financial Times  all'argomento sta dedicando una serie in cui si cimentano le menti migliori del giornale oltre che illustri ospiti. L'uscita di Clegg incarna senz'altro l'opinione di coloro che durante gli anni della bolla criticavano la raffica di demutualizzazioni e quotazioni in Borsa di società mutue o cooperative che avevano deciso di gettare la prudenza alle ortiche e cercare in Borsa nuove risorse per espandersi. Molte di loro finirono sugli scogli come la leggendaria Northern Rock, la banca e società di crediti ipotecari in crisi profonda che accese la miccia della crisi finanziaria del 2008. Oggi che c'è sete di capitali e di società ben gestite tutti tornano a parlare delle vecchie cooperative. Certamente sono un modello a cui ispirarsi, in particolare John Lewis. Noi italiani peraltro le conosciamo bene e sono state una formula di successo, anche se non esente da critiche. Ricordiamo però che la Lehman Brothers, quando fallì, era posseduta per un quarto del capitale dai propri dipendenti e ciò non le impedì di fare scelte scellerate dettate dall'ingordigia del danaro. Comunque, rispetto agli anni d'oro della bolla, quando veniva quotata in Borsa anche l'aria fritta, ben vengano le cooperative rispetto a società gracili cresciute rapidamente senza solide basi solo per arricchire top management e azionisti impazienti. Per quanto conti il mio giudizio confermo: John Lewis e' un'ottima azienda e certamente un modello a cui ispirarsi, specialmente gli inglesi.

  • marco niada |

    Non so dire con precisione quante siano le cooperative in GB. Ce ne sono come ci sono ancora societa’ mutue. Ma ce ne sono molte anche in altri Paesi europei. Non sempre funzionano bene peraltro. Quella di Clegg e’ stata piu’ una provocazione politica per spiegare che ci sono altri modelli di mercato che funzionano. In momenti di crisi come questi si tende a estemizzare il dibattito semplificando i modelli di riferimento. Io sono sempre per la via di mezzo. Dopotutto questa crisi e’ figlia di eccessi di un modello che inf fopndo funzionava ma e’ stato tirato all’estremo…

  • LordBB |

    grazie del l’articolo che condivido e l’ho fatto girare in azienda…per sondare gli umori…ci stavo gia’ pensando da tempo, prendero’ il suo spunto per inziare a studiare questo modello.
    Volevo chiedere se ci sono altre aziende in UK con questo modello? grazie.
    LordBB
    p.s> ho postato l’articolo sul mio blog

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