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Saranno le Olimpiadi il canto del cigno di Londra?

Quanto è destinato a durare ancora il successo di Londra? La domanda se la pone l'ultimo numero di The Economist. La riposta, convincente a metà, sta in un lungo inserto speciale di 15 pagine. Secondo l'augusto settimanale inglese, la capitale britannica è un'isola felice, che finora è riuscita ad andare cotrocorrente rispetto a un Paese in recessione. Il segreto sta in un cosmopolitismo che ha permesso di sviluppare centri di eccellenza in settori di avanguardia come media, finanza, software, cinema, architettura, design, accademia, insomma tutto quello che va sotto il nome di economia della conoscenza. E ciò in virtù dell'apporto di centinaia di migliaia di stranieri altamente qualificati che hanno generato un fortissimo valore aggiunto, misurabile nel 170% per londinese, facendo 100% il rendimento medio del resto della popolazione britannica. A Londra un abitante su tre è nato all'estero, mentre nel resto della Gran Bretagna la percentuale degli stranieri è dell'8%. Nel 1987 la proporzione degli stranieri nella capitale era ancora il 18% della popolazione totale. Tra la fine degli anni '80 e l'inizio del 2000 gli abitanti sono aumentati di un milione, a 7,6 milioni, facendo della capitale britannica l'unico centro abitato occidentale che ha dato segni di vigorosa espansione. Oggi il totale degli abitanti èstimato a 8milioni.  Il cosmopolitismo alimentato da un crescente influsso di stranieri ha permesso insomma a Londra oltre vent'anni di boom ininterrotto sulle ali dei capitali, dell'ingegno e delle qualifiche di una legione di stranieri. E non solo nella fascia alta della società ma anche in basso, in virtù dell'entusiasmo di avere un posto al sole di tanti lavoratori non qualificati. Le celebrazioni del giubileo di diamante per i 60 anni di regno della regina Elisabetta, il consueto appuntamento tennistico di Wimbledon e, pochi giorni dopo, a ruota, l'avvio degli attesi giochi Olimpici, dovrebbero garantire alla capitale una massiccia dose di ricostituente in un anno di crisi nera, che in Europa verrà ricordato come uno dei peggiori dal dopoguerra. Come una stella lucente, Londra sarà quest'anno l'unica città europea destinata a brillare in un firmamento peraltro assai spento.

Terminato l'effetto, c'è però il rischio che la capitale si risvegli debilitata, come succede a chi ha compiuto un'impresa sportiva estenuante.  A differenza di un grande atleta vittorioso, Londra non potrà infatti riposarsi sugli allori.  L'economia britannica va infatti molto male e la capitale non potrà rimanere isolata all'infinito dal resto del Paese. L'economia europea, da cui Londra e il Sud Est dell'Inghilterra traggono linfa vitale, è  peraltro assai malconcia. E l'effetto ex-colonie dei Paesi emergenti, che finora ha sostenuto in forma anticiclica l'economia della capitale, sta esaurendo il proprio beneficio. Per non parlare dei Russi delle classi medio alte, che sono fortemente diminuiti, o dei polacchi che sono tornati in parte a casa loro, come pure gli europei di fascia alta che hanno perso il lavoro e sono rimpatriati. Certo, non siamo di fronte a uno scenario derelitto: come abbiamo detto, molto probabilmente, quest'anno, grazie a un'enorme iniezione di turisti, la capitale segnerà il boom. Con l'autunno però arriverà la prima resa dei conti.  Secondo l'Economist sara' essenziale che il Governo non ascolti le sirene della destra conservatrice e mantenga aperta la porta all'immigrazione che ha fatto di Londra fino a oggi una città speciale. Ma è anche vero che la città, cha ha peraltro la percentuale di giovani più alta della Gran Bretagna, non può più assorbire stranieri ai ritmi di una volta. Sarà altrettanto importante che il resto del Paese trovi una nuova ragion d'essere. L'economia britannica finora ha costruito eccessivamente  il proprio successo  sulle eccezioni: la finanza per citare un settore e Londra per parlare di una città. Un'economia costruita sugli assi pigliatutto non è un'economia equilibrata. Finora Londra è andata avanti perché ha servito più il resto del mondo che il resto del proprio Paese. Un grande cervello sproporzionato su un corpo gracile. Ora è tempo che gli inglesi imparino a fare rendere quelle parti del Paese che sono sempre più anchilosate. Pena il deperimento del cervellone londinese. Lo abbiamo spesso detto: la capitale britannica non potrà mai essere Singapore, Montecarlo o Hong Kong. Dietro di sè ha infatti 60 milioni di britannici, destinati a diventare 70 milioni tra una quindicina d'anni.  Londra non può permettersi di diventare una città-Stato e tantomeno una… Città Bolla…Sarebbe insostenibile, prima di tutto per se stessa.

  • marco niada |

    Certamente, e’ sempre stato così’ ed e’ un indiscusso punto di forza della grande città’..

  • LordBB |

    LEI SCRIVE: Lo abbiamo spesso detto: la capitale britannica non potrà mai essere Singapore, Montecarlo o Hong Kong. Dietro di sè ha infatti 60 milioni di britannici, destinati a diventare 70 milioni tra una quindicina d’anni. Londra non può permettersi di diventare una città-Stato e tantomeno una… Città Bolla…Sarebbe insostenibile, prima di tutto per se stessa.
    In parte le do’ ragione ed in parte no…mi spiego meglio. Londra storicamente e’ sempre stata una citta’ cosmopolita e’ nella sua natura/dna urbano…(ho letto il suo libro…) e se ben ricordo quando dovevano cercare manodopera sono andate a fare recruitment nelle ex-colonie…come dire sono abiutati a gestire le multi-entie in casa loro. Nello stesso tempo, Londra e’ cresciuta moltissimo con i servizi ad alto valore aggiunto venduti al Sud Europa, proprio per la sua capacita’ di attirare i migliori crvelli in questa citta’ particolare. Ora e’ vero che non e’ Singapore…pero’ e’ nella sua natura servire l’estero e attirare stranieri. Non le sembra?

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