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A Londra è ritornata la febbre immobiliare

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 Recessione? Quale recessione? A giudicare dall'impennata dei prezzi delle case di Londra da un anno a questa parte, la capitale britannica starebbe vivendo una nuova giovinezza. Di più: i prezzi sarebbero ormai saliti talmente da rasentare i livelli della pericolosa bolla che scoppiò contestualmente al crack della banca d'affari Lehman Brothers alla fine dell'estate del 2008. Complice un vero e proprio assalto alla diligenza da parte di molti compratori dell'area euro, con in testa gli italiani, ormai in preda a un vero e proprio effetto-gregge, i prezzi delle case residenziali nella zona centrale della città sono schizzati del 20% negli ultimi 12 mesi. Lo rivela un rapporto dell'agenzia immobiliare Knight Frank, che si occupa di compravendita di case di fascia alta e medio alta nella zona centrale della capitale.

Quali i motivi di tanta frenesia? Certamente la debolezza della sterlina, che invita molti abitanti dell'area euro a farsi "l'appartamentino" come molti italiani lo chiamano, una seconda casa in trasferta che serva ad ancorare un capitale poco remunerato dal reddito obbligazionario e considerato ancora a rischio per investimenti azionari. Molti poi sperano di affittare, spuntando un ritorno sull'investimento che, se non è più ai livelli mirabolanti dell'8-10% degli anni d'oro a cavallo tra fine anni Novanta e inizio Duemila, si mantiene attorno a un decorosissimo 5%. A cui si aggiunge la speranza di apprezzamento del capitale investito. A fare fronte a tanta impetuosa domanda c'è peraltro uno stento rigagnolo di offerta, che contribuisce ovviamente ad alimentare la crescita dei valori. Malgrado la crisi tra metà 2008 e metà 2009, periodo che ha registrato una flessione del 24% dei prezzi in zona centrale, i proprietari di case inglesi hanno tenuto duro e non hanno venduto, cedendo l'amata proprietà solo in modo selettivo e in caso di reale bisogno. Così i prezzi salgono. Eccome se salgono: secondo Knight Frank sono infatti ormai giunti soltanto l'8% al di sotto dei livelli del boom dell'estate del 2008, massimo assoluto di tutti i tempi. L'accelerazione si è fatta particolarmente sentire a partire dal giugno del 2009. A beneficiare maggiormente, secondo l'agenzia londinese, sarebbero le case con valore inferiore ai 2,5 milioni di sterline situate nel centro che avrebbero registrato dal marzo del 2009 un balzo del 24%. Secondo l'economista John Kay, che ha scrito un articolo sul tema sul Financial Times, se si guarda con distacco alla crisi immobiliare questa è stata assai meno peggio di quella di 20 anni fa e i prezzi degli immobili oggi si situano sui livelli del 2006. Ma è un fatto che la febbre è tornata. Quanto durerà? E' sostenibile? Finchè vedremo eleganti famiglie italiane e straniere di altre 49 nazionalità (secondo la conta di Knight Frank), aggirarsi per le vie di Chelsea o South Kensington con il libretto degli assegni in mano, le cose andranno evidentemente bene. Ma, mette in guardia l'agenzia, a marzo, per la prima volta, i prezzi hanno dato segni di stanchezza. Che sia l'inizio di una caduta, del disfacimento di questa nuova catena di Sant'Antonio del mattone dopo quella del debito? E' presto per dirlo e urge ovviamente non fare del catastrofismo, anche perchè, tranne alcune eccezioni, come il crack del 1990-92, il mondo immobiliare londinese ha regolarmente smentito le Cassandre. Un fatto è però certo: quando si iniziano a ravvisare segni di "irrazionale esuberanza" per usare un termine coniato dall'ex-governatore della Fed, Alan Greenspan, conviene suonare timidamente un primo campanellino di pre-allarme.