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Dall’isolamento inglese alla collettiva solitudine europea

La scommessa di David Cameron di dire no al nuovo trattato europeo si sta trasformando in una magra consolazione. Perchè il premier britannico possa essere definito "isolato" si devono raccogliere infatti due condizioni: che il trattato funzioni e che gli "altri" del continente marcino assieme compatti verso una soluzione da cui gli inglesi sono esclusi. Con l'andare dei giorni ciò che emerge è che il trattato è fumoso e lontano dal soddisfare i requisiti che chiedono i mercati, mentre cresce la cacofonia tra Paesi europei e all'interno degli stessi: in Francia i socialisti attaccan0 il presidente Sarkozy che sperava di portare a casa un trattato vincente al prezzo di uno scontro con gli inglesi. Sarkozy si sta isolando a sua volta. Lo sguaiato attacco contro la Gran Bretagna del Governatore della Banca di Francia, Christian Noyer, e del ministro delle finanze, Francois Baroin, secondo cui gli inglesi dovrebbero perdere la tripla A prima dei francesi, non ha fatto che peggiorare la situazione. Il Governo di coalizione inglese si è infatti compattato, con il vicepremier eurofilo Nick Clegg che ha definito "inaccettabile" l'attacco francese e ricevuto le scuse dal premier Francois Fillon. La stessa cancelliera Angela Merkel si è avvicinata agli inglesi telefonando a Cameron e inviando il ministro degli Esteri a Londra lunedì. La verità è che il trattato non convince, impone dall'alto ai membri  una disciplina fiscale che sarà da verificare nei fatti per molti, accelera a breve medio termine il clima recessivo a causa dei maggiori sacrifici richiesti, creando una spirale perversa per quei Paesi come l'Italia hanno bisogno di ossigeno per uscire dalla crisi e, soprattutto, implica una coesione tra leaders che pare sempre più di facciata. E' una situazione di stallo da cui un'uscita tramite lo scioglimento dell'euro pare impossibile per i costi enormi che comporterebbe. Il disorientamento dunque è forte e la cacofonia delle voci che giungono dai vari Paesi è alta. Al di là dei messaggi di solidarietà, si ha sempre più l'impressione che ognuno remi per sè, come capita nelle situazioni di grave pericolo. In quest'ottica va visto l'attacco francese agli inglesi. Una caduta di stile verticale, quella di un banchiere centrale che dà lezioni di economia a un Paese amico, oltre a interferire sul lavoro delle società di rating dicendo ciò che devono fare. Secondo Noyer, Londra sarebbe messa molto peggio di Parigi, dati i forti debiti privati e la debole crescita. Ma i mercati valutano che la Francia, essendo nell'euro, abbia margini di manovra molto più ridotti per cavarsela. Da qui l'avvertimento dell'agenzia Fitch, che ha messo sotto osservazione la tripla A francese con implicazioni negative, mentre ha lasciato in pace la tripla A di Londra. La possibilità di una riduzione del rating ha mandato su tutte le furie il Governo di Parigi. Brutti segni, quelli che vengono in questi giorni da un Paese come la Francia, che dovrebbe essere una colonna dell'eurozona. In un momento in cui serve solidarietà per attraversare una fase delicatissima, gli scatti d'isteria sono altamente sconsigliabili.