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Tornano a volare i prezzi delle case inglesi

Un primo piccolo refolo di ripresa dell'economia britannica è bastato a mettere vento nelle ali del settore immobiliare. Su base annua, in settembre, l'aumento su scala nazionale è stato del 5% secondo i dati della società immobiliare Nationwide. Il dato si confronta con un 3,5% in agosto e costituisce il maggiore balzo dei prezzi dal settembre del 2010. Certo, i prezzi medi del Paese restano ancora del 10% inferiori al picco raggiunto nel 2007 quando la bolla era in piena tensione. Ma il quadro è a pelle di leopardo, con forti differenze tra il Nord e il Sud del Paese. A Londra infatti i prezzi sono dell'8% superiori al picco precedente la crisi, con il centro della capitale in pieno surriscaldamento dato che certi quartieri hanno messo a segno quest'anno balzi annui compresi tra il 15% e il 20%.

La divisione tra Nord e Sud resta peraltro ancora assai netta. Se è vero infatti che in settembre città come Manchester e Newcastle hanno registrato rispettivamente balzi  su base annua del 1o% e dell'8%, provando che il Nord ha cominciato a recuperare terreno sul Sud, è anche vero che il gap da colmare rimane enorme, dato che il valore della casa media del Sud è mediamente del 74% superiore di quella equivalente al Nord. Per la cronaca, il valore della casa media britannica, secondo i calcoli di Nationwide, è giunto a 172.000 sterline pari a circa 200.000 euro. 

Non c'è dubbio che la ripresa degli ultimi mesi in Gran Bretagna si va consolidanto e ciò si riflette sui prezzi delle case. Ciò che mio avviso è preoccupante è che basta una ripresina per surriscaldare immediatamente il mattone britannico. C'è chi accusa polemicamente il Governo Cameron di avere contribuito ad alimentare una mini bolla con lo schema help to buy che permette di comprare agli acquirenti di prime case con un mutuo agevolato a tassi sovvenzionati dallo Stato fino al 20% del valore della casa (fino a un tetto di 600.000 sterline e dunque un mutuo da 120.000) purché il compratore sborsi inizialmente il 5% del valore della casa. Lo schema, partito in aprile, sarebbe secondo i critici all'origine del surriscaldamento. Il Governo e' corso ai ripari per evitare un uso troppo disinvolto del credito dando nuovi poteri alla Banca d'Inghilterra di arginare i mutui facili sia con moral suasion sia con provvedimenti indiretti, oltre che a monitorare l'andamento dei prezzi su base annua e non più triennale come deciso in precedenza. Ma, secondo i detrattori, sarebbe troppo tardi e la stalla è stata chiusa dopo che i buoi sono scappati.

Peraltro condivido l'opinione di chi da tempo sostiene che il problema in Gran Bretagna stia essenzialmente nella bassissima offerta di vani, che porta a un surriscaldamento dei prezzi, specie nella capitale. Il totale di nuovi vani costruiti su scala nazionale è di poco più di 100mila unità all'anno, minimo dagli anni Venti. La scarsità di offerta mette in difficoltà i giovani che si apprestano a comprare la prima casa. Non pare dunque una gran soluzione dare loro soldi con prestiti inizialmente generosi ma con il rischio seguente di diventare un capestro (dopo 5 anni a tasso zero, il prestito sul 20% del mutuo paga un tasso dell'1,75% il sesto anno e dell'1% al di sopra dell'indice dei prezzi al consumo dal settimo al 25mo anno) in caso si avverasse uno scenario ad alta inflazione. Per un Paese che sta uscendo a fatica da una mostruosa crisi debitoria, gettare altro danaro nelle mani di chi non dispone di mezzi adeguati e potrebbe faticare a rimborsare i propri debiti tra pochi anni non è una buona idea. Specialmente se l'economia reale non si mette a ripartire in modo solido e sano.

D'altronde, un altro fenomeno sta predendo piede nel mercato immobiliare britannico: un fenomeno opposto all'uso disinvolto del debito. Secondo uno studio congiunto del Financial Times e della società immobiliare Savills  a spingere i prezzi delle case sarebbe infatti una crescente iniezione di cash dovuta da un lato alla crescente pressione di acquirenti stranieri e dall'altro alla decisione degli stessi inglesi di smobilizzare i propri investimenti mobiliari e monetari che rendono poco o niente a profitto dell'acquisto di case. Queste, oltre a continuare a rivalutarsi, permettono affitti con rendimenti compresi tra il 5% e il 10%. Secondo lo studio, ben il 35% degli acquisti di  case britanniche  nei dodici mesi conclusi a fine giugno, è avvenuto in contanti rispetto al 10% di dieci anni fa. In valore assoluto sono 83 miliardi di sterline su un totale di 237 miliardi . Soltanto a Londra sono stati spesi 9 miliardi di sterline in contanti per l'acquisto di case nei tre mesi tra fine marzo e fine giugno.

Che conclusioni dobbiamo trarre? Che non è vero che il nuovo boom è sostenuto soltanto da mutui troppo generosi ma da una pioggia di contanti provenienti dall'estero e dai conti in banca degli inglesi delusi dai bassi rendimenti? A mio avviso le due cose si sommano: il new buy alimenta a propria volta il mercato che è sommerso di cash. E, a fronte di una minima offerta di vani i prezzi lievitano… Ma a questo punto va notato che si tratta di un fenomeno malsano, che risucchia sempre più sul mattone inglese in modo univoco e sbilanciato sia capitali stranieri che domestici. Alimentando una nuova bolla