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Riparte l’economia britannica e il mattone si fa incandescente

E' ormai fuori questione che l'economia britannica è ripartita. Con rosee previsioni per il futuro, benedette dal FMI, secondo cui il pil quest'anno dovrebbe crescere addirittura del 2,4%, facendo del Regno Unito il paese più virtuoso dell'Unione Europea. Secondo la media delle previsioni degli economisti, peraltro, la crescita potrebbe essere addirittura del 2,7%. La disoccupazione ha registrato un brusco calo nel trimestre terminato a novembre toccando il 7,1% dal 7,4% a ottobre. Un dato che ha costretto il Governatore della Bank of England, Mark Carney, a una brusca conversione, annunciando dal palco di Davos che la Banca centrale non darà tutto sommato nelle proprie decisioni un peso eccessivo al tasso di disoccupazione. Carney, imitando la Fed, aveva infatti dato una further guidance per preparare i mercati in modo morbido al rialzo dei tassi, dicendo che la Banca si sarebbe messa in allerta una volta che la disoccupazione avrebbe raggiunto quota 7%. L'economia ha accelerato a tal punto da cogliere la Banca d'Inghilterra con la guardia troppo bassa, costringendola a correggere il tiro in tutta fretta.

Quanto questa ripresa sia solida e destinata a durare è tutto da provare. E' un fatto che l'economia britannica ha dato segni di salute in varie aree lo scorso anno, prima tra tutte una produzione automobilistica ai massimi da sei anni con un balzo del 3,1% sul 2012, superando 1,5 milioni di pezzi. Motivo di tanto successo il fatto che 4 su 5 auto prodotte in Gran Bretagna sono destinate all'estero e in grande parte in mercati extraueopei come Cina, Usa e Russia dove non c'era crisi. Molte auto peraltro mirano alla fascia medio alta come Jaguar, Land Rover e Mini. Lo scorso anno peraltro i produttori in terra britannica hanno investito ben 2,5 miliardi di sterline (circa 3 miliardi di euro) e i risultati sono previsti ancora più robusti negli anni a venire.

Quello che preoccupa è che la crescita si è riflessa in una bolla immobiliare impressionante. Secondo uno studio dell'Agenzia Savills lo scorso anno i valori delle case della sola Londra sono aumentati di 100 miliardi di sterline (120 miliardi di euro) raggiungendo un totale di 1250 miliardi (1500 miliardi di euro) con i dieci quartieri più eleganti che hanno raggiunto quota 609 miliardi, di cui soltanto Kensington e Chelsea e Westminster che hanno pesato per 204 miliardi, quanto il valore totale immobiliare del Galles.  Il valore del mattone di Londra è insomma raddoppiato dai 662 miliardi del 2003. E ciò alla faccia di una crisi economica devastante tra il 2008 e oggi. Il pil britannico peraltro in valore assoluto deve ancora raggiungere i livelli del 2007 dopo la caduta del 2008/9 e il ristagno successivo. Tra valori del mattone della capitale e ripresa dell'economia reale resta dunque una dissociazione importante. In gran parte si spiega con l'assalto degli stranieri alla capitale, ma in buona parte anche con il fatto che il Governo ha alimentato la bolla con lo schema help to buy per i compratori di prime case che possono contrarre un mutuo pagando solo il 5%  del totale a fronte di una massa di debito bancario. Non è un caso che i prezzi sono saliti in tutto il Paese. A mio avviso si tratta di squilibri molto pericolosi a fronte di un'economia ancora molto fragile. 

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