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Tra civiltà e distruzione questione di minuti

La primavera è alle porte e i parchi londinesi sono puntualmente pettinati, puliti e pronti a germogliare con una geometria e una cura  per il regno vegetale che forse ha riscontro solo in Giappone. Con la differenza che,  mentre gli interni delle case inglesi sono spesso sporchi e disordinati, nel Sol Levante il lindore, l'ordine e la maniacalità per il dettaglio a ogni livello sia nelle costruzioni sia nelle macchine fanno parte dello spirito del Paese. Una cura e un amore che è stato crudelmente ferito dal terribile terremoto e maremoto di venerdì scorso. Peraltro la sorte tira strani scherzi: mentre Londra e gli altri Paesi Occidentali si leccano le ferite della crisi finanziaria iniziando lentamente a rimettersi in piedi come tanti pugili storditi, il Giappone che, dopo vent'anni di ristagno, iniziava a dare segni di ripresa complice la cintura di Paesi asiatici emergenti in pieno boom, ha subito una calamità che rischia di rimettere indietro di anni le lancette dello sviluppo.


"E' la più grave crisi che abbiamo dovuto affrontare dopo la Seconda Guerra" ha detto senza mezzi termini il premier Naoto Kan. E quando si parla di Seconda Guerra il Giappone ne sa qualcosa dato che ha subito la distruzione di due atomiche sul suo territorio. Peraltro, con la stessa fulminea rapidità con cui hanno colpito le bombe, il terremoto e lo Tsunami  hanno portato un'altrettanto tremenda devastazione. Non sappiamo nulla del bilancio delle vittime ma rischiano di essere decine di migliaia come decine di miliardi di dollari i danni materiali della catastrofe. D'un tratto un Paese che era diventato la seconda potenza economica mondiale si è trovato alle prese con una tremenda emergenza, con alcune aree costiere a nord Est dell'isola di Honshu piallate e riportate in pochi minuti ai tempi dell'età della pietra. In Occidente ci lamentavamo della crisi e piangevamo del nostro declino. Non avevamo fatto i conti con le forze della Natura che sono un terrribile egualizzatore e stanno a ricordarci quanto tutti siamo precari. Cose che i giapponesi, per cultura buddhista e scintoista sanno bene. Stoicamente costruiscono e ricostruiscono con cura maniacale coscienti che in un attimo tutto potrebbe sparire. Come quei monaci buddisti che fanno disegni sofisticatissimi con la sabbia colorata per poi spazzare tutto via non appena completata l'opera. 

  • Daniele Meloni |

    Caro Marco, l’attacco del tuo pezzo mi ha fatto venire un’ulteriore voglia di tornare a vivere lì a Londra…
    Detto questo, quello che stiamo vedendo in Giappone in questi giorni è inenarrabile; stiamo vivendo una fase storica piena di eventi – naturali e non – sconvolgenti. Hai fatto bene ad accennare alla crisi finanziaria, a modo suo è stata anche quella apocalittica. Anche se fortunatamente, meno drammatica.
    Daniele

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