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Chi rivaluterà il povero John Major, grigio leader conservatore?

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Schiacciato come un vaso di coccio tra vasi di ferro, ossia tra Margaret Thatcher e Tony Blair, John Major (in centro nella foto, con i capelli bianchi, per mano alla Thatcher) è considerato una figura politica scialba e perdente: lo si ricorda come il premier che ha abbandonato il sistema monetario europeo nel settembre del 1992 ed e' stato sconfitto pesantemente dal New Labour di Blair nel maggio 1997. Eppure, il Primo ministro conservatore in carica tra il 1990 e il 1997, va rivalutato abbondantemente. Ha infatti avviato in modo irreversibile il processo di pace in Nord Irlanda e, malgrado lo smacco dello Sme, ha gettato le basi per il successo economico della Gran Bretagna negli anni '90, oggi demolito dai laburisti in un mare di debiti. Ha rappresentato il volto accettabile del thatcherismo mostrando nella gestione dell'economia più competenza della Lady di Ferro. E ciò considerando che, negli anni in cui ha governato, ha dovuto navigare continuamente di bolina o, se si vuole, si è trovato a correre con il freno tirato. Dopo il complotto conservatore matricida che depose la Thatcher, Major prese la guida dei "tory" come uomo di compromesso e dovette mediare in una lotta fratricida tra destra e sinistra del partito. Gli euroscettici tentarono di affondarlo più volte, costringendolo ad acrobazie notturne in Parlamento per far passare il trattato di Maastricht. Alla fine del mandato, Major era rimasto, tra defezioni e decessi, con una maggioranza ridotta a pochi seggi dai 21 iniziali delle elezioni del 1992. Nel 1993, con la Dichiarazione di Downing Street avviò la pace in Nord Irlanda. Nel 1997 lasciò il Paese con i conti pubblici in ordine, una crescita del pil del 3% e il miglior sistema pensionistico privato dell'Occidente.

Grigio, poco carismatico, goffo fino ad apparire autistico, oggetto continuo di scherno sui media, il brutto anatroccolo dei "tory" era un uomo di umilissime origini, figlio di un cabarettista spiantato che allevò la famiglia nel miserrimo quartiere di Brixton. Tutti convengono sul fatto che Major sia stato onesto e decoroso. E anche coraggioso, come quando nel 1995, esacerbato dalle divisioni del partito e dalle stilettate alla schiena, decise di dimettersi per vedere se c'era qualcuno in grado di proporre qualcosa di meglio. Venne riconfermato con 218 voti contro gli 89 dell'eurofobo John Redwood. Con quel fare da marionetta dalla voce nasale spinse le privatizzazioni fino all'estremo, fino al fatale spezzatino del sistema ferrioviario che costò un paio di dozzine di vittime in catastrofi dovute a mancanza di coordinamento tra società di gestione delle tratte e manutenzione delle infrastrutture. Ma, sul fondo, con l'aiuto dell'abile Kenneth Clarke, come cancelliere dello Scacchiere gestì mirabilmente l'economia tra il 1993 e il 1997 mettendola sui binari virtuosi che Brown mantenne fino al 2001, quando allentò le redini della spesa pubblica raddoppiando la spesa sanitaria e scolastica. Guidò anche il Paese nella prima guerra del Golfo nel 1991 accanto a George Bush padre. E in virtù di questa esperienza è diventato uno spietato critico di Blair negli ultimi mesi, accusandolo di avere mentito al Paese. Il tutto sempre con grande misura e riserbo. Un uomo con un sottile senso delle spirito, capace di sorprendere anche nella vita privata. Come quando venne fuori che aveva avuto una relazione extraconiugale con la collega parlamentare Edwina Currie, tradendo Norma, moglie e compagna di una vita. L'uomo in grigio, impeccabile marito, aveva insomma i suoi lati deboli. Su un punto è sempre stato implacabilmente prevedibile: la passione per il cricket. Un uomo fiero delle proprie origini piccolissimo borghesi, che ha accettato il titolo di Sir ma non quello di Lord come viene riservato agli ex primi ministri. Un uomo a cui ogni tanto il partito si rivolge per chiedergli se abbia ancora intenzione di rientrare in scena. Ricevendo la garbata replica: "no, grazie, il mio futuro politico è alle mie spalle". A Major la Gran Bretagna deve molto: quando si parla dei miracoli del thatcherismo, bisogna ricordare che Major ne ha gestito per 7 anni la parte che ha dato i migliori frutti. Quando si parla dell'abilità di Brown, bisogna rilevare che per cinque anni ha copiato la politica economica dei predecessori conservatori e quando si guarda al futuro, pensando al conservatore Cameron, probabile nuovo primo ministro, conviene guardare un attimo indietro e pensare a quanto ha fatto, senza grandi fuochi pirotecnici, il grigio John Major. 

  • Simone |

    Mi complimento per l’articolo sull’ ex Primo Ministro del Regno Unito,John Major.A volte è tipico che un personaggio riservato, dal tratto non vistosamente carismatico, passi in secondo piano.I suoi meriti,però,sono consacrati dalla storiaù;anche se credo che Blair abbia quasi completamente oscurato la politica di successi del suo predecessore.

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