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Nord e Sud, vecchi e giovani: ricchi e poveri in GB sempre più distanti

Non è un mistero che in Occidente le nuove generazioni stanno peggio delle precedenti. La Gran Bretagna non fa eccezione, malgrado il flessibile mercato del lavoro che permette un tasso di occupazione più elevato rispetto al resto d’Europa. Un recente studio del IFS, Institute of Fiscal Studies, uno dei più prestigiosi think-tank britannici di macroeconomia, ce ne dà una spietata conferma ponendo lo spartiacque di questo cambiamento di paradigma a cavallo tra gli anni ’70 e ’80. Quelli nati negli anni ’70 disponevano infatti, poco dopo i 30 anni di età, di un capitale medio accumulato di 57mila sterline rispetto alle 27mila sterline (meno di metà) dei trentenni di oggi, ossia quelli nati nei primi anni ’80. Quelli nati negli anni ’70 disponevano peraltro di un reddito medio annuo superiore di 7mila sterline rispetto a quelli degli anni ’60, che a loro volta avevano un reddito superiore di 5mila sterline rispetto a chi era nato negli anni ’50.

A partire dai nati negli anni ’80 è iniziata dunque la caduta, con le riforme dei sistemi pensionistici improntate all’austerità, un ristagno dei redditi reali e, particolarmente in Gran Bretagna, un mercato immobiliare che rende virtualmente impossibile l’acquisto di case ai giovani obbligandoli ad affittare a cifre iperboliche. I fortunati che possono permettersi di fare un mutuo, perché hanno sufficiente capitale di partenza o un buon salario, in questo clima di tassi rasoterra sono infatti avvantaggiati, dato che spendono per il mutuo, alla soglia dei 30 anni di età, circa il 15% del loro reddito. Gli altri, costretti ad affittare, vedono i costi della pigione incidere per ben il 30% dei loro redditi. Una vera trappola di miseria.

Alla spaccatura tra generazioni corrisponde peraltro una spaccatura geografica altrettanto importante. A parti rovesciate rispetto all’Italia, qui è il Nord a essere povero e il Sud a essere ricco. Lo conferma un altro studio inquietante condotto da Money Advice Service. Dal sondaggio, emerge che ben 16,8 milioni di britannici pari ai 2/5 della popolazione in età di lavoro, possiede risparmi inferiori a 100 sterline (115 euro). Il che significa che costoro sono estremamente vulnerabili a qualsiasi cambiamento imprevisto di spesa, a partire da un aumento dei tassi che potrebbe incidere sui mutui. Questa generazione di persone che ha vissuto a debito e non possiede un capitale, viene incoraggiata dal Governo a risparmiare e dall’anno prossimo per i più’ indigenti partiranno piani di risparmio che prevedono un bonus di partenza erogato dallo Stato fino a 1200 sterline iniziali. Di questi 17 milioni di squattrinati, si diceva, la grande parte è nel Nord del Paese: in Nord Irlanda ad avere meno di 100 sterline in banca è il 57% della gente in età di lavoro, seguito da West Midlands (55%), Nord Est (52%) Yorkshire (51%) e Galles (50%). La Scozia sta solo un po’ meglio con il 48%. Londra, dove ci sono immense ricchezze ma anche grandi povertà, conta una media del 40% mentre a Sud, si va dal picco del 30% del Sud Est, passando per il 36% dell’Est e del 37% del Sud Ovest.

Non posso esentarmi dal pensare quali saranno gli effetti della Brexit. La parte del Paese che sta meglio è quella che è più vicina geograficamente all’Europa con cui commercia e da cui ha ricevuto i maggiori benefici. Chissà se una Gran Bretagna libera dalle “catene” della UE si metterà di colpo a volare trainata da un’impennata di benessere a Nord del Paese, quello che ha votato peraltro più a favore (eccetto la Scozia) dell’uscita dall’Europa..