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Good Bye Mr Brown, king of debt and spending

Brownciao
Premetto che non sono mai stato entusiasta di Gordon Brown. Ho avuto modo di farmi un'idea su di lui per undici anni e mezzo, quando ero corrispondente de Il Sole 24 Ore e lui cancelliere dello Scacchiere prima e poi Premier negli ultimi 18 mesi del mio mandato. L'ho sempre vissuto, come altri ex-colleghi, come un leader arrogante, di quei primi della classe che sanno tutto e trattano gli altri dall'alto al basso. Da Cancelliere non ha mai dato un'intervista a un giornale straniero (tranne al sottoscritto, per pochi minuti rubati con astuzia a margine di un evento pubblico) perchè non ha mai espresso alcun interesse nei confronti dei media non inglesi. Genietto già dai tempi della scuola, quando a 16 anni frequentava corsi universitari, con una gigantesca autostima e una rigidità morale ereditata dal padre pastore presbiteriano, per quanto onesto e in buona fede ha peccato di presunzione, sentendosi un eletto, il prescelto per guidare il partito e il Governo, vivendo la premiership di Tony Blair come un'usurpazione. Pessimo oratore, infinite volte ripeteva alla radio e in parlamento gli stessi concetti precotti come un nastro registrato, senza mai permettere alla fantasia o all'oratoria alcun guizzo. Rarissime le battute di spirito in un Paese in cui abbondano, specie tra politici. Cupo e ombroso, negli ultimi due anni da Premier ha iniziato finalmente a sorridere, ma in modo dissociato, spesso senza nessi logici, solo perchè, probabilmente, si ricordava che doveva farlo perchè i suoi spin doctors glielo avevano consigliato. Per chi avesse buon spirito d'osservazione, tra il senso delle parole e i relativi sorrisi si creavano a volte situazioni surrealmente spassose. A forza di spingere e segare il ramo, nel 2007 ha finalmente preso il posto a Blair senza neppure essere eletto, ma solo per grazia divina perchè gli era dovuto.


Va riconosciuto che ha dovuto governare in un periodo difficilissimo, dando prova di abilità: ha fatto fronte al crack finanziario mostrando leadership e competenza, incassando riconoscimenti a livello internazionale. Forse, come molti nel suo partito suggerivano, sarebbe stato meglio se si fosse fatto da parte nell'ultimo anno del suo mandato, per permettere a un volto fresco di correre alle elezioni del 6 maggio scorso. Ma Brown, ovviamente, pensava che non solo il suo Paese, ma il mondo intero avevano bisogno fino all'ultimo dei suoi consigli per uscire dalla crisi finanziaria . Per quanto mi riguarda, peraltro, non è stato quel genio economico che egli stesso e i suoi sostenitori hanno voluto accreditare. I conservatori hanno sempre dipinto i laburisti come il partito delle tasse e delle spese. Va riconosciuto che nei primi 5 anni dell'amministrazione laburista, Brown li ha smentiti perche' pareva avere trovato la formula magica della crescita senza debito registrando perfino attivi di bilancio. Dopo, però, il vento è girato e l'eredità che lascia Brown è un Paese sepolto dai debiti per una generazione. Ciò che è singolare è che, durante tutto il percorso, egli ha fatto la predica ai concittadini e al resto del mondo, vantando di avere trovato la formula della crescita equilibrata con i conti sempre in ordine e un bilancio in pari se non in attivo fino al 2001. Dopodichè, come un dottor Jekyll che cede il posto a Mr Hyde, ha avviato una massiccia corsa alla spesa, raddoppiando il bilancio della sanità e dell'istruzione e aumentando sensibilmente i finanziamenti ad altri ministeri. Il tutto senza mai aumentare le tasse dirette (l'aliquota massima e' rimasta del 40% per 12 anni) per finanziare le uscite. E cio' fino all'aprile di quest'anno, quando è stata introdotta un'aliquota massima del 50% per i redditi superiori a 150mila sterline annue. Se fosse stato quel genio che veniva dipinto, sarebbe peraltro stato cosciente che, nel frattempo, gli inglesi stavano accumulando una montagna di debito privato senza precedenti, giunta al 105% del pil. Oltre al fatto che il sistema bancario senza regole (Brown si era sempre opposto alle richieste di altri paesi Ue di imporne) stava deragliando alla grande. Ha sostenuto le banche e il sistema finanziario per anni (uno dei grandi capi della Goldman, Gavin Davies, poi diventato Governatore della BBC, e' suo intimo amico di famiglia) salvo poi accusarle di ogni nefandezza. Quando è arrivata la crisi finanziaria, il gioco è stato scoperto e, al preesistente debito pubblico e privato, si è aggiunta un'altra montagna di debito in forma di carta stampata dalla Banca d'Inghilterra per tamponare la crisi, come hanno dovuto fare altri Paesi. Risultato: il rapporto debito/pil è passato dal 40% del 2007/8 all'80% previsto l'anno in corso, mentre il rapporto deficit/pil dal 3% iniziale ora punta verso il 13%. Il tutto mentre il debito privato resta enorme. Certo, in quanto a indebitamento statale, non siamo ai livelli dell'Italia (che però ha un deficit assai minore) ma l'accelerazione verso il peggio è forse stata unica in Europa. D'un tratto, tutto quanto era stato messo sotto il tappeto è ritornato sul pavimento. E' questo il risultato del grande moralista con senso di responsabilità? A me non pare. Invece di tassare e spendere come ogni buon laburista, Brown ha distorto il gioco, lasciando gli inglesi prendere a prestito in modo forsennato, prendendo a prestito per lo Stato e tassando indirettamente, oltre a creare iniziative pubblico-privato che non venivano registrate a bilancio. Ciò ha dato l'illusione che i laburisti riuscissero a iniettare montagne di danaro nel sistema, tenendo i conti in ordine. Intanto, nel giro di 5-6 anni, il Regno Unito si è trasformato in una seconda America sul fronte del debito privato. Quanto al debito pubblico, a differenza degli Usa, la mole da smaltire e' ora in gran parte strutturale (non strettamente legata al tamponamento della crisi) dato che in Gran Bretagna esiste un enorme settore del welfare. Cio' per certi versi fa specularmente il paio con la forte spesa per la Difesa degli Usa di Bush. A rimettere i conti in ordine tocca ora al nuovo Governo conservatore di David Cameron in coalizione con i liberaldemocratici di Nick Clegg. Una nemesi, quella dei Tory, che loro malgrado saranno ora costretti, oltre che a ridurre le spese, ad andare contro i loro principi e tenere le tasse alte (se non ad alzarle ulteriormente) per fare quello che i loro predecessori hanno evitato per anni, per provare di non essere più il vecchio partito delle tasse. Con la differenza, però, che per anni i laburisti hanno continuato a spendere sempre più, creando un falso senso di benessere drogato. Brown ha avuto molte qualita', ma un grande difetto: verrà forse ricordato come l'uomo che ha spinto gli inglesi a vivere al di sopra dei propri mezzi.

  • Roby |

    AMEN!!!

  • Antonio La Cava |

    AMEN

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