Una ecatombe tra le catene di magazzini inglesi

Questo è indubbiamente l'anno in cui la crisi si sta manifestando con virulenza sui consumi voluttuari degli inglesi. Ultima della serie a soffocare per mancanza di clientela è stata la catena di moda Jane Norman che ha chiuso tutti i propri 90 negozi nel week end e ora pare sull'orlo dell'insolvenza. Gli amministratori di Price Waterhouse hanno ricevuto mandato di trovare un compratore e 1600 posti di lavoro sono in bilico. Il tracollo segue quello della maison di arredamento per la casa Habitat, fondata dal mitico Terence Conran nel 1964. Questa ha chiamato gli amministratori per cercare compratori per i 33 negozi che possiede. Lo stesso fato è capitato a Homeform che vende cucine di alta gamma. Il mese prima la catena di moda All Saints si è gettata tra le braccia della società di private equity Lyon Capital. Lo stesso mese la catena di DYI Focus è finita nelle mani del fondo di private equity Cerberus. In aprile la leggendaria catena di vini Odd Bins ha alzato bandiera bianca e ha ceduto 37 dei propri 85 negozi alla catena Wine Merchants, mentre i restanti sono ancora nelle mani degli amministratori di Deloitte. La catena di librerie Waterstone è stata salvata dall'oligarca russo Mamut, mentre l'impero delle cartoline e biglietti di auguri Clinton, dopo due allarmi-profitti, si preparerebbe a una dolorosa ristrutturazione. Thornton, la cetena di cioccolaterie di qualita' ha annunciato oggi la chiusura di 120 negozi  dicendo che nelle attuali condizioni non puo' sostenere oltre 200 punti vendita in tutto il Paese. Lo stesso ha annunciato Carpetright, la regina dell'arredamento per pavimenti. E' un'avvisaglia di qualcosa di peggiore oppure, come in tutte le crisi, gli anelli più deboli della catena iniziano a saltare? Certamente entrambe le cose. Se società con decenni di successo si trovano con le spalle al muro significa che i tempi sono veramente grami. Non è ancora una tragedia ma è un fatto che, quando la situazione economica si fa difficile, la gente risparmia sui beni voluttuari castigando la fascia intermedia. Comprano il necessario e si concedono di tanto in tanto qualche vero lusso. Le grandi firme reggono ancora nella fascia alta (alcune addirittura prosperano), mentre in basso supermercati o grandi magazzini oltre alle vendite via internet erodono quote di mercato a chi offre prodotti che, a pari livello, trovano concorrenti a prezzi più competitivi come con Oddbins o i mobili di Habitat. E' certo che tante catene in difficoltà in così pochi mesi indicano che siamo di fronte a un crunch nei consumi senza precedenti.

  • striped cat |

    meno leverage, e più teutonico buonsenso…la sostenibilità dei consumi dev’essere finanziaria prima ancora che ambientale
    http://berlinromexpress.wordpress.com/2011/06/26/change/

  • LordBB |

    credit crunch + “crunch nei consumi”= fine dei beni di fasce intermedia = l’inizio della fine della eistenza della classe media?

  • eileen.1958 |

    hai perfettamente ragione !!

  • eileen.1958 |

    hai ragione .

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