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L’irresistibile ritorno dello Stato nell’economia

Keynes
Una cosa è certa. Questa crisi è ormai sempre più simile, anche se fortunatamente non uguale, a quella del ’29 e, come allora, lo Stato avrà un ruolo fondamentale per tirare fuori il sistema capitalistico dalle sabbie mobili in cui si è cacciato. Il grande economista John Maynard Keynes (foto), che evidenziò l’importanza dell’intervento pubblico nell’economia, con l’utilizzo da parte dei Governi della leva fiscale e monetaria per mitigare l’effetto delle recessioni, torna in auge. Liberismo e monetarismo sono out e con essi i maestri Friedrich von Hayek e Milton Friedman. Dobbiamo prepararci dunque nuovamente a pesanti interventi statali, con la lievitazione dei deficit pubblici. I parametri di stabilità di Maastricht rischiano di essere relegati alla storia o sospesi indefinitamente. Guardare per credere all’esempio britannico, che potrebbe fare scuola nel resto d’Occidente. Il governo ha messo a disposizione 50 miliardi di sterline per ricapitalizzare 8 grandi banche. Il che equivale, senza tanti mezzi termini, a una semi-nazionalizzazione.

La quota dello Stato nelle banche britanniche, se esse sottoscriveranno la capitalizzazione, salirà tra il 20 e il 30% , il rapporto tra deficit e pil dal 3 al 6%, il debito da 50 a 100miliardi di sterline pari a un aumento dal 43 al 56% del rapporto tra debito pubblico sul pil. L’Italia ha peraltro fatto capire che, in circostanze eccezionali, potrebbe seguire la stessa via. E gli Stati Uniti nella persona del segretario al Tesoro Hank Paulson hanno a propria volta lasciato intendere che stanno considerando misure del genere. Le banche in tutto il mondo devono ricapitalizzare in modo robusto. Secondo stime avrebbero bisogno di una dose compresa tra 500 e 600 miliardi di dollari. I fondi sovrani dei Paesi emergenti hanno finora fatto da pompiere iniettando capitali nelle nostre banche, ma hanno perso un pacco di soldi dopo i crolli azionari delle ultime due settimane. Dato che non sono enti caritatevoli staranno alla finestra prima di mettere altri fondi nelle banche occidentali. E dunque il ruolo dello Stato come ultima sponda si fa sempre più indispensabile. Ci avviamo verso un periodo di aggiustamento lungo e penoso con un drastico ridimensionamento del mondo della finanza e di accesso al credito. Una grande purga dagli eccessi di 20 anni di finanza senza regole. Da un eccesso all’altro, il pendolo, caricato come una molla in tutti questi anni sta oscillando rapidamente dalla parte opposta con lo swing di una mazza da golf.

  • lucyintheskywd |

    Sono di questi giorni le grandi rassicurazioni fornite da G.W.Bush e S. Berlusconi alle famiglie circa la sorte dei loro risparmi. Rassicurazioni che mi sembrano il maggiore sintomo di una crisi ormai in stato avanzato, potenzialmente foriera, nell’immediato, di fenomeni di “panico collettivo” da parte dei risparmiatori. La preoccupazione è reale, come l’esperienza passata ci ricorda.D’altro canto, mi pare evidente che,anche qualora a questi appelli alla ragionevolezza da parte governanti dovesse fare seguito un comportamento virtuoso da parte delle famiglie, ciò non sarebbe affatto sufficiente a mitigare la crisi, in quanto occorrerà guardare alle scelte di politica finanziaria che intenderanno prendere i grandi investitori.Tra questi, paradossalmente, lo Stato. E sottolineo “paradossalmente”, con una punta di amara ironia, perchè è quanto meno singolare
    che ad una scelta interventista sul piano finanziario siano chiamati dalla storia due dei maggiori fautori del capitalismo liberista del nostro tempo.E dopo che tanto si è fatto (e disfatto) nel nostro Paese per riuscire ad entrare nel “vestito stretto” cucito a Maastricht nel ’92. Quei parametri ci furono prospettati come la “dieta” che ci avrebbe salvaguardato dal rischio di future crisi ponderali in tema di disavanzo e debito pubblico. La situazione attuale ci lascia intravedere la necessità di ben altre terapie. QUI un’opinione autorevole.

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