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Saranno i grattacieli a tirare la City fuori d’impaccio?

Heront
Quella che vedete qui accanto è la Heron Tower, nota anche come Bishopsgate 110, dal nome dell'indirizzo in cui è situata. Da pochi giorni il grattacielo, che qui è raffigurato in un'immagine dello scorso autunno, ha raggiunto i 202,5 metri d'altezza e 43 piani abitabili, confermandosi come la più alta costruzione della City di Londra. Ha battuto infatti il record trentennale tenuto dalla Tower 42, la colonna di acciaio brunito alta 183 metri e dalla forma di accendisigari,  che rimase chiusa per un paio d'anni alla fine degli anni '90 per essere ristrutturata dopo un grave attentato dinamitardo dell'Ira. Il record segnato in questi giorni dalla Heron Tower, che costera' 500 milioni di sterline e ora si prepara a montare un'enorme antenna sommitale fino a svettare a 246 metri, ha un valore simbolico enorme per Londra. Significa infatti che la terza ondata di grattacieli progettati all'inizio degli anni 2000 procede nonostante la crisi e potrebbe forse rivelarsi paradossalmente, per il suo effetto inerziale, un elemento trainante per l'uscita dalla recessione. Non appena supererà i 235 metri, infatti, il grattacielo diverrà il più alto della Gran Bretagna, battendo Number One Canada Square, l'imponente torre costruita a Canary Wharf nel 1991. 


Heron Tower, realizzato dallo studio Kohn Pedersen e Fox, darà il fischio d'avvio a una serie di colossali grattacieli della City. Verrà infatti seguito, a un paio d'anni di distanza, dal Bishopgate Tower, detto anche The Pinnacle, una torre arrotolata su se stessa da 288 metri e 63 piani, anch'essa progettata dallo studio Kohn, Pedersen e Fox, destinata a diventare la più alta della City. Oltre al cosiddetto Walkie Talkie, dalla cima panciuta, progettato da Rafael Vinoly e alto 177 metri per 36 piani. A cui va aggiunto lo Shard, la "Scheggia di Vetro" di Renzo Piano, che con 310 metri d'altezza e 73 piani, diverrà il grattacielo più elevato dell'Europa Occidentale e sorgerà sulla riva sud del Tamigi, nei pressi della stazione di London Bridge. Tutti gli edifici di cui parliamo sono in diversi stadi di costruzione. Unico palazzo rimasto ancora con il cantiere sospeso a causa della recessione è il Cheesegrater, la cosiddetta "grattugia" da 225 metri dell'achitetto Rogers, sita al 122 di Leadenhall, di fronte alla sede dei Lloyd's di Londra. l grattacieli permettono, in effetti, un'interessante lettura dello sviluppo di una città. Di solito nascono nel momento del picco del ciclo economico e sono pronti per essere abitati quando imperversa una recessione. Basti pensare all'illustre esempio dell'Empire State Building, il più alto palazzo di New York (443 metri per 102 piani) che fu pronto nel 1931, in piena Grande Depressione. O il Burji di Dubai, il titano più alto del mondo da oltre 800 metri, inaugurato nel bel mezzo del tracollo economico del famoso Emirato. Oppure, su più piccola scala, il Number One Canada Square di Canary Wharf, reso abitabile nel 1991, in piena recessione thatcheriana e finalmente riempito di inquilini soltanto a metà degli anni '90, quando è partito il boom decennale della Grande Bolla finanziaria. Ora la storia pare implacabilmente ripetersi. In piena crisi, Londra è una cantiere a cielo aperto che ha deciso malgrado tutto di mandare avanti almeno l'80% dei grattacieli che aveva progettato. Oltre a quelli citati ce ne sono infatti di altri minori, come il Broadgate Tower da 165 metri e 35 piani completato lo scorso anno e ora in attesa di'inquilini o la Strata (147 metri), appena conclusa e non lontana da Southwark Bridge o la Riverside South Tower da 236 metri in via di costruzione a Canary Wharf dove dovrebbe diventare l'edificio più alto dell'Isle of Dogs. Progetti che potrebbero apparire temerari, se è vero che la finanza non tornera' mai più quella di prima. Ma i nuovi grattacieli della City, per quanto carichi di un aspetto inerziale dell'ottimismo passato, hanno anche un significato premonitore e danno un messaggio ottimistico sul futuro, traghettandoci verso lidi di nuove speranze. Insomma, la City continua a palpitare. Chissà che tanto spazio disponibile e tanti belli edifici non siano l'augurio di una nuova stagione di benessere.