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Prodi lascia la politica, con stile tutto inglese

Prodi
Romano Prodi ha annunciato che lascerà la politica per dedicarsi ad attività più nobili come le fondazioni, probabilmente in ambito internazionale. Finalmente un segno anche dal nostro Paese di un politico che riesce a staccarsi dalla poltrona. Per la verità Prodi ha trascorsi come manager pubblico e ciò gli va a merito, dato che può vantare un curriculum non esclusivamente da politico di carriera. In Gran Bretagna, peraltro, quando un politico perde un’importante confronto come la leadership del partito o del Governo si ritira in buon ordine senza più ricandidarsi e spesso abbandona la vita politica. L’ultimo esempio è quello di Tony Blair, ex premier britannico.

Blair, dopo avere passato le redini a Gordon Brown, ha assunto un ruolo di alto profilo come mediatore

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  in Medio Oriente tra Palestinesi e Israeliani per conto del cosiddetto quartetto (Usa, Russia Ue e Onu) oltre a una cattedra di prestigio all’Università di Yale e a vari posti in banche d’investimento. Prima di lui John Major, conservatore, battuto proprio da Blair alle politiche del 1997, ha lasciato il Parlamento dopo le elezioni del 2001 e ora svolge a propria volta una serie di attività di consulenza. Lo stesso vale per Margaret Thatcher che, dopo avere cambiato i connotati a un’intero Paese, ha lasciato il Parlamento nel 1992, due anni dopo essersi dimessa da premier, e non ha più fatto discorsi politici pubblici. Così fecero i laburisti Callaghan e Wilson. Unica eccezione il predecessore conservatore della Thatcher, Ted Heath, che rimase membro del Parlamento, mantenendo però un profilo bassissimo. Quella del mutismo per non dare ombra ai successori è una regola aurea della politica britannica, che permette peraltro a ogni nuovo Primo ministro di ripartire da zero in modo genuino, prendendosi interamente ogni responsabilità, nel bene e nel male. Una lezione importante che Prodi pare avere fatto propria e che è di buon esempio e auspicio per il nostro sistema politico.