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GLI HEDGE FUNDS INIZIANO A TREMARE

Burrasca in vista per gli hedge fund, quei fondi sofisticati per investitori esperti e istituzionali che cercano alti rendimenti o meglio, come dice la parola, cercano di schermare pesanti cadute facendo "hedging". Nell’ultima settimana una serie di notizie negative ha messo in allarme il settore. A maggiore rischio sono i fondi più esposti con le banche, da cui prendevano a prestito per fare più leva sugli investimenti. La morsa del credito li sta mettendo a dura prova indipendentemente dai buoni rendimenti passati.

Il fondo inglese Peloton Partners è stato costretto sette giorni fa a vendere attività per 2 miliardi di dollari di un proprio fondo e a congelare i riscatti di un altro. Il fondo svizzero-americano Focus Capital ha liquidato recentemente alcune delle maggiori posizioni facendo correre un brivido lungo la schiena degli operatori del mercato. A quanto ci risulta almeno altri tre sarebbero in difficoltà più o meno gravi. Alcuni avrebbero subito pesanti cadute (uno avrebbe registrato un calo del 50% lo scorso mese) a causa del crollo dei mercati, altri avrebbero problemi nel reperire liquidità. Ironia della sorte Peloton non aveva peraltro una leva eccessiva, almeno per i canoni passati: 4-5 dollari di debito per ogni dollaro di patrimonio rispetto a quella che era una media del settore di 6-7 dollari . Focus ha garantito ai propri investitori un rendimento del 112% nel 2006, mentre il fondo di Peloton di cui parlavamo, creato da due banchieri di Goldman Sachs, Ron Beller e Geoff Grant, ha generato lo scorso anno per il veicolo che ha messo in liquidazione (del tipo Abs, asset-backed securities) un rendimento dell’87%. Finché il credito era facile il gioco riusciva. Ora che il danaro si è prosciugato la partita si fa difficile. Con buona pace per quegli investitori che in un’era con tassi al 2-3% puntava a rendimenti stratosferici. Non tutti gli hedge funds sono ovviamente in difficoltà. Molti sono liquidi o hanno ridotto fortemente la leva finanziaria. Ma è un fatto, come sottolineano gli esperti del settore, che le banche sono sempre più nervose e vogliono quanto più possibile e quanto prima rientrare dai loro prestiti.