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Ma come si sentono gli inglesi rispetto al loro pil?

La domanda può sembrare un pò oziosa, specie in un momento di crisi acclarata come quello attuale, ma proprio in questi frangenti le analisi imperversano per capire quanto un Paese stia veramente male. Il Governo di Londra sostiene che, tutto sommato, dato che la recessione non ha inciso troppo sui livelli occupazionali (disoccupazione al 7,9% e alto livello di occupati con 29,6 milioni) e comunque non così tanto quanto in altri Paesi europei, la popolazione del Regno Unito non soffre molto, anche se formalmente il pil se ne sta ancora al 3,3% al di sotto dei livelli pre-recessione del 2008. E ciò malgrado il recente rimbalzo dell'1% del terzo trimestre dell'anno. Recenti dati dell'ONS, l'ufficio di statistica britannico, nell'ambito del fumoso Measuring National Well Being Programme  voluto dal Governo Cameron, giunge però a conclusioni ancora più cupe. Secondo i dati ONS, rivisitati da un recentissimo studio della Barclays (The Uk is unhappier than GDP suggests), se si guarda infatti al reddito nazionale netto per capita (net national income, NNI) aggiornato ai dati del secondo trimestre dell'anno, quando il pil stava 4,1% al di sotto del livello pre recessione, l'effetto malessere sentito dalla popolazione era addirittura un -13,2%. Per giungere alla drammatica conclusione, l'ONS ha dedotto le attività cross- border per evincere il prodotto nazionale, a cui ha sottratto il deprezzamento del capitale e infine lo ha diviso per la popolazione. Questa ha continuato a crescere, mentre la sostituzione degli investimenti è stata minima. Poi l'ONS ha guardato al reddito per famiglia, evidenziando il reale reddito disponibile (real household actual income, RHAI). Questo, inizialmente, dopo la caduta del 2009, è ripartito grazie ad ammortizzatori come bassi tassi d'interesse, taglio dell'Iva e sussidi aumentati. Poi, la crescente inflazione si è divorata buona parte dei vantaggi ottenuti. Risultato: se diamo base 100 alla data d'inizio della recessione e la compariamo con l'ultima,  quella cominciata a metà del 1990, vediamo che le cose sono messe male. A metà 2012, dopo 17 trimestri (rispetto a metà 2008) siamo ancora a quota 99, mentre a metà 1994 si era giunti a quota 110, in piena ripresa. Da quasi un anno a questa parte, però, l'inflazione sta calando. Inoltre, paragonato a quello di altri Paesi europei, il reddito delle famiglie in Gran Bretagna ha tenuto botta, facendo meglio della media UE dalla recessione a oggi. Conclusione: gli inglesi si sentono addirittura peggio di quanto non dica il pil ma non stanno peggio dei cugini europei. Inoltre c'è qualche segnale di speranza e i buoni livelli occupazionali per quanto sostenuti dai lavori part time, non acuiscono il malcontento sociale. Per ora, comunque, il paradiso può continuare ad attendere.