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Il grande falò dei banchieri d’affari

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  Fino all’inizio dell’estate i banchieri d’affari erano ancora considerati i padroni dell’universo. Retribuzioni stratosferiche (la neo-fallita Lehman a inizio anno aveva pagato bonus 5,1 miliardi di dollari) rendevano quello dell’alta finanza il mestiere più ambito dai giovani inglesi. Altamente competitiva, con una selezione darwiniana e un intenso orario di lavoro, la City è stata, negli ultimi 25 anni, come il mercato immobiliare: alti e bassi ma una sola direzione di fondo: sempre più su, fino a toccare il cielo. Per quanto in un ambiente altamente competitivo i banchieri riuscivano sempre a trovare un lavoro. E soprattutto in massima parte miglioravano le proprie condizioni in virtù di una parte di retribuzioni legate al valore dei titoli, in continua ascesa, degli istituti per cui lavoravano.

La festa è finita. Guardare per credere il caso di Lehman, i cui dipendenti detenevano il 30% del capitale e ora non hanno più nulla. Alcuni banchieri di lungo corso ancora all’inizio dello scorso anno siedevano su una pila teorica di danaro di alcune decine di milioni di dollari. Su cui contavano e grazie a cui menavano un alto tenore di vita contraendo altri debiti come elevati mutui. Ovviamente non tutti, dato che i più anziani hanno incassato bonus durante gli anni e molti di loro hanno tenuto una condotta non al di là delle loro fortunate circostanze. Secondo alcune stime emerse in questi giorni nella City sono peraltro i più giovani quelli che rischiano di rimetterci di più, dato che si erano più indebitati di altri per comprare la prima casa o macchne potenti convinti che tutto sarebbe stato ripianato in un radioso e opulento futuro. I tempi per la finanza si fanno sempre più difficili. Dopo il crack di Lehman 4.500 posti di lavoro nella City sono a rischio. Le previsioni più fosche di 20-30mila dipendenti messi per strada nel Miglio Quadrato da qui al prossimo anno si stanno facendo sempre più verosimili. Peraltro uno studio appena uscito della società di consulenza Hay e del centro studi Cebr parla della probabilità che il 10% dei dipendenti dell’industria finanziaria britannica nel suo complesso perda il lavoro. Sarebbe un esercito di 110mila persone..