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La crisi del capitalismo… senza capitali

La tormenta finanziaria in cui è finito l’Occidente ha fatto scrivere fiumi d’inchiostro in questi giorni sulla crisi del capitalismo e delle economie di mercato. Il paradosso è che questa crisi è scoppiata a causa di un crescente e incontrollato uso del debito, a cui è corrisposta una base sempre più sottile di capitale. Insomma, la crisi in corso è stata causata da un abuso incontrollato della leva finanziaria più che dalla diabolica e bacata struttura del sistema capitalistico, come molti pensano. 

Le banche sono in crisi perchè non riescono a ricapitalizzare a sufficienza. I banchieri sono in crisi perchè personalmente hanno contratto debiti sui guadagni futuri che prevedevano inarrestabili. La gente comune, specie in America e in Gran Bretagna, si trova in gravi difficoltà perchè ha vissuto a credito molto al di là delle proprie possibilità. Come un banchiere mi faceva notare < se è vero che le banche hanno la colpa di avere creato troppa panna montata questa è stata divorata avidamente in forma di crediti dalle classi medie, specialmente quelle anglosassoni. Una signora americana intervistata alla radio ha detto che < chi pensava di potere continuare a vivere spensieratamente con una dozzina di carte di credito si è illuso e ora è tempo di tornare ai vecchi tempi e risparmiare >. In Gran Bretagna la gente riceveva crediti per comprare la casa fino a 6 volte il proprio salario annuo e nei casi più folli fino al 140% del valore della casa. Questa gigantesca economia finanziaria, che girava attorno alla parola "pagherò", si sta sciogliendo come neve al sole, dato che l’effetto leva che aveva arricchito tanti ora sta funzionando con il risultato opposto. Da un lato il "deleverage" è un bene perchè riporta i coefficienti patrimoniali delle banche a livello più ragionevole in modo spontaneo senza tanto bisogno di dover regolamentare. Ciò che conta è però che il tutto avvenga in modo ordinato e non nel panico, altrimenti il rischio del meltdown del sistema è grande. Secondo George Magnus, senior adviser della Ubs, < l’unico modo di evitare gli effetti più gravi del deleveraging è una ricapitalizzazione in tempi rapidi, che solo i Governi possono incoraggiare >. E qui siamo al punto dolente. Attendiamo con ansia un accordo tra Governo e Congresso Usa anche se comprendiamo che gli ortodossi del capitalismo e i progressisti, in una curiosa alleanza ideologica, desiderino punire i banchieri reprobi. Ma siamo in tempi straordinari ed è meglio che il Congresso voti turandosi il naso piuttosto che tenere la schiena dritta e spedirci in una Depressione. Intanto vale la pena meditare sul fatto che il capitalismo per funzionare ha bisogno innanzitutto di capitali. Una lezione che i nostri banchieri-guru pare avessero dimenticato.

  • Emanuele |

    é proprio la crisi del sogno americano!
    Sto analizzando questa situazione per la mia tesi… potreste consigliarmi dei libri per studiare la reazione dei consumatori alle crisi finanziarie..?
    Grazie.
    Emanuele

  • Umberto Roma |

    Sono uno dei buoi del gregge e mi trovo nell’imbarazzo di decidere se sono daccordo con i vari piani di salvataggio e quindi pagare come cittadino o in disaccordo e quindi pagare come risparmiatore e contrattore di mutuo. Insomma, in un modo o nell’altro la pagheremo cara. Per quanto riguarda la soluzione non ne ho la più pallida idea, l’unica cosa che penso è che forse dovrebbe essere più politica che economica.
    Ciao

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