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La Brexit? Colpa dei giornali inglesi

Nell’era di internet i giornali avranno perso peso e copie, ma non influenza. La vittoria della Brexit è infatti da attribuire in grande parte all’atteggiamento dei giornali inglesi che, durante la campagna referendaria, si sono schierati massicciamente in favore dell’uscita dalla UE. Il motivo è che, per quanto il grande pubblico sia raggiunto dai mezzi televisivi e dai vari media online su applicazioni mobili e fisse, a stabilire l’agenda degli argomenti da dibattere e a compiere opera di persuasione nell’intera galassia dei media sono ancora le vecchie redazioni dei quotidiani che compiono il lavoro di intervistare, ricercare, analizzare e offrire opinioni.

Quella che finora è stata una forte impressione, è stata corroborata  dal think-tank Reuters Institute for the Study of Journalism che in un recente studio (UK press coverage of the EU referendum) ha quantificato il fenomeno con  interessanti risultati. Lo studio ha preso in considerazione su un arco di 4 mesi 3400 articoli, analizzandone 2400 in dettaglio, passando in rassegna tutti i martedì e venerdì gli articoli cartacei e online di Daily Mail, Sun, Daily Star, Daily Express, Daily Mirror, The Times, Guardian, Financial Times e Daily Telegraph. Risultato: tranne il Financial Times e il Guardian, che si sono espressi nettamente a favore e The Times, che ha cercato di mantenere una posizione equidistante, tutti gli altri si sono schierati compatti a favore della Brexit. Alla fine sul totale degli articoli il 41% è stato a favore del leave , mentre solo il 21% (48% e 22% rispettivamente,  ponderato sulla reale circolazione dei giornali) si espresso per il remain. In altre parole, 6 articoli su 9 sono stati in favore della Brexit.

Del fronte Brexit, peraltro, i giornali che hanno avuto maggiore influenza, data la loro enorme circolazione, sono stati il Sun e il Daily Mail  che hanno bombardato i lettori di messaggi contro la UE. Il Daily Mirror, anch’esso tabloid e con un grosso seguito di lettori laburisti, per quanto sia stato l’unico della sua categoria e mostrarsi pro UE, non ha esercitato una grande influenza dato che molti dei suoi lettori gli hanno girato le spalle votando Brexit. Mentre i giornali tradizionali hanno messo l’enfasi su temi economici, con una parziale eccezione del Sun tutti gli altri tabloid hanno puntato una massima parte sulla difesa della sovranità nazionale e lo spauracchio dell’immigrazione che sono stati i temi vincenti della campagna.

La campagna è stata peraltro altamente emotiva e i giornali  hanno infatti preferito ascoltare chi faceva propaganda in modo appassionato (metà del totale dei personaggi citati erano politici o attivisti) rispetto alle voci della ragione come analisti ed esperti (solo 11% dei casi) e accademici (solo il 2%). Nei partiti, i conservatori, sono quelli che hanno avuto massima voce (citati nel 64% dei casi) mentre i laburisti, quasi tutti a favore del remain ma guidati da un Jeremy Corbyn freddo sulla UE, hanno avuto voce solo nel 17% dei casi. Le personalità hanno peraltro avuto più peso degli argomenti con David Cameron (14%) e Boris Johnson (10%) in cima alla lista delle citazioni. Corbyn, come si diceva, è stato inesistente (3%) e ora che ha vinto alla grande la lotta di potere all’interno del partito non brillerà di certo per tentare di salvare i rapporti con un Europa che ritiene ancora troppo liberista per i suoi gusti paleo-socialisti.

Le emozioni hanno dunque prevalso sulla ragione, se mai servisse ripetere un argomento noto. La campagna aggressiva degli antieuropeisti, grandi accusatori di una UE fonte di tutti i malanni del Paese che ha ora una futuro radioso davanti a sè, ha colto molto di più l’immaginazione collettiva della prosaica e grigia difesa dello status quo degli europeisti. Non a caso, Michael Gove, uno dei massimi apostoli del leave, passerà alla storia per avere mandato al diavolo esperti e accademici, incarnando più di tutti lo stato d’animo del Paese.

La Storia a volte è incredibile. se consideriamo che tra il 2005 e il 2015 l’Europa ha occupato per il 10% l’attenzione dei media inglesi e che alle elezioni del 2010 soltanto l’1% della popolazione riteneva la UE un tema rilevante….

  • James |

    The Reuters may be complemented by https://blog.lboro.ac.uk/crcc/eu-referendum/media-coverage-of-the-eu-referendum-report-3/.

    This is the third of Loughborough University’s study of press and broadcast media. The TV coverage is analysed by politicians’ appearances. Of the top four, Cameron had 357 and Ozzie 143 (500 IN) while Johnson (275) and Farage (109) made 384 for OUT.

    Both Reuters and L’boro analyse opinion. They do not cover news. This latter category was emphatically IN, using the Treasury model and therefore reproducing the same from the BoE, OECD and IMF.

    It could be that this phenomenon (dubbed Project Fear) had more influence in alienating the electorate than the non-arguments from OUT.

  • Davide Carisi |

    Non sono d’accordo con quanto hai dichiarato.
    A mio avviso gli inglesi sono molto piu’ evoluti di quello che si
    pensa e hanno dimostrato , a differenza di noi italiani, di avere
    gli attributi perbprendere una decisione cosi’ importante.
    Inoltre , volevo farti notare che, al di ka della retorica della
    disuguaglinza sociale e della brexit, l’economia britannica e’ la
    migliore in Europa cin un tasso di disoccupazione del 5% contro
    il 12%. In questi tre anni , ho lotuto verificare con il mio master
    e adesso con il lavoro, che qui si va avanti per merito e non solo
    con le raccomandazionj come da noi. Per quanto riguarda il voto
    del referendum , penso che la colpa non sia dei giornali ma
    di questa europa che piace sempre meno ai cittadini europei.

  • Alessandro |

    Più che colpa dei giornali, colpa di chi crede loro.La UE è stata accusata di essere la causa di tutti i problemi interni UK, dalla disuguaglianza sociale alla disoccupazione. E adesso lo sarà ancora di più: mi aspetto che il governo inglese darà colpa alla perfida Bruxelles che non gli concede tutto quello che vuole, per giustificare il perdurare dei problemi interni. Se gli inglesi ci credono, evidentemente non sono così evoluti come si pensa.

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