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QUANDO IL BONUS E’ MALUS

Doveva essere la formula magica che metteva le ali al turbocapitalismo riconoscendo il lavoro di banchieri che si prendevano rischi e lavoravano con abnegazione giorno e notte vivendo sugli aerei per fare più affari o i trader che perdevano il sonno con gli occhi sugli schermi. Qualcosa è andato però assai storto al punto che oggi il bonus, l’elemento di premio della retribuzione legato a obiettivi di redditività, è criticato da tutte le parti .

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La Fsa britannica, è stata l’ultima della serie. Il Ceo Hector Sants ha infatti detto che per quanto l’ente di regolamentazione dei mercati finanziari non pretende di dettare i bonus, terrà conto della loro struttura nella valutazione del rischio dei singoli istituti. Pochi giorni prima il Governatore della Bank of England aveva dichiarato che retribuzioni legate ai rischi portavano alla presa di rischi eccessivi sfavorendo in ultima analisi la banca. Ma che male fa un bonus? Gente come Bob Diamond,(nella foto) presidente di Barclays Capital che col proprio ingegno ha contribuito per un terzo dei 7 miliardi di sterline di utili dell’intera Barclays, si è portato a casa lo scorso anno un pacchetto da 27milioni di sterline (35 milioni di euro) ed è seduto su una pila di azioni e opzioni per altri 65 milioni. Il fatto è che, per riconoscimento delle stesse banche d’affari, a convegno recentemente a Rio de Janeiro, la misura è ormai colma. Le banche, come rilevava giustamente King, con una politica di incentivi che si è poi rivelata aberrante, hanno fatto danno prima di tutto a se stesse, incoraggiando i collaboratori più irresponsabili a prendere rischi enormi. Comunque è andata male agli azionisti. Secondo il sito finanziario www.breakingviews.com  negli ultimi sei anni trascorsi dall’ultimo calo dei mercati i titoli bancari hanno fruttato mediamente agli azionisti un aumento dell’1,3% all’anno a fronte di una crescita dell’86% dei bonus dei banchieri. Solo questo dato fa capire che qualcosa non va.  Senza giungere alle definizioni di < retribuzioni immorali >, sempre più sulla bocca di molti, è un fatto che il mercato non è poi così efficiente come si vuol fare credere e che le retribuzioni di celebrity, calciatori e banchieri non sono direttamente proporzionali all’efficienza che essi proiettano, quanto al potere contrattuale che essi hanno all’interno di un’istituzione che in un dato momento storico si trova in una situazione di grande vantaggio. Privatamente, i miei amici banchieri più onesti, hanno ammesso di essersi trovati in una situazione fortunata in un momento storico assai particolare. Ora è forse tempo di moderazione. Anche perché, come ha detto Mervyn King, < the nice decade is behind us >. Il decennio felice che ha miracolato l’Occidente e, al suo interno, i banchieri occidentali è alle spalle. Che i banchieri pretendano di continuare a guadagnare in modo smodato in un mercato completamente cambiato più che immorale è irragionevole.