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Quando i cinesi danno la carica a Londra

La Cina sarà pure una minaccia per le economie occidentali. Ma come ogni buon manuale di economia insegna, grazie al commercio internazionale e alla circolazione delle persone si creano importanti contrappesi che trasformano quello che si credeva un nemico in un benefattore. Basta guardare ai soldi a palate che stanno facendo i tedeschi vendendo  ai cinesi le proprie auto e i prodotti meccanici ad alta tecnologia. Ma forse ancora più interessante notare è quando i cinesi si muovono di casa per spendere all'estero. Il caso di Londra è illuminante.


 I nuovi ricchi dell'Impero di Mezzo che giungono per turismo o studio e comunque per periodi limitati di tempo sono sempre più una realtà con cui fare i conti. Secondo il Financial Times un turista cinese spende in media 600 sterline (circa 700 euro) a testa per visita in Gran Bretagna. Il che nel 2010 ha portato a una spesa totale al consumo di ben 350 milioni di sterline (400 milioni di euro). Una cifra  forse ancora modesta, ma senza dubbio destinata a salire considerando che tra il 2009 e il 2010 il numero di visti concessi ai turisti cinesi è cresciuto del 42%. Tappe preferite dei turisti oltre ai Musei, parchi e monumenti, i negozi, preferibilmente di lusso. Città preferita ovviamente Londra, cuore pulsante e motore del Paese. Così vengono presi d'assalto grandi magazzini come Harrods, Harvey Nichols o Selfridge's, i negozi di Burberry's, Brora, o Church,  oltre ai locali che fanno irresistbilmente inglese come Fortnum & Mason, o i centri dello shopping d'alta gamma come Jermyn Street, Bond Stereet o Sloane Street. Ma, ovviamente, la  capitale, con quasi 8 milioni di abitanti va anche vista come un "contenitore" per tutte le altre cattedrali globali del lusso, da Theo Fennel passando per Hugo Boss, Prada, Hermes e quant'altro. A cui si aggiungono i prezzi ultraconvenienti di Factory's outlets come Mc Arthur Glen che in Gran Bretagna ha ben 5 punti vendita di cui due (Swindon e Ashford) frequentatissimi dagli stranieri, anche se quasi a un centinaio di chilometri dalla capitale. Ma il cinese che porta soldi non è soltanto turista. Una fonte di forti entrate viene dagli studenti. Lo scorso anno si sono iscritti alle Università britanniche circa 8mila giovani, che hanno portato così a quota 25mila la popolazione universitaria cinese dell'isola. Considerando che uno studente extracomunitario può pagare in tasse, corsi e mareriale di studio fino a 15 mila sterline l'anno (20 mila euro) a cui va aggiunto l'accomodamento, se si fanno due conti si arriva presto alla cifra annuale di 300 milioni di sterline . Agli universitari vanno peraltro aggiunti almeno altri 50mila studenti di vari gradi che sono in Inghilterra per imparare l'inglese. Insomma, gli inglesi vedono sempre più i loro simili con gli occhi a mandorla come una vera macchina da soldi. Per cui, oltre a maledirli perchè temibili concorrenti, i cinesi vanno benedetti. Riflettiamo dunque, gente e pensiamo che quello che capita a Londra e in Gran Bretagna sta capitando, magari su scala minore in altre città europee, italiane comprese. Attrezziamoci dunque a trarre il meglio da questi nuovi ricchi che se da un lato ci battono nella concorrenza in molti campi vengono poi a spendere i frutti dei loro guadagni da noi. When you think about China stop the gloomy attitude and think positive…

  • Claudio |

    Ritengo che il senso del blog sia più profondo; nessuno vuole vivere in subordinazione rispetto ad altri, che siano cinesi o di qualsiasi altra nazionalità. Il concetto, tagliente nella sua semplicità, è che si può sfruttare al meglio questa nuova ondata di capitali provenienti dalla Cina; in particolare noi Italiani, dove una voce importante del nostro PIL è rappresentato dalle entrate che si hanno con il turismo, possiamo attrarre ingenti somme di denaro sfruttano al meglio questa opportunità; qualcuno obietterà che i Cinesi hanno messo in ginocchio le nostre PMI, vero motore ed orgoglio della nostra nazione, ma su questo è giusto “combattere” essenzialmente su un punto: esportare i diritti in Cina! é inutile, in un’ottica di lungo periodo, istituire dazi doganali o altre amenità simili, sarebbe come, ad oggi, combattere una guerra con le spade; si andrebbe incontro ad una (prevedibile) sconfitta.
    Esportiamo i diritti in Cina, facciamo in modo che competano con noi, ma con i nostri standard! l’economia italiana (ed occidentale) ne beneficerà, poi si che accoglieremo volentieri i Cinesi che verranno a spendere nel nostro paese.
    A questo punto, a guadagnarci saremo noi.

  • ostelli londra |

    L’occidente deve rialzarsi con le proprie gambe, concordo pienamente con Tom. E’ assurdo sperare di campare sulle spalle di altri

  • niada_blog24 |

    Nessuno parla di vivere delle briciole dei cinesi e se si riesce a batterli tanto di guadagnato. Auguri e complimenti a chi continua a competere con orgoglio innovando in settori in cui i cinesi ci sfidano col vantaggio di costi più bassi. Questo blog voleva solo ricordare una banalità economica che si tende a dimenticare e che si chiama commercio internazionale, per cui la crescita di un Paese non avviene mai a scapito totale e definitivo di un altro se quello riesce a trarne vantaggio scambiando beni e servizi in cui ha un vantaggio competitivo. Non è un gioco a somma zero. Ci sono secoli di scritti a riguardo da Adam Smith a Ricardo a illustri economisti contemporanei che hanno basato le loro teorie su trecento anni di osservazioni concrete. Competere e commerciare non si escludono l’un l’altro. Più i cinesi si arricchiranno e più l’Occidente ne potrà trarre vantaggio.

  • tom |

    magari l’autore deli’articolo sarebbe contento se i cinesi ricchi ci assumessero come badanti,camerieri,maggiordomi,autisti ecc. ecc.,direbbe che grazie a loro abbiamo un lavoro.ma mi faccia il piacere.l’occidente deve riprendersi i’orgoglio di guidare il mondo e non sperare nelle briciole dei cinesi,se lo faccia dire da chi con i cinesi ci compete tuuti i giorni e, a volte, riesce a batterli

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