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Londra sale al cielo

Forse la caratteristica più saliente della capitale britannica è la sua estensione: 67 chilometri per lungo, ossia da Est a Ovest, e circa 48 chilometri per alto, ossia da Nord a Sud. In altre parole, attraversare la città in orizzontale è, se volessimo trasporre il percorso su un centro urbano come Milano, come viaggiare da Novara a Bergamo senza mai lasciare la zona abitata o da Monza a Pavia lungo l’asse da settentrione a meridione. Londra è estesa  perché  è composta  da un infinito numero di villette a schiera mono-famigliari disposte mediamente su tre piani o quattro livelli considerando il seminterrato.

Londra è insomma estesa perché è bassa. Ed è molto più estesa di altre città a parità di popolazione. Oggi, a quasi due millenni dalla fondazione  da parte dei nostri antenati Romani, la musica sta però cambiando nettamente. Dopo i primi timidi tentativi della City negli anni ’80, seguiti da Canary Wharf negli anni’90 e, nuovamente, nella City a cavallo del primo decennio del Duemila, i grattacieli si stanno ora estendendo a macchia d’olio a tutto il resto della città, complice un mercato immobiliare incandescente. Il boom della domanda di alloggi sta mettendo le ali a ogni tipo di speculazione immobiliare, dai frenetici scavi sotterranei nelle villette da parte di chi cerca di aumentare metratura e valore del proprio immobile, alla faccia della pace del vicinato, alla demolizione di interi blocchi di case (se girate per il centro ogni tanto si scoprono nuovi varchi come se ci fossero stati i bombardamenti) alla decisione più ovvia di costruire grattacieli.

I grattacieli stanno spuntando un po’ dappertutto, alimentando un mare di polemiche. La mia impressione è che alcuni (purtroppo non i più brutti) saranno fermati perché veramente intrusivi in termini architettonici per alcuni quartieri, ma la gran parte otterrà luce verde. Sono in infatti troppi a premere alle porte. Stando al think tank NLA (New London Architecture) sono ben 236 le costruzioni alte più di 20 piani che hanno chiesto o ottenuto il permesso di costruire o sono già in costruzione. Del totale, peraltro, ben 189 grattacieli avranno carattere residenziale, per accomodare la crescente pressione demografica, mentre solo una ventina saranno ad uso uffici e il resto sarà a uso misto. Secondo uno studio dell’ufficio del sindaco per stare dietro alla domanda nella capitale dovrebbero essere costruiti oltre 40mila vani all’anno. Megapoli come New York già dai primi del Novecento o Shanghai nell’ultimo ventennio non hanno potuto fare altro che crescere in verticale per fare fronte alla pressione della popolazione. Londra che dall’inizio degli anni ’50 era entrata in letargo sul fronte demografico, perdendo popolazione, da un venticinquennio a questa parte si è trovata a fare i conti con una crescente pressione. Soluzione… crescere verso l’alto invertendo un’abitudine secolare di allargarsi come un lago.

D’altronde, se è vero che Londra è una città mondo, è anche vero che le nuove soluzioni architettoniche stanno portando alla creazione di “grattacieli città” o villaggi verticali, o town in a tower, come dicono gli anglosassoni. Un esempio di questo avvenirismo, se otterrà  il permesso, è un grattacielo di 233 metri e 75 piani che vedrà la luce a Canary Wharf la piccola Manhattan di Londra sul Tamigi a Est della City. Il grande contenitore accoglierà , oltre a 822 appartamenti residenziali – di cui il 40% riservati ai meno abbienti abitanti nell’area e in cerca di prima casa- negozi, cinema, uffici, ristoranti, una biblioteca e una grande area di fitness. Il tratto saliente dei grattacieli è che, più sono alti e più sono cari. Il valore  nel caso dell’abitazione residenziale, lo si può misurare con una crescita del prezzo dell’1,5% per piano. Ecco un buon motivo per costruirne di più e che sono certo verrà colto al volo dalla miriade di speculatori che profitta del boom della domanda di questi anni

  • Marco Niada |

    Posti pure, basta che citi la fonte. Cordialmente

  • Gianni |

    Gent.le Dott. Niada,
    seguo da tempo la sua rubrica, che trovo sempre di grande interesse, e proprio allo scopo di favorire la discussione su alcuni degli argomenti da lei trattati, mi piacerebbe postare qualche suo articolo su un network dedicato agli italiani a Londra. Le chiedo , dunque, il preventivo assenso a poterli postare, nel pieno rispetto dell’informativa sul diritto d’autore.
    La ringrazio anticipatamente per la risposta e le invio i più cordiali saluti e ringraziamenti.

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